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mulino1Più leggevo e osservavo il metodo adottato, nella attuazione degli investimenti  gestiti dal ministero della coesione, più  si  disegnava nella mente l’immagine di una amministrazione,  centrale e periferica, autonoma e anticiclica dei  vuoti  ordinari e straordinari della politica.

La Pubblica Amministrazione è il corpo vivente dello Stato; è necessario pertanto che esso sia sempre in buona salute e mantenga alte le competenze.  Alla politica il compito di fornire l’ambiente circostante che emette gli imput dell’orientamento del periodo, di chi ed in quale misura deve sobbarcarsi l’onere dei costi di mantenimento e la destinazione dei  benefici  e dei  prodotti confezionati dalla macchina amministrativa.

Tant’è che in Francia vige il motto: i Presidenti passano, l’Amministrazione rimane.

Occorre del metodo; e al ministro Barca, sicuramente staffato ad una equipe  all’altezza, il metodo non manca.  E’ il metodo elevato a sistema che garantisce la traccia dell’intero procedimento; ne permette il controllo e le correzioni necessarie per gli ulteriori miglioramenti e/o correzioni sia del metodo, sia del procedimento.

Il primo impatto è l’alta considerazione del  fattore tempo. Il ministro ci dice subito, al primo paragrafo che i tempi tra la decisione governativa e la validazione  con la pubblicazione sulla G.U. sono passati da gg. 139 a gg.66. A ricordarci che il tempo scandisce inesorabilmente l’attualità e la previsione,  ma anche l’inutilità, la dispersione, l’invecchiamento e la disperazione. La perdita di fondi importanti , per  lo scorrere inutile dei mesi, è l’espressione materiale della inutilità di una amministrazione pubblica parassitaria, insensibile alle necessità ed alle potenzialità della società , dei suoi nuclei e dei suoi individui.

E’ dunque un elemento di  profonda sensibilità sociale la gestione economica del tempo. Di un tempo imposto da un’entità altra, che mette a disposizione fondi ,alla formazione dei  quali abbiamo partecipato tutti della casa Italia. E, ci racconta ancora Barca, tutti della casa sono chiamati a procedere nel minor tempo possibile. Tutti e insieme. Altra novità: non si dica più che lo Stato è assente! Soprattutto là, dove la litania dello Stato assente è diventato un alibi Uber Alles.

Chi ha seguito @mincoesione, nel viaggio attraverso l’Italia sa che il ministro ha lavorato fuori dalle stanze del ministero; sui  territori che volevano i fondi ma rischiavano di perderli e/o non sapevano come gestirli. Se non ricordo male, letta una notizia fantastica (per me siciliano di nascita) di denari già pronti, ho chiesto chiarimenti via twitter e il giorno dopo ho ricevuto l’intero documento di spesa per il sud (istruzione,ferrovie,ecc…; 4,5 MLD ca.) eravamo nel dicembre 2011. E’ arrivato Speedy Gonzales  e non lo sapevamo. Eravamo occupati a ben altro ,a soli due mesi dalla formazione del governo Monti.

Nella discussione sin’ora sterile sul federalismo, Fabrizio Barca narra di una sinergia indispensabile tra Stato, assemblee legislative ed organismi pubblici periferici; tra centro e periferia. Non esiste federalismo senza uno Stato partecipe, conscio in via diretta dei problemi  del territorio, ma soprattutto delle soluzioni che emergono dai territori. E’ mia opinione che uno Stato simile, non necessita affatto di federalismo.

Ed è in questa sinergia che secondo me è racchiuso il significato del tormentone di domenica: la mobilitazione cognitiva. Mobilitazione per conoscere, capire e condividere  da parte di  tutti: cittadini, imprese, amministratori periferici e centrali. La rete del sapere di cosa si parla, del perchè e del come è possibile procedere.

Lo Stato deve capire in prima persona se un progetto contiene  una utilità strategica per i cittadini e per le imprese; deve seminare un metodo di lavoro senza inventarsi nulla.

Abbiamo gli strumenti , Fabrizio Barca l’ha dimostrato. Manca solo la volontà politica. Ma non da sempre. Occorre riscoprirla ed è possibile annuncia Barca. E’ possibile perchè in quel metodo vi è intrinseco un’idea di democrazia attiva. Severa ma efficiente, inflessibile ma capace di elevare il senso di responsabilità e sensibilità sociale perchè trasparente. Democrazia di una Res publica per eccellenza. L’affermazione del diritto per  i capaci ed i meritevoli; per coloro dalle reali necessità e dalle lecite ambizioni. La strada maestra per evitare il formarsi o il riprodursi di potentati, di privilegiati, di immobilismo sociale.

Ancora ci ricorda l’operato del ministro che tutto questo necessita di controllo sistematico e di confronto: lo Stato di Avanzamento dei Lavori.

Per inerzia professionale prendo a prestito quell’espressione, S.A.L. che è un documento importante ma semplice nella sua struttura; è un documento che racconta letteralmente la fase esecutiva di un progetto fino alla sua consegna; certi delle rispondenze progettuali, dei tempi richiesti, dei controlli sistematici avvenuti, delle sanzioni se vi sono state e degli atteggiamenti contrattuali tenuti dagli attori tutti. Si pensi che l’impianto di questo documento di sistema, risale ad una legge del 1893. Tutt’ora valido, basta applicarne i principi.

Questo mi permette di introdurre nel sistema di controllo ciò che già nelle brevi corrispondenze a 140 ch., avevo apprezzato come una novità: la verifica dei risultati attesi. In altra sede avevo utilizzato la stessa espressione per evidenziare  una funzione importante e spesso taciuta di un contratto tra le parti: la realizzazione di una aspettativa, di un risultato che  cambia, se non la vita, un modo di vivere; di un maggior comfort che procura ulteriore benessere; di una maggior ricchezza che produce maggior consapevolezza di sè, delle proprie capacità. I risultati attesi sono il motivo reale, primario  per il quale gli attori della esecuzione di un progetto si assumono  grandi responsabilità. E la responsabilità è l’altro grande tema che traspare prepotente dal messaggio di Fabrizio Barca.

Una semplice banale conclusione: il ministro ha dimostrato che in Italia, nonostante tutto, si può governare. Si può governare bene. Si può governare democraticamente. E quindi?

E quindi come ho già scritto diverse volte dal 16 luglio 2012, è necessaria una politica che abbia una visione certa e netta, di prospettiva a medio lungo termine.*

Vorrei terminare con una battuta: “Contr’ordine compagno Barca, sei chiamato al partito” .

Ma già ci sono le batterie delle immortali guardie rosse pronte a sparare. E quindi aspettiamo il 18 aprile (mi ricorda qualcosa…) per sapere di  più di questa visione netta. Vedremo se una volta tanto, in questo paese, uno più uno possono fare uno.

*Fabrizio Barca a La Repubblica 15 luglio 2012

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