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Il contratto con i cittadini

Nell’Italia classificata al 65° posto nella graduatoria dei paesi con attrattive di investimenti esteri, anche I volti nuovi del PD sono caduti nella trappola della distinzione antropologica e dell’appartenenza.

Come se il tema di fondo non fosse ancora e, ancora una volta, lo sperpero di denaro pubblico e del tempo rubato al soddisfacimento delle attese dei cittadini e delle loro città, dei luoghi di lavoro e di un futuro possibile.

Ci mettiamo sulla difensiva del colore politico di un finanziamento illecito di campagna elettorale o di una mazzetta. Un ladro ha responsabilità penale propria. Ma se il furto negli appalti pubblici è ormai elevato a sistema, e non da ora ma da decenni, è il sistema democratico che non funziona. E tutti i volti nuovi del PD e tutti i PD nuovi non risolveranno la disputa tra sistema corruttivo e sistema democratico, se non si rimette mano alle norme e regolamenti  che esistono, e che in un certo senso darebbero pure delle garanzie di efficienza e onestà.

Siamo dotati nel sistema degli appalti pubblici di un regolamento datato 1893, aggiornato ai tempi, che rimane tuttavia uno dei migliori al mondo. Lo stesso regolamento utilizzato da una amministrazione periferica che deve fare i conti con un budget limitato se non a volte insufficiente, produce un risultato diverso in termini di spesa e tempi, da una amministrazione centrale, controllore di sé medesima, e che può contare nel pozzo inesauribile del denaro privato dei contribuenti e dei prestiti all Stato. Il costo crescente verrà addebitato ai 60 mln di italiani e alle generazioni future. Non solo, ma il dilatarsi abnorme dei tempi di consegna, produce ulteriori danni di mancato realizzo economico o sociale;se non addirittura , nel caso di Venezia, il protrarsi di danni irreversibili ad una intera città, orgoglio della Storia d’Italia e fonte di valuta estera conseguente al turismo.

Questo è il vulnus non solo dei ladri, ma del ministero competente,degli uffici tecnici ,sopratutto, ed amministrativi che hanno dato il via allo sblocco dei fondi.  Vi è anche una grande responsabilità degli amministratori locali, dei sindaci di Venezia prima,ma anche dei sindaci dell’area metropolitana, in maggioranza espressione del PD. Com’è possibile che un progetto approvato dal governo nel 1998 (D’Alema mi pare), con un costo iniziale di 2,5 MLD e la cui consegna prevista nel 2008, abbia comportato costi per 6 MLD e non ancora consegnato? Se le paratie devono salvare Venezia, perché gli amministratori di Venezia non hanno lamentato prima ritardo e aumento dei costi sulla pelle dei loro cittadini prima e di tutti i cittadini italiani poi. Vi è una grande questione di sensibilità politica e di lassismo sul diritto dei cittadini ad essere informati periodicamente sullo stato di avanzamento dei progetti e sulle spese sostenute. Invece, ci siamo resi conto solo dopo 15 anni del mostro generato,grazie ancora una volta alla magistratura e alle forze di polizia inquirenti.

Vien da chiedersi cosa ci facevano gli amministratori, i consiglieri regionali, i deputati di Venezia e il partito di Venezia? Un sospetto,una verifica, una interrogazione parlamentare, comunale, regionale, una conferenza stampa su ritardi e lievitazione dei costi abnormi. Vi è un  gap di formazione politica degli amministratori di cui il partito deve tornare a farsi carico urgentemente. È necessario che ad evitare di nuovo lo scandalo, ovunque vi siano delle grandi opere, si richiedano pubblicamente  i report sullo stato di avanzamento dei lavori e la loro congruità con il contratto stipulato. A cominciare dalla TAV, che oltre a non contenere più i presupposti economici di resa preventiva,ci deve spiegare perché un km di ferrovia italiana costa oltre 30 mln contro gli 11 mln di un km di ferrovia  francese.

Ora la migliore azione che gli amministratori eletti con fiducia dai cittaini dell’area metropolitana di Venezia possono fare è denunciare i massimi funzionari degli uffici tecnici ed amministrativi del ministero, chiedendo loro conto delle autorizzazioni alla lievitazione dei costi e dei tempi in sede amministrativa e penale. Altro che disquisire se  Orsoni è del  PD o non del PD. La miglior paratia tra la corruzione e l’interesse generale è la buona amministrazione, una solida formazione politica nonché un controllo sistematico sulle azioni del governo rientranti nelle funzioni di un partito democratico.

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