.@matteorenzi tra numeri veri e numeri elettorali.

#ClaudioVelardi tra alti e bassi della mia stima, ha scritto del giusto e del condivisibile. ( http://claudiovelardi.com/2015/09/01/chi-da-i-numeri/ ) Non si può non concordare sulla neutralità dei numeri in materia di governance. Sia di aziende, sia di sistemi nazionali e/o sovranazionali. La neutralità dei numeri esiste perchè i numeri nascono dalle cose. Sono un dato oggettivo. Dal momento in cui sono interpretati, perdono la loro oggettività. L’interpretazione può essere benevola o malevola. Per uno scopo alto, diffondere ottimismo per esempio, se i numeri lo consentono. Oppure l’interpretazione è falsa; non racconta tutta la verità. Perchè raccontare tutta la verità va contro gli interessi particolari di chi non la racconta. In Politica, qualsiasi sospiro, numero citato, proposizione ventilata, disegno di legge; qualsiasi argomento viene espulso dalla bocca interessa almeno decine di migliaia di persone. Spesso centinaia di migliaia. Nella transitorietà e nella configurazione attuale del sistema politico-economico Italia, il più delle volte, l’annuncio, il commento la proposizione assume la valenza per l’intero sistema. Velardi si chiede se i numeri vanno collocati nel work in progress dei 12, dei 6 o dei 3 mesi precedenti. Ottimo dubbio. L’uomo è esperto lo si capisce anche dalle domande che si fa. Epperò, come la maggior parte dei sostenitori del nuovo corso, non ci dà le risposte. Velardi le sottintende. Ora sia chiaro, non è mia intenzione prendere di mira Velardi. Semplicemente intendo dire la mia sulla funzione altra che dobbiamo dare ai numeri, al netto di qualsiasi logica ragionieristica. L’anno scorso, conversando via twitter con un banchiere italiano residente all’estero, scrivevo che si doveva aspettare la fine del 2014 per l’inizio della valutazione dell’operato di #MatteoRenzi . Coerentemente con quella affermazione, analizzo i dati nazionali a partire dal gennaio 2015. Otto mesi per uno che ha fatto il sindaco di una sia pur importante città come Firenze, sono un tempo , mi pare congruo. Con la premessa che l’inizio delle operazioni ebbe inizio nel 2012 con un programma pubblicato e quindi presunto di consapevolezza dei problemi nazionali di sistema. Se diamo per assunto che l’unica riforma arrivata in porto (in agosto) è il Jobs Act, (oltre alla legge elettorale mi pare) , che questa riforma è l’architrave renziano per rilanciare l’occupazione e quindi l’economia, i numeri dicono che l’uomo ha fallito. Le tabelle Istat raccontano che nel 2014 l’occupazione è cresciuta di 192.000 u. e nei 2 trimestri 2015, l’occupazione è cresciuta di 19.000 unità. Risulta una insopportabile contrazione dopo che nel 1° trimestre 2015 si registra un calo di 117.000 unità. I numeri ci raccontano dunque che nei tre mesi di applicazione del Jobs Act, l’aumento assoluto di occupazione risulta di 19.000 unità. Poteva essere diversamente quando anzichè contrattare una riduzione del costo del lavoro in cambio di investimenti, la riduzione assume i connotati di un regalo inspiegabile in termini politici ed economici? La ripresa del PIL non può dunque per i motivi sopra citati, essere accreditata all’azione di governo a matrice renziana. Anche qui , coerentemente con quanto scritto in precedenza, la notizia è confortante, più dello sbandieramento della curva renzista; la quale amante della punta del dito, dimentica la Luna. Le tabelle Istat dicono che la crescita del PIL nel 1° sem. 2015, è del 0,99% rispetto a dicembre 2014 . Molto più della propaganda a caro e meno caro mercato della quale si ammanta il nostro Matteo. All’interno di questa crescita, vi sono luci ed ombre. Ma non è questo il punto. Il punto è che se Renzi non #cambiaverso realmente, perderemo il treno dei fattori esterni che hanno contribuito a questa crescita impensabile fino a pochi mesi fa. Cosa fare ? E’ necessario sospendere qualsiasi incensamento al caro Leader. Le voci che contano, vuoi per il loro peso storico, vuoi per lo spessore intellettuale riconosciuto, devono alzarsi in coro e raccontare la verità. La Nazione deve sapere la verità, perchè come in passato, le grandi questioni nazionali sono state risolte con il concorso dei più: partiti, sindacati, economia e sopratutto, con i cittadini resi consapevoli dell’obbiettivo possibile. Molte delle interviste di Goffredo Pistelli hanno messo in risalto la perdurante speranza in Matteo Renzi avanzando nel contempo critiche circostanziate, talvolta feroci, ma efficaci nell’indicare vie d’uscita da un innegabile stallo nella implementazione del sogno largamente condiviso, che prese avvio in quel di Verona il 12 settembre 2012. La questione che ora si pone impetuosa come uno tsunami preannunciato è quale riduzione delle tasse ? Non capisco l’ostinazione cieca a dare precedenza alle tasse sulla casa. Qui siamo alla pancia dei cittadini. Siamo all’annuncio elettorale. Siamo al Berlusconismo. Non si va da nessuna parte. Vogliamo rilanciare l’economia e la sua finanziarizzazione ? Allora si riducano innanzitutto le tasse sul lavoro. Per le imprese la formazione di liquidità che sola può garantire competitività se accompagnate da investimenti di sistema sulle infrastrutture moderne: internet, ferrovie, istruzione e ricerca. Per i lavoratori trattasi di crescita della domanda interna di industria e servizi; di risparmio per costruire il futuro. Se perdura l’ostinazione, significa che ci si prepara alle elezioni anticipate. A che pro ? Per il sistema Italia o per il fiorentino e la sua cerchia ?

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