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Sono le 12.00 del mattino successivo ad una giornata politicamente al cardiopalma: lo scatenamento inaudito contro Napolitano, a seguito dello pseudo scoop di Friedman sui giorni più caldi del 2011, precedenti alle dimissioni del governo Berlusconi; la notizia, sicuramente più importante, delle condizioni poste dalla minoranza PD alla approvazione della L. Elettorale e infine, la convocazione di Matteo Renzi al Quirinale per un incontro durato ben 2 ore.

Unusual weather.

Lunedì mattina la prima bomba era già esplosa: Lorenzo Guerini, detto Arnaldo, preme su Renzi per assumere più coraggio nella assunzione di responsabilità verso il paese: devi andare a P.Chigi adesso.

Sono ora le 12.30 e non ci sono novità, silenzio assoluto. Nessuna dichiarazione. Silenzio. Nelle tre trasmissioni televisive di approfondimento mattutine, si continua a rimescolare sulle vicende di 30 mesi fa. Desolante. Al Colle risiede l’ultimo esponente di quella Alta Scuola Politica che fu il PCI . Abituato a misurarsi con la realtà esistente e con la possibile realtà di progetti da costruire. Ne deduco che ieri sera non è successo nulla che non potesse succedere all’interno di confini ben definiti dalle regole della democrazia. Deduco altresi che Napolitano ha detto a Renzi che il prossimo inquilino di P.Chigi sarà eletto, dovrà essere eletto dai cittadini. Dopo la riforma della L.elettorale e, nel frattempo, il governo Letta sia spronato a realizzare un programma utile al sistema. Se le mie deduzioni fossero errate, avremmo già assistito alla esultanza di chi, nell’entourage del segretario, ha spinto perché Letta fosse destituito dalla acclamazione di interessi finanziari ed industriali, dall’opportunismo di alcuni esponenti politici, e dalla minoranza del PD. Oso spingermi a considerare avventate quelle pressioni da parte di stretti collaboratori di Renzi. Pongo dunque, il problema dello staff che ruota intorno al leader, squadra non sempre all’altezza della sfida leopoldiana che ha investito il paese.

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