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La politica è ritornata con i fatti,le parole.Praticamemte una cronaca.
Al Nazareno si parla in italiano, si citano fatti,atteggiamenti,discorsi pronunciati nelle sedi politiche, a mezzo stampa. Si parla cioè di tutto ciò che è riscontrabile, come fatti di cronaca raccontati in modo neutro da un giornalista che non si lascia coinvolgere da ciò che narra.
Al Nazareno si racconta la verità senza mezzi termini. Perché la Politica se vuole essere la scienza massima per costruire progettando, deve poggiare sulla verità di ciò che è stato fino a quel momento in cui si passa alla fase successiva.
Alla Direzione Nazionale del PD del 20 gennaio 2014, è stato detto tutto ciò che andava detto:
dalle contraddizioni di chi critica metodo e merito delle proposte sulle riforme, ai termini usati da chi , su posizioni legittimamente critiche e contrarie,ha tentato tuttavia, di avvolgere il progetto della fase successiva nella nebbia dei tempi:concatenamento ha detto Cuperlo. Il Presidente conscio di essere a bordo di un convoglio che non si ferma più, pena l’arrivo in ritardo alle stazioni successive, ha tentato la strada della contemporaneità delle procedure previste per le riforme costituzionali e di un iter molto più breve utile alla approvazione della legge elettorale. Il segretario ha respinto in modo univoco il tentativo.Oltre al linguaggio in chiaro ed immediatamente leggibile, una seconda e forse più importante categoria della politica è tornata ad affacciarsi : il tempo. Un tempo scandito dalla necessità del sistema: individuazione dei problemi, analisi,discussione e coinvolgimento, decisione,azione.
Il rispetto dei tempi e la parsimonia del suo utilizzo introduce una terza categoria della Politica, la più importante di tutte: la credibilità. I cittadini in qualsivoglia forma socio economica sanno che esiste un leader politico e una organizzazione politica credibili.
Non sappiamo ancora se le proposte già più o meno condivise pubblicamente,da numerosi partiti, andranno effettivamente in porto e nei tempi stabiliti. Ora però il paese ha visto che quasi tutti sono saliti sul treno della premiata ditta PD. A questo punto solo il macchinista può andare a schiantarsi come la locomotiva di Guccini.
Tutto bene dunque? No.

Avverto un pericolo in una affermazione inconfutabile e ricorrente di Matteo Renzi: il mandato di 2 milioni di elettori.
La cronaca della crescente popolarità di Matteo Renzi, non nasce dalle proposte fatte in campagna elettorale per la segreteria;nasce da prima,da una serie di idee per un progetto prospettati sin da Verona,settembre 2012, passa infine dal discorso di Bari, forse il più importante. In quel di Bari Renzi ha lanciato la sfida più importante: “fanno bene ad aver paura di noi” rivolto all’establishment economico pubblico e privato, che al pari della politica degli ultimi 25 anni, ha contribuito ad affossare il sistema Italia. Sono convinto che questi fatti, queste parole, quelle ideee e le aspettative suscitate, sono state infilate nell’urna insieme alla scheda che recava la croce sul candidato eletto segretario.
Ora, di tutto questo non c’è traccia in questo primo step della nuova fase politica. Certo, governi stabili sono fonte di maggior fiducia dei mercati del credito e degli investimenti; certo,un sistema mono camerale assicura tempi decisionali molto più rapidi per soddisfare le aspettative del sistema risparmiando e facendo risparmiare tempo e denaro. Ma tutto ciò è parte della premessa per investimenti privati. Rimane la questione del sistema creditizio e dello Stato che stanno affossando le opportunità della moneta unica, utilizzando montagne di denaro per sostenere un debito pubblico in crescendo, nonostante il governo Letta; che non riesce ad aggredire gli sprechi, i privilegi e la disorganizzazione cronica della macchina statale.
Rimane un dubbio che in realtà è una speranza: così come ha dimostrato che gli accordi si possono raggiungere in 30gg trenta, forse il segretario vuole dimostrare che questo governo ha le mani legate.

Fare scoppiare le contraddizioni tra il governo della cosa pubblica e il governo della stabilità.

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