Lettera aperta ad un giovane che mi scrive: dal PD mai nato.(Apparentemente)

maggio 7, 2013 § 1 commento

Ad un giovane Ateniese del 2013

Caro giovane,

perchè ti rivolgi a me come se io esistessi solo nella tua immaginazione? Io esisto da quando antichi uomini appena coperti dagli scarti delle loro prede animali, hanno cominciato a suddividersi i compiti all’interno dei primi villaggi. Sono progetto e organizzazione allo stesso tempo: compagni immortali e necessari al benessere della razza umana.

Solo che  la complessità sempre più crescente, con lo scorrere del tempo, delle relazioni umane, richiede  che qualcuno mi adotti, e mi nutra di nuove visioni ,nuove energie e nuovi spazi. Io vivo perchè mi nutro di soluzioni alle nuove necessità sociali. Se non mi offri problemi nuovi da risolvere, altro non posso fare se non proporti vecchie soluzioni per accompagnarti ,come una dama di compagnia, nel sogno dell’Utopia.

In questo momento, molti mi accarezzano, molti mi chiedono se voglio essere adottata da loro. I loro progetti sono intriganti, nati in una delle più belle regioni di quella nazione dove per secoli, sono stata lo strumento principe dei rapporti tra gli uomini . Ma voglio farti una confidenza: guardo affascinata al fermento, alla grinta necessariamente aggressiva che quei progetti generano all’ombra delle Alpi. Lì non mi chiedono se voglio essere adottata: mi stanno adottando, lo sento.

458px-Sanzio_01_Plato_AristotleEd è così che a me piace: essere presa senza tanti complimenti,voluta ed utilizzata, a volte con sofferenza, nutrita troppo o non abbastanza e pure male. Ma si sa, gli uomini son fatti così.  E se penso a quegli antichi uomini con la barba che per primi mi hanno resa universale ed immortale, deduco che da allora ,con tutti i loro difetti, gli uomini hanno percorso parecchia strada. Insieme a me.

Un’altra cosa devi ricordare ,mio caro giovane, la successione nei tempi dei miei adottandi ha significato anche affibiarmi un nome diverso, sia a seconda della mano che preferivano utilizzare (sono ambivalente) destra o sinistra, sia per lo scopo con il quale intendevano fare propria la destra o la sinistra.

Il mio vero unico nome è Politica.

Se pensi che posso esserti utile, prendimi, non indugiare oltre; ma sappi che da quel momento sarò in ogni luogo, per entrare con te e con tutti coloro che premono per ingrossare le fila dei costruttori di quei progetti, negli spazi deputati, nelle case della democrazia da dove alcuni anni fa sono stata sfrattata.

-tanti “nativi democratici” ingrossano le  fila sempre di più;

-Con consapevolezza, ma senza lasciare indietro l’entusiasmo, vi dico che non c’è scorciatoia che possiamo imboccare: dobbiamo andare e prenderci questo partito, senza sconti;

-The New Frontier of which I speak is not a set of promises, it is a set of challenges”.

… la necessità di considerare concluso un ciclo politico del Partito Democratico, che, pur proseguendo nella particolare esperienza di governo nazionale appena avviata, debba necessariamente approcciarsi ad una fase di verifica e rinnovo del suo progetto politico attraverso un percorso congressuale articolato e rifondativo. (Pallacorda Torino-AdessoTorino)

Un’idea di Stato per trasformare il PD tra segretario e premier.

maggio 3, 2013 § Lascia un commento

 

F.Nicodemo e T.Ederoclite su Europa.it  prospettano la separazione tra segretario e premiership per il PD argomentando  in merito alla trasformazione necessaria del partito, nella forma, struttura e organizzazione; sostenendo che  la tradizionale forma partito si è ormai esaurita.

Non so a quale forma tradizionale si riferiscono DemoClite, quale memoria hanno di forma partito;quando,in che tempo hanno cominciato a far parte di un partito. Non so, e forse questo rappresenta un mio handicap nel commentare il loro pensiero. Sono sicuro che proveniamo da scuole diverse, non foss’altro  per la differenza di età e ,pertanto la mia memoria più ricca di riferimenti storici ma non statici, tanto impetuosi sono trascorsi gli ultimi 25 anni.

Dopo aver visto Occhetto dalla Gruber, ho scritto un tweet con il quale ricordavo che i DS erano il falso nome con il quale il gruppo dirigente di allora sfuggiva alla propria storia e fuggiva dagli yuppies , dalla finanza e dalla borsa sempre più alternativa ai Bot e CTP : rendimenti sicuri anche se artatamente usati per coprire inflazione e svalutazione. Nuove forme di capitalismo di massa spazzavano via le macerie del muro di Berlino.E’ da questo periodo che il PD non è mai nato. Poi ci siamo rifugiati nella mescolanza con il filone cattolico a proposito del quale Carlo Terzaroli si chiede se questa è ancora una categoria politica; e G.Pittella candidato alla segreteria dichiara di non voler rinunciare alla sintesi delle culture laica.cattolica e socialista. Non categorie ma addendi di numeri a scopo elettorale. Non abbiamo fatto i conti con il passato, che ritorna ancor’oggi,come nei romanzi di Carlos Ruiz Zafòn, persino sui tweet dei più giovani dell’agorà virtuale, allorchè  chiedono cosa gliene frega a loro se uno è stato del PCI o della DC, non potendo sapere che si trattava di modi di essere dentro e per la società.

Come se non sapessimo tutti quanti che la somma categoria della politica è il benessere dell’Uomo,individuo legato alle sue inevitabili relazioni sociali, politiche ed economiche. Un uomo/donna, m/padre,figlio/a, imprenditore,dipendente,sposo/a,convivente,etero,gay, libero/a .

Come se non sapessimo che oggi la domanda principale è : cosa può e deve fare lo Stato, e attraverso di esso, la Politica, per questo uomo/donna oggi per assicurare gli strumenti alla costruzione del loro domani.

Trasformare il PD è dare risposta a quale Stato oggi è necessario. Definire un linea politica chiara e netta che prosegua oltre l’orizzonte. Volare alto per andare dall’altro lato del presente. (cit. C.Pacciani)

Personalmente non so se è utile la distinzione; se guardo fuori dall’Italia, i leader sono presidenti, primi ministri. Negli USA non mi pare vi sia la figura del segretario del partito. Non ha importanza, ma è importante dal momento in cui ci si pone la necessità della separazione per  addivenire a due figure precise e distinte nel ruolo.

Individuato lo scopo della Politica, nel parlamento il luogo per normare le fasi del progetto ed il suo strumento esecutivo nel governo , il partito tra cittadini e istituzioni, corpo intermedio che raccoglie, media, miscela sapientemente istanze e bisogni del territorio, in uno strumento di indirizzo politico , di azione pressante, di controllo dei risultati attesi dall’azione di governo.

La prima condizione è che entrambi,segretario e premier, devono convenire sulla medesima politica per raggiungere gli obbiettivi indicati da un progetto condiviso.

La seconda è che il segretario deve essere il sapiente regista  che raccoglie tutti i suoni trasmessi dall’intero territorio, per aggiornare e verificare l’azione di governo. Controllore e controllato. Suggeritore l’uno e l’altro compositore di interessi diversi orientati al bene comune.

Per arrivare a tanto, non sono sufficienti le primarie se il confronto non avviene in tutte le sedi competenti, a partire dagli 8 mila circoli, dal territorio reale allargato alle reti sociali ed alla rete web, intesa,quest’ultima, come strumento per una maggiore partecipazione dei cittadini dentro e fuori  il partito. Solo così si abbatte il muro dietro al quale si formano le correnti, e i raggruppamenti di provenienza; dando luogo ad una maggioranza e una minoranza come approdo finale nel maggior consesso delle assise di partito.

E’ evidente dunque la necessità di una candidatura a segretario proveniente dall’area dell’aspirante premier; il quale si presume raccoglie già una maggioranza dei consensi sancita definitivamente dalle primarie sulla base di un progetto di governo. Ed è su questo progetto che il confronto per la elezione a segretario deve avvenire.

Hanno ragione DemoClite a non legarsi ora ai nomi; ma attualmente i nomi ci sono e viaggiano sul web e nel partito. Quindi a mò di esempio cito Fabrizio Barca e Matteo Renzi.(Cito Barca perchè da tempo,fine 2011, convinto delle sue capacità, in conseguenza del metodo adottato da ministro per la coesione, e perciò stesso competitivo con Renzi, ma non conflittuale)

Noi conosciamo l’idea di partito di Barca; conosciamo l’idea di governo di Renzi. Conosciamo la credibilità di entrambi. Non sappiamo se ognuno di loro condivide  il programma dell’altro. Il confronto, a tutti i livelli, dovrà avvenire su questo tra Barca (o altri) ed un candidato segretario dell’area Renzi. Solo così potremo evitare cadute o  rimpasti di governo, generati da ansie di potere correntizio. (come la vecchia cara,per qualcuno, DC)

La mancanza di memoria ci fa scoprire Arnie Graf e il new Labour

aprile 28, 2013 § Lascia un commento

Dal quotidiano europa.it un articolo di Arnie Graf ci spiega come si ricostruisce un partito. Cito alcuni stralci:

Ho visto una gran voglia di parlare di sé, della propria famiglia, del lavoro e delle aspirazioni, delle gioie e delle preoccupazioni, delle ansie per il futuro.  È un sentimento perfettamente comprensibile. Basta farsi due passi su una qualsiasi strada di negozi, fare caso alle saracinesche chiuse, al diffondersi dello strozzinaggio legalizzato.

Una delle esperienze che mi ha più turbato è l’incontro con una quantità di persone che non hanno votato e che non voteranno. È gente che indica due ragioni per il suo gesto. Una la potrei classificare come una triste rassegnazione. Dicono che votare è una perdita di tempo. Che tutti i politici sono uguali, a prescindere dal partito. Che tutti i politici sono bugiardi. Poi ci sono gli astensionisti arrabbiati. Il rifiuto di votare è il modo in cui manifestano il loro potere. È il loro modo di mandare i politici a quel paese.

Ho incontrato uno straziante senso di perdita e un sentimento crescente di impotenza su come riempire il vuoto.

May 1968 Situationist poster: "Retour a l...

La fotografia britannica sopra descritta da Graf è perfettamente sovrapponibile all’Italia e allo stato d’animo degli italiani. Sono anni che parliamo della crisi dei partiti, parte di quel centro che tiene tutta la società, che vive insieme ed attorno ad esso. Un insieme, una rete di legami – relazioni e istituzioni – abbastanza forti da proteggere le persone e da consentire che prenda il via un’azione collettiva finalizzata al bene comune.

Il principio di fondo è che le decisioni migliori e più efficaci vengono prese al livello di governo più vicino ai cittadini: dal territorio di appartenenza.

E’ da qui che si drenano problemi e soluzioni; sì, anche soluzioni. E  noi questo tipo di sistema l’avevamo. L’avevamo ma ce ne siamo dimenticati.

Vivo in Emilia dal 1968. Iscritto al PCI nel’74, militante. Nelle sezioni, periodicamente e in occasione dei congressi si discuteva: dei problemi del comune,della scuola e dei trasporti scolastici; dei problemi della fabbrica; delle licenze edilizie e degli oneri connessi;dei piani regolatori; delle comunità montane e dei servizi della Provincia sul territorio; della linea politica del partito e delle questioni internazionali; quando si è cominciato a sentire il vento dell’Europa, si voleva sapere perchè dovevamo comprare burro e latte dalla Germania e carne dalla Francia, e cosa ci faceva  il ministro dell’agricoltura  in sede europea. Le organizzazioni imprenditoriali di sinistra della piccola e media impresa , oltre a costruire le reti d’impresa, fornivano servizi tra i quali le dichiarazioni dei redditi con la cultura di appartenenza ad un sistema nazionale; a volte forse anche troppo ligi al dovere civile. Il partito era una scuola di politici e di ottimi amministratori che dell’Emilia hanno fatto una vetrina internazionale di sistema di imprese, di modelli scolastici dell’infanzia e di scuole professionali; di sviluppo del turismo di mare e di montagna e delle antiche città lungo la via Emilia da Piacenza fino all’Adriatico. Il sistema funzionava eccome. Alle elezioni politiche ci si divideva: comunisti (si fa per dire eh) contro il resto del mondo; ma alle amministrative il riconoscimento dell’efficienza di governo arrivava puntualmente ben oltre il voto politico della popolazione. Legami,relazioni cittadini-partito-istituzioni. Rete ! Una rete di persone, di volti e luoghi fisici veri.  A volte quando su Twitter evoco quel partito, ricevo qualche battuta gentile oppure mi sembra di essere un marziano. Eppure, se solo potessi ricordare e mettere “in rete” i finanziamenti che quel sistema generava, attraverso varie iniziative, feste e tesseramento, al partito che allora costava molto meno, la rete si stupirebbe. Ricordando pure il notevole patrimonio edilizio accumulato.

Quella rete è insostituibile perchè rappresenta un metodo, una scelta politica  di partecipazione inclusiva, di discussione tra i vari livelli organizzativi; ma sopratutto tra la base, la mitica base e il gruppo dirigente. Perchè poi alla fine ci si guarda in faccia e ci si conta, verbalizzando l’esistenza di una maggioranza e di una minoranza.

In questo senso, noto con soddisfazione  iniziative in Piemonte, a partire da Torino, dei comitati Adesso noi Domani, per la Lombardia e l’Emilia orientate alla  ripresa, dal basso, dell’attività di partito.

Non dobbiamo inventarci nulla, è necessario riscoprire le grandi opportunità che un partito che conta 8 mila circoli, mi pare, in tutto il paese può offrire al sistema nazionale: ridare il potere di indirizzo politico e di controllo dei risultati attesi ai cittadini.

Della rete offerta dai social network, mi pare poter affermare che trattasi solo di uno strumento, importante, ma non partecipativo, non inclusivo: la discussione lo scambio di idee e opinioni è orizzontale e conseguenti a temi che vengono, il più delle volte, diffusi unicamente dall’alto verso il basso.

Rarissimi i casi di riposte sistematiche ai commenti ai post dei cosiddetti influencer o esponenti politici; i quali, in maggioranza, si scambiano opinioni solo tra di loro. I like e i brevissimi commenti appaiono per lo più come una adesione fideistica, e rischiano di generare  leaderismo anziché consapevolezza critica di un progetto.

Sotto questo aspetto, la rete è ben lungi dal rappresentare un coro, un insieme collettivo e collettore di proposte orientate a diventare opinione diffusa e di sollecitazione del gruppo dirigente.

Chi Siamo: la fabbrica democratica

aprile 24, 2013 § Lascia un commento

Chi SiamoGame Over

Esiste la categoria o la questione dei cattolici nel PD ?

aprile 21, 2013 § Lascia un commento

Il Quarto Stato

Il Quarto Stato (Photo credit: gashale)

Il 15 aprile, Carlo Terzaroli ha scritto su Ateniesi una riflessione sulla categoria politica dei cattolici.

Avevo scritto ciò che segue il giorno dopo senza tanta convinzione; visti gli sviluppi politici del PD, mi pare che tutto sommato avevo visto giusto.

La questione dei cattolici, a mio modo di vedere, è un’ipotesi morta per la superiore categoria della politica. Sarà una coincidenza, ma l’inizio del decadimento generale, della forma e della funzione partito, coincide con lo scioglimento della DC e la conseguente diaspora dei “cattolici politicanti” verso altri partiti ;contaminando con la pratica virale del correntismo e del condizionamento vaticano su spesa pubblica e diritti dell’individuo, la vita parlamentare della Repubblica.  Nella migliore delle ipotesi, la presenza forte dei cattolici nel PD, unico partito rimasto, ha dato un qualche apporto particolare, quel qualcosa  in più , per prevenire o correggere  quell’ingiustizia  sociale ed economica degli ultimi 15-20 anni? No, decisamente no. L’anima cattolica del PD, ha forse prodotto analisi e indicazioni sull’etica capitalista, sulla funzione sociale, questa sì intrinseca, del capitalismo? Ha forse diffuso pensieri ed azioni sulla funzione sociale dei partiti? No, decisamente no. Del resto le chiese si sono gradualmente ma inesorabilmente svuotate; i nuovi preti sono fatti venire dai paesi emergenti. Manca l’ideale, la visione anche nel mondo cattolico.

Il problema dei cattolici è il medesimo dei laici: la mancanza di uomini all’altezza della situazione:i  Moro, gli Zaccagnini. Menti dello Stato che emanavano senso umano dello Stato. Prodotti di quei luoghi popolati dai vivi e dei pensieri dei morti, per socializzare, pensare, elaborare e sviluppare il pensiero, continuamente ed instancabilmente in movimento, in avanti; pur con qualche passo indietro talvolta: il partito, luogo di mediazione tra l’impazienza della passione, gli spasimi della pancia e la funzione erga omnes e Uber Alles dello Stato.

I cattolici del PD, i cattolici di questo PD, possono essere un ‘opzione necessaria, importante, banale?

Gli ultimi avvenimenti politici di questi giorni hanno dimostrato che la categoria dei cattolici in politica non merita di essere oggetto di riflessione a mezzo strumenti filosofici . Non vi sono uomini che incarnano ipotesi nè opzioni.

Detto questo, in questi giorni su twitter si leggono anatemi sui cattolici nel PD: questa è una brutta cosa.

A noi non interessa per chi il giorno del giudizio si risolverà in una perdita o in un guadagno (Pascal), a noi interessa l’amore per noi stessi e per gli altri, che in politica si chiama bene comune.

 

Tra agorà virtuale e reale: l’ entropia tra società e partito

aprile 17, 2013 § Lascia un commento

Quando parlo di sezioni chiuse, il mio è un lamento rivolto ad un partito che si è chiuso nei comitati, autoisolatosi dall’universo della Politica, per affrontare le contingenze del momento e ,dunque, ritrovarsi a rincorrere situazioni create dalla quotidianità, e dall’altrui iniziativa. Non è certo un rimprovero a chi frequenta altri luoghi del fare politica. Anzi , i luoghi virtuali ampliano lo spazio entro il quale si svolge la discussione; offrono maggiori esposizioni di esperienze diverse, vissute in territori con differenti problemi e soluzioni. Tutti i giorni su Twitter o FB, ci si muove sull’intero territorio nazionale. In tutto il Pianeta.
Ciò che l’agorà virtuale non è in grado di dare è la sintesi, la raccolta di soluzioni unitarie come proposta collettiva, sancita da un accordo verbalizzato, da trasmettere a chi per i maggiori incarichi ricevuti (non si sa da chi) è tenuto ad elaborare una linea politica unitaria della maggioranza propositiva emergente.

Tant’è vero che le pressioni giunte dal sistema virtuale non hanno avuto l’effetto sperato durante tutto il 2012.

Mi riferisco alle Direzioni Nazionali di marzo, luglio e ottobre per la regolamentazione delle primarie,avvocate da Bersani in quel sistema reale che decide e costruisce, e successivamente disattese nel metodo e nella sostanza,come universalmente noto. Ma con quanti danni lo capiamo solo ora di fronte allo stallo della vita parlamentare: suprema sinapsi tra funzione ed agire dello  Stato e aspettative dei cittadini al singolare o organizzati in categorie socio economiche.

La piazza virtuale riesce a proprosi come force de frappe unitaria: troppe le voci, troppe le informazioni, troppe le distanze da from a to; poca la aggressività politica necessaria e istruita del passato utile alla legittima e democratica lotta politica.

In questo senso vedo concrete le iniziative di Davide Ricca con Adesso Torino e gli Ateniesi, arricchite in questi ultimi giorni dai FutureDem, e la prossima settimana con l’incontro interregionale a Milano. Non più solo traffico di byte senza volti, ma movimento di persone che hanno uno scopo , idee ed esperienza, in cerca degli strumenti per uno scambio tra la società gonfia di energia spontanea, pronta ad esplodere ed il partito immobile, chiuso ed aggrappato al vuoto di un perpetuo presente, orfano di un passato rinnegato, incapace di un progetto, sia pure a breve termine.

Sono incontri in luoghi fisici, veri, tra persone che si guardano negli occhi, che esprimono sentimenti e passioni, più credibili, più contagiose, senza filtri nella registrazione, attraverso i sensi, delle idee, delle proposte. Sono, gli incontri, trasmissioni di sè che ti rimangono dentro per lungo tempo nella memoria. Formano e arrichiscono la capacità di comunicare e di ricevere informazioni certo, ma anche sensazioni, flash back, lembi di frasi assorbite inconsapevolmente, che ritornano alla mente improvvisamente a ricordarti che quella cosa l’avevi pensata, ma non pesata.

La piazza virtuale è già nostra, ora dobbiamo riprenderci i luoghi veri, fisici del partito. Aprire le porte a chiunque pensa che il PD è la casa del confronto delle idee e delle soluzioni da e per il territorio per ottenere il meglio per questo paese.

Il 24 aprile scadono le cariche e le assemblee; si apre la fase congressuale. Non pensiamo di condurre la battaglia solo su twitter o FB; o con commenti sui siti del PDnetwork. Occorrono voci, persone,volti. Voti sulle relazioni, emendamenti, mozioni. Vi saranno tentativi di rimozione del senso da dare a questa battaglia in nome dell’unità del partito, delle  emergenze ultraventennali, ormai.

Il passato recente ci insegna che l’attuale gruppo dirigente mantiene sì le promesse ; ma sappiamo anche come.

Il passato recente ci insegna perchè abbiamo perso le primarie.

Un contributo alla discussione: il manifesto di @fabriziobarca

aprile 13, 2013 § Lascia un commento

La base è ritornata, divisa, muta, incazzata; ma è ritornata. In carne ed ossa. Uomini e donne. Adolescenti. Ed è il caos. Per fortuna dell’Italia, il caos è stato congelato  da uno che di base se ne intende; allora ai suoi tempi,  la base  doveva essere da una parte o dall’altra, in grande maggioranza .Contava diciamo, la base.

La base è la componente fondamentale dell’humus che alimenta  la radice; la quale a sua volta trasmette nuova linfa per produrre nuove foglie, nuovi  rami e crescita del tronco. Nonostante la tecnologia, l’innovazione, il webbe e internette; dall’ascolto attraverso tanti microfoni, collegati ad una vecchia consolle, che non perdono un solo suono di elementi diversi che, grazie alla sapiente regia dei progettisti della Polis,riescono a dar corpo a sogni realizzabili.

Quella consolle esiste ancora, muta. Come il pianeta Italia.  Aspetta la rianimazione dei microfoni/sinapsi nei 10 mila punti di ascolto. La novità ora è data dalla possibilità di ascoltare  soluzioni oltre che drenare problemi. La base è più colta, istruita, dotata a sua volta di microfoni e antenne. La base è più espressiva, meno timida, più scettica , meno suggestionabile e più aggressiva. Vuole essere essa, parte attiva dei corpi intermedi, filtro collettivo  di sè  per il mixaggio sapiente ad opera della Politica.

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