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Dalla lettera di Michele Di Salvo a Matteo Renzi, alcune mie considerazioni .http://micheledisalvo.com/2014/01/caro-matteo.html , premetto che Di Salvo ha successivamente precisato,via Twitter di essere a favore delle primarie per legge.

La riscoperta dell’importanza del Tempo in Politica.

La riforma della L.elettorale proposta dal segretario PD su mandato della Direzione Nazionale con 76 voti a favore e 35 astenuti, sta sollevando ostacoli e proteste sul tema preferenze. Forse è il caso di richiamare alla memoria corta degli italiani un po’ di storia sull’argomento. Nel referendum del ’91, il popolo italiano ha decretato la abrogazione del sistema elettorale mediante la scelta diretta dei candidati. Sistema, è bene ricordarlo, che ha alimentato il potere della DC e dei suoi alleati,socialisti compresi, nell’accezione proporzionalista dell’elezione parlamentare. Per inciso,nel ’93 un referendum si pronunciò per il sistema maggioritario al Senato. Nel ’99 solo,per un soffio (0,4%)non si raggiunse il quorum per l’abolizione della quota proprozionale per le elezioni alla Camera. Da allora, Il PD ha sempre proposto un sistema senza preferenze,in collegi uninominali e con doppio turno. I partiti collocati a dx dello schieramento politico, nel 2006 hanno imposto al paese elezioni con listoni bloccati, i cui nominativi venivano scelti dalle segretarie dei partiti. La scadente qualità degli eletti,spesso la dubbia moralità di molti di loro,ha ridotto il parlamento a semplice elemento quantitativo a sostegno dei rispettivi leader e organizzazioni politiche. Contemporaneamente,gli stessi partiti si sono trasformati in aggregazioni di gruppi tendenti all’auto conservazione per posizioni di potere e diciamolo di convenienza economica. Il PD ha perso la sua funzione di filtro e miscelatore dei problemi e delle soluzioni provenienti dal territorio. Tutto questo ha innescato un desiderio crescente di ritorno alle preferenze; come se fosse l’antidoto all’immobilismo distruttivo degli ultimi 25 anni Il 2013 è un continuo gargarismo sul ritorno alle preferenze da parte dei maggiori esponenti politici, salvo rimandare la riforma sine die; e parte dell’opinione pubblica ha seguito. L’inadeguatezza del personale politico non ha potuto arginare la crisi, ne utilizzarla per uscirne, costruendo prospettive future.La peggiore conseguenza in termini squisitamente politici è la perdita di credibilità del sistema e del personale politici.

Qualsiasi soluzione è degna di considerazione a partire dalla credibilità dei proponenti. Il 2012 ha visto l’inizio del ricorso sistematico alle primarie più o meno aperte da parte del PD. Primarie per la premiership, per la segreteria del partito e per i parlamentari. Vero, per questi ultimi circa il 60-70 % sono provenienti dall’apparato, in conseguenza del poco tempo messo a disposizione dei nuovi candidati o di coloro, già parlamentari, che non erano legati ai gruppi dirigenti.

Ho ricordato qui che le preferenze sono state abolite da un referendum, ho introdotto i temi delle primarie e della credibilità della classe politica. E dunque caro Michele, ti dirò che il nuovo gruppo dirigente del PD offre la credibilità necessaria a trattare per’altro obbligatoriamente, la riforma con altri che credibili non sono o lo sono molto meno. Prima ancora di rendere le primarie obbligatorie per tutti, è la legge elettorale ad essere obbligatoria per tutti, possibilmente condivisa con i più che hanno a cuore o semplicemente l’interesse, ad adottare lo strumento principe di una maggioranza parlamentare omogenea; che sola assicura la governabilità per l’intera legislatura con il fine ultimo di realizzare in tutto o in parte un progetto di lungo respiro. Se questo è lo scopo, che senso ha impiccarci alle preferenze già abolite dai cittadini? Dici che non potremo rinfacciare di aver ridato il diritto di scelta nel caso di elezione di parlamentari non idonei? Ma io mi preoccupo di ridare ai cittadini il diritto di scelta con le primarie; dando l’esempio, dando un punto di riferimento democratico a tutti i cittadini. Ma se parte di loro continuano ad eleggere chi le primarie non le permettte, il problema è loro. Non mio. Del resto, nel caso le primarie fossero obbligatorie per legge, che razza di libera scelta vuoi che sia concessa da parte di un personale politico non credibile?

Tu stesso dici che non dobbiamo dipendere da un pluricondannato, che se ancora leader di un partito politico, il problema è del centrodestra. Ma il centro destra nella forma partito e in quanto gruppi parlamentari, è voluto ed eletto da oltre 8 milioni di italiani; e questo non possiamo impedirlo per legge.

E ancora, il prof. D’Alimonte ci racconta che alle ultime regionali, solo il 14% dei lombardi ha utilizzato il voto di preferenza; contro il 95% dei calabresi. Il confronto tra due realtà politiche così  diverse tra di loro, parla da sé.

Che altro aggiungere, se non che i partiti che adottano le primarie devono valutare i curricula dei candidati sul territorio. Evitare così che il listino dei candidati sia una cordata, che controlla il territorio anziché rendere di interesse nazionale, in parlamento, problemi e soluzioni che possono essere comuni ad altri territori.

Non è più importante ridare il diritto reale di scegliere la maggioranza univoca, per un governo che lavora stabilmente nei successivi 5 anni ? Almeno 5 anni.

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