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Abbiamo percorso tanta strada in sei mesi, raggiungendo un consenso insperato nel paese; pure tra coloro che furono i più ottimisti. Il passo veloce della azione di governo ha travolto gli schemi mentali di chi era, ed è tutt’ora, uso all’astratezza della politica, allo specchiarsi nei lucidi dei sontuosi palazzi istituzionali,e negli obiettivi delle telecamere. Gli azionisti minori della maggioranza di governo sono inesistenti. Il PD, unico e in solitudine, ha riconquistato il posto che compete a ogni partito che rappresenta buona parte del sistema Italia. La politica si è riappropriata dell’étymon della parola e della categoria tempo,così essenziale nel governo della res pubblica.
Si potrà disquisire se i tempi si sono dilatati rispetto all’annuncio. Si potrà disquisire se i risultati non sono del tutto raggiunti e in una situazione di stallo per alcuni dei più importanti obbiettivi annunciati da Renzi.
Ma non possiamo disquisire ora sul rinnovamento in toto della dirigenza del partito.
Nell’ascesa di Matteo Renzi vi è un vizio.Una stortura che risale alle primarie del 2012. Stortura che ora, determina ritardi ed incompletezza della azione di governo. In primis la riforma del Senato e la Lex elettorale, con tutta la loro valenza economica e finanziaria, oltre che semplificativa del sistema repubblicano. In quelle primarie abbiamo perso non già la premiership,ma la leadership del partito. E l’abbiamo persa volutamente.Eravamo illusi che dalla Leopolda si potesse arrivare a Palazzo Chigi in carrozza.
La sconfitta annunciata sin dal 2 dicembre 2012 del PD e in particolare del segretario Bersani alle politiche, ha generato il si salvi chi può. La salvezza era lo sconfitto e la sua capacità di aggregazione. Tra primarie e consenso dell’area dei vertici esistenti, è stato conferito al nuovo segretario il 70% del, partito, oltre alle aggiunte successive. La linea politica maturata sin dal 12 settembre 2012,e gli obbiettivi intermedi annunciati, hanno trovato sin dalla prima assemblea nazionale circa 30, mediamente, tra oppositori e astenuti;senza contare le assenze eccellenti.Ed è tutto qui il vizio: Il consenso dei vertici allora esistenti,esigua minoranza nel partito. Se non fosse che questa minoranza trova la sua estensione in Parlamento; in particolare al Senato, dove i numeri sono assai risicati per il governo far approvare le riforme.La rappresentenza parlamentare,è figlia della sconfitta di Matteo Renzi alle primarie 2012. Il consenso di quel vertice,accodato alla carovana del cambiamento, è un ostacolo serio alle riforme necessarie al paese. Quel consenso è una menomazione della vittoria del popolo delle primarie e un freno al consenso politico che si sta diffondendo nel paese,per la semplice ragione che i contraccolpi all’azione di governo da parte della minoranza fanno apparire all’opinione pubblica un partito diviso,in preda a lotte di potere.

Le misere dichiarazioni e polemiche interne sul colore delle mazzette e sull’esito delle amministrative per cui le vittorie sono il nuovo e le sconfitte sono del vecchio partito, sono una manifestazione di infantilismo politico, che nasconde o meglio,offusca la reale domanda di rinnovameno del personale politico del PD, e che al momento non si può fare: la riforma dei parlamentari contro,dei pretoriani della Costituzione e della democrazia statiche.
Costoro rivendicano la libertà di mandato. Ma per un minimo senso di pudore democratico,costoro dovrebbero avere il coraggio di presentarsi nei circoli,nei quartieri delle circoscrizioni dove sono stati eletti e mettersi in discussione pubblicamente. Metterci la faccia davanti al pensionato che non ne può più di fare da ammortizzatore sociale; davanti al laureando che non provava nessun entusiasmo a conseguire la laurea; ma entrambi, ora e adesso, possono guardare al barlume di speranza che ci guida lungo la strada maestra del cambiamento con quell’animale politico che è Matteo Renzi e gli sforzi ammirevoli seppur faticosi dei giovani ministri e di tutti coloro che hanno contribuito a raggiungere quel meraviglioso
40,8% che urla andate avanti così.
#stiamosereni , la più grande e sana rottamazione avverrà solo nelle urne. Nel frattempo dai territori, il partito dovrebbe prendere la inizitiva politica di incalzare i parlamentari contro a rispettare il programma del PD approvato a larghissima maggioranza.

Note:il consenso dei vertici è menomazione della vittoria del popolo delle primarie è stato ripreso da una citazione di Cosimo Pacciani:”il consenso dei vertici è un po’una sconfitta del popolo”

Attenti alle marce trionfali.

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