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La scommessa

La scommessa

Gentile Presidente,

il bicchiere è mezzo pieno, non senza ottimismo ragionevole:

-investimenti italiani in Olanda,Germania,Spagna,Francia e Austria: 1.950 mld;

-investimenti europei in Italia:Nl,FR,Uk,D: 2.422 mld, perché il Debt italiano è ottimo affare.-bilancia commerciale attiva verso: USA,FR,UK,CH

– ” passiva verso: CINA,RUSSIA,PAESI BASSI, GERMANIA

-crediti interni di famiglie e imprese vs banche sono maggiori dei debiti interni di famiglie e imprese vs banche;1.450/1550 ca

-debito pubblico in mano a residenti: 60% .

-aumento produzione industriale giugno +0,9

-industria alimentare +3,5% (80 € ?)

-export aprile/maggio +2,2

-import ” +3,2

-saldo commerciale maggio 2014-2013 +3,9 (3,7 mld) al netto della bolletta energetica(4mld)

Purtroppo il dato veramente preoccupante è il calo di consumo di energia: -1,5%, indicatore della intensità produttiva.(ultima dato Istat)

I maggiori aumenti produtttivi vengono dall’elettronica,apparecchiature mediche, ottica;

-la politica espansiva della BCE trova ostacolo in Italia nella capitalizzazione delle banche e nella svalutazione delle loro perdite. Il 25% di crediti a PMI è considerato non performing. Non riusciamo neanche ad indebitarci privatamente se volessimo investire in attività produttive.

Il denaro non esce dai titoli di Stato,dai depositi bancari e postali, dal portafoglio titoli.

Perché? 

Non c’è fiducia nel futuro a breve,solo la speranza che figli e nipoti possano vivere meglio di noi negli ultimi 20 anni. E noi sappiamo cosa è vivere meglio. L’abbiamo vissuto con altra classe politica.

Da qui il senso di sfiducia e frustrazione,se non di impotenza.

In maggioranza il Paese ripone in Lei grandi speranze; non altrettanto in questo Parlamento e in questo PD; la minoranza del quale ha dimostrato potere di interdizione nella battaglia del Senato sul Senato.Che fare dunque?

Conquistare la fiducia dei detentori di denaro interni ed internazionali con poche promesse. Sapendo che le promesse del Re devono essere garantite dalla legge.A bocce ferme il trend dello sviluppo del sistema si presenta in discesa da 20 anni ormai. Precisamente da quando siamo “obbligati”al rispetto dei conti pubblici. La cultura della Milano da bere a credito, viene oppressa dalla cultura della ragioneria contabile. Ogni alternativa è soffocata dal carico fiscale e dalla sfiducia in questa classe dirigente politica,economica di Stato e amministrativa ministeriale più che allo sportello del cittadino. Questa è la realtà. In attesa dell’aggiornamento del SEC 2010, che probabilmente ci darà un maggior Pil dell’1% o poco più. A bocce ferme ogni euro in più che entra nelle casse dello Stato è grasso che cola.E allora perché non “promettere per legge ” che ogni aumento di reddito proveniente da un aumento della produzione sull’anno precedente, sarà detassato di qualche punto percentuale della relativa imposta? In questo modo le coperture sono vincolate allo scopo;non vi sono questioni costituzionali di uguaglianza. Parallelamente all’aumento della produzione, ridurre sensibilmente il cuneo fiscale per le nuove assunzioni.Analogamente sul piano privato: favorire l’esigibilita’ di scontrini e fatture con una riduzione progressiva e sensibile dell’imposta Irpef , sugli importi di spesa presentati. È questo un primo passo concreto verso la cultura del” rapporto normale tra denaro privato dei contribuenti ” e servizi erogati dallo Stato. Denaro privato dei contribuenti in luogo dei soldi pubblici dai contorni collettivamente fumosi e di una evasione mai doma. Promettere per legge che i denari privati dei contribuenti non andranno a foraggiare i carozzoni delle municipalizzate e degli sprechi di spesa non centralizzata dello Stato,della PA, della Sanità. È una scommessa Presidente, il rischio è limitato ma richiede grande coraggio. Sappiamo che non Le fà difetto.Parafrasando quel toscanaccio della City, ora in Lussemburgo, la locomotiva Italia necessita di rotaie europee per uscire dall’Italia. Il primo tratto di ferrovia da realizzare è il pieno esercizio della sovranità residua.Per esempio,in materia di giustizia civile, non serve l’accorciamento dei tempi se non è univoca l’interpretazione del codice.Si prenda ad esempio l’art. 1665 c.c. “verifica e pagamento dell’opera” ,ebbene il termine di tempo è configurato nella parola “breve” Su quel breve, storme di avvocati azzeccagarbugliano, e taluni giudici si esercitano in oratorie accademiche. Il processo così viene rinviato di 6 mesi in sei mesi e l’impresa in attesa dei suoi crediti. È sufficiente sostiture il termine breve con gg.30, per esempio. Chiarezza e certezza del diritto con spese legali più pesanti per i soccombenti. Maggiore giustizia, svincolo di diversi miliardi dalle aule dei tribunali e minor carico di lavoro per la magistratura.

 Angelo D’Anna

@miapolis51

 

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