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La prima parte del titolo è una citazione di Cosimo Pacciani con la quale concludeva un art. su Europa, auspicando la presentazione del JobAct in un processo di sviluppo e crescita con la condivisione di obbiettivi finali.  Alla vigilia della DN del 6 febbraio,  Pacciani esorta Matteo Renzi a stupire ancora senza effetti speciali. Come no, da lì a poco vi saranno i fuochi d’artificio, smarrimento e rabbia.

Alla DN ultima, è stata decretata la fine del governo Letta all’insegna dell’uscita dalla palude nella quale si è annaspato per 10 mesi. Esce Letta ed entra Renzi. Nella palude.

Due sassolini dalle scarpe me li tolgo. Scusate eh!

leadershipChi mi ha letto su Twitter o su Fb, ha carpito un iniziale breve smarrimento seguito da critica feroce. Non erano questi i patti caro Matteo. Ma sopratutto non era questa la funzione del PD che tu hai preso in mano. Partito che doveva sin dal 9 dicembre dettare l’agenda al governo. Invece l’avete spinto ulteriormente nella palude, votando in parlamento di tutto e di più persino l’indigestibile. Si è pure sospeso l’iter della legge elettorale. Probabilmente era già stato deciso il cambio della guardia a P.Chigi. Ma allora non dovevi illuderci con il ” chi ce lo fa fare “, seguito dopo una notte dal  “ci vuole più coraggio ” di Arnaldo. Insomma Matteo dopo due anni intensi vissuti insieme, hai giocato una partita da solo con Arnaldo e forse altri due o tre del tuo entourage più stretto. Di nascosto, senza la proverbiale trasparenzi, il faccia a faccia, lo sguardo limpido. Personalmente sono, ero abbastanza furioso perché non c’era necessità alcuna di questa tragedia da Palazzo alla maniera dei dorotei, la cui madre deduco è  sempre incinta.

Non sei uscito dalle regole ferree e non scritte dell’Italia puritana, come scrive oggi Cosimo, ma sei andato fuori dalle regole semplici che tu stesso hai ristabilito, e che hanno segnato il percorso fin qui tracciato suscitando aspettative e nuove speranze.

Non c’era necessità alcuna, perché nella DN del 6 u.s. è stata la minoranza a chiederti di assumere la responsabilità di governare. Sono sicuro che non ti è sembrato vera l’offerta pubblica di primo ministro su un piatto. Con l’accortezza di non farti sfilare il partito dalle mani, avresti potuto dunque argomentare, motivando la scelta davanti a tutti; con la necessità di accelerare i tempi, in vista delle europee e sopratutto di alcune misure urgentissime per il sistema paese; costretto dall’evolversi critico delle cosa pubblica ad eludere, al momento, la tua equazione di sempre: governo=elezioni.

Tolti i sassolini.

Adesso occorre andare avanti e tornare nella palude per prosciugarla e bonificarla. Questo è il compito che ci aspetta. Uso il noi perché ognuno dovrà fare la sua parte anche da semplice cittadino. Ci sarà ancora da piangere per un paio d’anni almeno. A una condizione, una sola ed immediatamente esecutiva: legge elettorale perché necessaria ad un sistema democratico, e ne va della tua credibilità personale; e rivoltare la macchina statale come un calzino da subito. L’ho già scritto, diverse volte in precedenza: non ci sono riforme che tengono se prima non si rimuove la zavorra che si annida nella PA: le incrostazioni procedurali, le posizioni di rendita e i privilegi, i legami incestuosi con parte dell’imprenditoria pubblica e privata; le disuguaglianze stridenti con il senso di giustizia nelle remunerazioni tra dirigenti e non dirigenti; l’abnorme rapporto tra numero di dirigenti e semplici impiegati. Costo zero; utile: trasparenza, risparmi di tempo per cittadini ed imprese, di denaro per le casse pubbliche.

Da qui alle elezioni europee, hai la possibilità di tornare ad essere Renzi il Cambiamento. Non Renzi che promette, ma Matteo la promessa. Confido che i ministri saranno all’altezza della sfida, coraggiosi oltre che competenti. Ho sentito che ci sono un paio di imprenditori in odore di nomina. Non ne vedo la necessità,  di imprenditori e tecnici prestati alla politica, abbiamo già dato, grazie. Anche no per conflitti fisiologici di interessi, a prescindere dalle intenzioni.

Il mix ideale sarebbe: bagaglio culturale politico orientato, competenza del dicastero da dirigere, e che abbia già lavorato con o nella PA, o che ne sia profondo conoscitore. Vi sono già nomi circolanti che rispondono a quelle caratteristiche. Giusto per non far nomi, a titolo puramente esemplificativo: Boeri, Reichlin, Barca, Del Rio, aggiungerei Perrotta della voce.info.

Provaci ancora Matteo, siamo di nuovo tutti con te, e ne sono certo , più consapevoli di prima.

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