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Which political philosophy for Italy? (a long post)A Strasburgo Matteo Renzi non ha detto tutta la verità.
Nel discorso al parlamento europeo, il PdC ha pronunciato due frasi importanti sottovalutate dai commentatori.

“non ci interessa parlare del passato” e “nessuno può venire a darci lezioni”

In queste due affermazioni si svolge il corso della storia dell’unione monetaria degli ultimi cinque anni.
Non solo quindi il 2003 citato suo malgrado da Renzi in risposta all’intervento di Webber.
Se volessimo risalire nel passato, dovremmo raccontare sì della classe politico-economica italiana nel rapporto con l’Unione; ma dovremmo raccontare pure del rapporto dell’Unione con la Germania, le sue banche ed i suoi contribuenti.
Dal 2009 al 2012,le banche tedesche hanno elargito crediti 2,5 volte le loro capacità. Allo scoppio della crisi, paesi come l’Irlanda con un rapporto Debt-Pil pari al 25%, furono costretti attraverso gli aiuti europei e del FMI a restituire i prestiti alle banche, in particolare alle banche tedesche, le più esposte. Dei 345 miliardi ricevuti dalla Grecia, la maggior parte fu utilizzata per ripagare i debiti alle banche tedesche che continuavano a finanziare nonostante quel paese fosse già in crisi profonda.
Del resto, perché la Merkel in persona andò personalmente a fare campagna per quel partito di corrotti che portò la Grecia al default?
Questi deflussi di denaro furono compensati dagli aiuti delle banche centrali europee,salvando così il sistema bancario e la stessa Bundesbank presso la quale erano contabilizzati i crediti del sistema interno.
Stesso discorso per Spagna e Portogallo.

Si potrà dire che è normale che le banche creditrici rientrano dei loro prestiti e degli interessi maturati.
Ma da una parte la responsabilità di una situazione critica non può essere imputata al solo debitore; dall’altra il sistema bancario privato tedesco è stato salvato dai contribuenti europei e non solo dai cittadini tedeschi. Inoltre, il surplus commerciale germanico è ben oltre il 6% fissato dalle regole comunitarie. Questa è l’Europa che mostra il volto della noia: profitti privati e perdite pubbliche.E ancora e sempre da parte del sistema finanziario.
Vero è che il debito pubblico italiano è sproporzionato di per sé stesso, oltre che per i parametri della convivenza europea. Ma in realtà, non siamo neanche tanto poveracci, se a fine marzo 2014 Banca d’Italia ci narra di una Italia creditrice verso l’estero per 1.915mld; nell’ordine Olanda, Germania ,Spagna, Austria e Francia. A fronte di una esposizione di 2.422 mld. E dunque in fatto di regole e investimenti nell’area euro, non prendiamo lezioni da nessuno. Mentre sul fronte interno, il dato Banca Italia dipinge a fine 2013, il sistema bancario creditore di 1.400 mld verso imprese e famiglie ;queste ultime creditrici , tra depositi, obbligazioni, ecc…, di 1.580 mld vs le banche.
La destra industrial-finanziaria della Germania non può e non deve più dettare le regole; ma al pari del bene che essa ha ricevuto dai meccanismi comunitari, deve a sua volta farsi promotrice della crescita di tutta l’area euro attraverso una drastica diminuzione del surplus commerciale e tradurre il concetto di flessibilità contemplato nel patto, come scambio con riforme strutturali dei paesi più deboli. Stimoli più che imposizioni.

La politica del rigore nei paesi deboli finanziariamente, ha portato quelle economie in uno stato ulteriore di debolezza; di depauperamento quantitativo e di conseguenza qualitativo. Basti pensare alla espulsione di mano d’opera altamente qualificata dai luoghi di lavoro chiusi a seguito del calo dei consumi, delle strette creditizie,del mantenimento di una soffocante tassazione che alimenta viziosamente il debito pubblico, e infine, della mancanza di un progetto politico a medio termine.
Il sistema industriale italiano, ormai ridotto al 18% dell’intero PIL, roba da paesi a tecnologia avanzatissima, deve riprendere la sua funzione trainante , vera grande vocazione italiana. Ricordarsi che nei 18 mesi a cavallo del 2010-2011, l’export nazionale ha superato in percentuale Germania,Cina e Corea del Sud.

La gestione dei conti pubblici italici, è attualmente la più virtuosa in Europa. Senza crescita e aumento del PIL,senza inflazione fisiologica, non riusciremo mai a ridurre il debito, continuando a sprecare 80-90 mld di interessi/y , senza poter investire un euro in quelle infrastrutture tanto indispensabili al sistema.Senza poter richiamare in casa una buona parte di qui 1.915 mld di investimenti italiani in UE.
Ed è forse questo il timore del blocco nordico che fa riferimento alla Germania: un’Italia competitiva,non più destinata ad essere subappaltatrice di altrui industrie e rendimenti capitalisti di economia reale e finanziaria sul nostro debito.

Occorre dunque qualcuno che abbia la forza di imporre il primato della politica nelle relazioni tra Stati dell’Unione. È indispensabile che qualcuno abbia il coraggio della ragione per imporre il confronto con la Germania, per fargli capire che essa ha approffitato dei vantaggi dell’unione a scapito delle altre nazioni, in particolare le più deboli; e che è arrivata l’ora che essa ricambi con criterio certo, ma pensando a rendere più forte l’Unione.
Matteo Renzi,rappresentando l’Italia sopra descritta, e assumendo la presidenza UE, ha le carte in regola per avviare il confronto. Ne ha lo spessore politico e la capacità di raccontare la verità; quella verità con la quale ha salvato l’Europa dal populismo alle ultime elezioni. Renzi deve far capire ai governi e ai cittadini che ammassare migliaia di miliardi di € italiani,francesi,olandesi o tedeschi, qua e là nel pianeta Europa, senza un progetto politico di medio-lungo termine, non serve alla costruzione degli Stati Uniti d’Europa.
Matteo Renzi non potrà tuttavia, imporre il confronto se le riforme non saranno effettuate,passo passo e applicate con i decreti attuativi scritti a tambur battente, senza farsi ostacolare dalla burocrazia che siede in mezzo agli ori e agli stucchi dei vari palazzi Spada.

La minoranza PD dovrà scegliere se fare da spalla alla destra del nord e all’Italia creditrice che dall’estero specula sul debito, oppure stringersi all’Italia ed al suo presidente del consiglio, nonché segretario di partito.

Vorremmo che quando nella piccola città , ritorneranno Schuman, Spinelli, Adenauer e altri che dell’Europa hanno gettato le fondamenta, possiamo raccontargli che sì è tutto cambiato, ma nel solco del grande progetto nato dal sangue di milioni di europei, per il progresso delle future generazioni.

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