Lapira

Giorgio Lapira

” 10000 disoccupati, 3000 sfrattati, 17000 libretti di povertà. Poi le considerazioni: ..cosa deve fare il sindaco? Può lavarsi le mani dicendo a tutti: “scusate, non posso interessarmi di voi perché non sono statalista ma interclassista?” Giorgio Lapira

Nella lettera aperta a Repubblica, Matteo Renzi rivendica energicamente la sua appartenenza al PD,e l’appartenenza del PD alla sinistra; ricordando che la collocazione del Partito nel gruppo socialista europeo fu voluta ed ottenuta da lui medesimo. Fin qui tutto vero, ma insufficiente a rivendicare il proprio DNA a supporto della appartenenza conclamata. Il ristretto centro decisionale del PD è di estrazione democristiana. L’immagine del rinnovamento, del cambiamento e della legittima ed indispensabile rottura con le visioni,impostazioni e pratiche politico-partitiche-rappresentazioni elitarie delle categorie socio-economiche, appare sempre di più una epica battaglia all’ultimo sconfitto a sinistra della sinistra. Con l’aiuto, probabilmente non richiesto, di giornalisti, blogger, ex PCI livorosi verso il proprio passato, la sinistra del passato emerge unica colpevole dei mali che affliggono la società italiana a tutti i suoi livelli. Nota la mia avversione alle passate  gestioni del PD: lo sfratto in massa dei militanti dalle sezioni, dai luoghi di discussione franca e appassionata di politica e di amministrazione periferiche e centrale. La politica dei comitati e dei capi corrente. La Waterloo della capacità propositiva e governativa della politica con la nomina di Monti.

Occorreva restaurare e riorganizzare il PD, le sezioni/circoli riaperti a tutti, iscritti e non; alimentare il dibattito per generare sintesi dei problemi e raccogliere soluzioni per il territorio e per il sistema nazione. Quel 1.750.000 che hanno votato Renzi alle primarie per eleggere il segretario, dovevano essere messi in condizione di entrare nei luoghi fisici della democrazia con le antenne e gli strumenti dei social, tessere una rete nazionale, veloce nello scambio delle idee e delle informazioni. Invece…

Invece la migliore esperienza che poteva essere deputata alla organizzazione è stata usata nel pasticcio della candidature piovuta dall’alto del governo dell’Emilia Romagna. Fuori Matteo Richetti troppo di sinistra, dentro Stefano Bonaccini espressione genuina di quella regione che ha saputo meglio di altre resistere alla crisi. L’unico in grado di ridare vita al PD nell’accezione rivoluzionaria originale narrata da Renzi: ridiamo il partito agli iscritti, ai militanti, ai cittadini. L’anonimato della nuova segreteria e il responsabile organizzativo non pervenuto o comunque invisibile aleggiano liquidi e comunque vietato ai bagnanti.

Nel frattempo il governo ha proceduto alle nomine negli enti pubblici economici  e non; nel silenzio generale dei media, degli integralisti renziani, dei poteri più o meno forti, più o meno rantolanti. Il metodo, da prima repubblica: riciclati, amici e avvocati di ministri. Certo, il primo atto di governo non poteva essere di rottura con l’unico potere forte rimasto efficiente: la politica di relazione e l’economia di Stato. A destra.

A sinistra, riforma del Senato e legge elettorale impantanate perchè la prima dipende dalla seconda; la seconda dipende da chi teme le elezioni come strategia oppure per lo scranno e il lauto reddito. E’ di questi giorni la dichiarata, probabile incostituzionalità di una legge elettorale per la sola camera.                                                                          Poi sono arrivati gli 80 €, o meglio 960 € annui per 10 mln di dipendenti. Ossigeno per una leggera ripresa dei consumi alimentari, qualche rata arretrata di mutuo o retta scolastica. Dovevamo pagare tutti i debiti dell’Amministrazione verso le imprese, ma saremmo andati oltre il deficit corrente del 3%. L’EU non ce l’ha permesso. Dovevamo aprire i cantieri per dare decenza alle scuole; se ci sono i cantieri,nessuno ne parla. Non pervenuto.

poi ci siamo dedicati,finalmente, ai luoghi dove nasce il lavoro, dove può essere creato: l’impresa esistente, l’impresa che può nascere. Irap, riforma del lavoro. A fronte della reazione scomposta di parti del sindacato e della sinistra dentro e fuori il PD, ci siamo fatti prendere la mano e abbiamo innescato una lite ideologica da entrambe le parti della sinistra. Statisticamente ininfluente per il 97 % dei rapporti di lavoro, la maggioranza delle sentenze favorevoli all’impresa, l’art.18 è diventato una bandiera per la quale si è scatenata la guerra tra la sinistra tout court e l’interclassismo emergente nella testa del PD, la quale ci dice che ora non ci sono più alibi per nessuno. La ripresa può avviarsi.

La teoria è falsa, fuorviante e pericolosa per la stessa credibilità nostra, di Renzi e della testa del PD.

Alibi:
debito in aumento: diminuisce il PIL, non c’è ancora fiducia nella azione del governo;
deflazione;
pressione fiscale altissima: eliminare gli scontrini e alzare da 50 a 200.00€ la soglia di elusione/evasione è una detassazione occulta per gli infedeli. (alibi per Landini)
sistema creditizio che costa alle imprese italiane 5 MLD in più all’anno rispetto alle imprese tedesche: la normativa sugli interessi usurari incentiva le banche ad applicare tassi reali (interessi + spese) che sfiorano amorevolmente l’usura.

Sofferenze del sistema bancario per oltre 300 mld; a dispetto degli stress test della BCE. Le banche non hanno fiducia in nessuno, ma sopratutto nella ripresa.
Deficit infrastrutturale.
Ricerca e Innovazione quasi solo a carico del pubblico.
Disavanzo cronico annuale tra versamenti contributivi e spesa sociale pari a 50-60 MLD.
Una burocrazia ai vertici di Stato e dei ministeri non ancora scalfita.
Un sistema giudiziario oberato da una giungla di leggi che sono permissive e incentivanti della litigiosità degli italiani. Non conseguenti alle ferie dei magistrati.
La reticenza del governo ad imporre la riduzione drastica delle partecipate statali e periferiche, fonti di perdite croniche annuali. Sotto quest’aspetto l’allontanamento di Cottarelli è stato un cattivo segnale.
Una certa riluttanza del sistema industriale ad investire i propri denari; difatti, un sistema dipendente dal credito bancario.
Non solo non mancano gli alibi, manca pure la fiducia.

Annunci