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Cosa dobbiamo fare per recuperare terreno si chiede  Tommaso Giuntella   su HuffPostItalia

Dice Giuntella:

Siamo convinti dell’estrema necessità che il partito democratico diventi il prima possibile un partito digitale, perché? Perché Grillo ha vinto anche in virtù di un posizionamento lungimirante e strategico della rete, una cosa che invece il Pd ha fatto solo negli ultimi mesi.

La partecipazione politica vissuta in  rete ha generato un formidabile strumento della democrazia, solo dal basso in generale. Politici e persino tra i maggiori influencer sono restii alla conversazione in rete. La discussione vera rimane dunque spesso  tra i commentatori al post,al tweet che arriva dall’alto. Mi ricorda un tizio che tanto tempo fa, arrivava in piazza Maggiore con un pò di granaglie in mano; le spargeva sul lastricato del Crescentone; richiamando con quel gesto uno stormo di piccioni che atterravano per  beccare i chicchi, mentre il suono rugoloso dei volatili plumbei scandiva una conversazione a più voci contemporanee, sotto lo sguardo benevolo dell’uomo della mensa. A volte, mentre osservavo lo sguardo assente del tizio, mi chiedevo  se i piccioni erano sempre gli stessi del giorno prima. Curioso di sapere se tra loro e l’uomo vi fosse un legame di conoscenza reciproca.

Certo la rete è diventata complemento indispensabile, perchè è  luogo di incontri. Senza volti e perciò spesso insensata; dove tuttavia è più frequente notare l’ammasso di frasi, slogan, battute ed ironie, sarcasmo e indicazioni politiche del fai date, piuttosto che condivisione ragionata  dei cento argomenti del giorno.

Ma Giuntella dice una cosa importante ancora:

Noi siamo storie, pensiamo per immagini, non per parole. Storytelling.

Sono convinto che le teorie devono essere aderenti alla realtà. Nel nostro caso le immagini dovevano essere corredate da numeri. Di quei numeri che esprimono la fame di chi non arriva alla fine del mese; di quelle mille e passa famiglie che negli ultimi 2 anni hanno subito i lutti del disonore di un debito impossibile da pagare; di quei numeri negati da un sistema bancario medievale a chi ha la responsabilità della vita di numerose famiglie. Di quei numeri scandalosamente espressi in euro per alimentare un sistema politico inefficace e dannoso.

Questa è l’Italia, un paese che ha bisogno vitale di immagini taggate con numeri in euro, tempi e modi.

Della rete occorre poi saper utilizzarne gli strumenti: mi riferisco in particolare a Twitter.

Dobbiamo cogliere l’opportunità rivoluzionaria offerta dalla  obbligata riduzione degli strumenti a disposizione: 140 caratteri; 15-20 parole per esprimere un concetto profondo, intenso, universale. Non rappresenta questo una semplificazione del pensiero? Trasferito in politica, una semplificazione del Discorso ? Un linguaggio diretto, semplice e sostanziale. Evocativo ed inequivoco.

Vi è un tema che Giuntella non cita nella sua importanza fondamentale: la piazza vera, i luoghi fisici dove ci si vede attraverso gli occhi, dove senti il tono di voce vibrante o neutro, liturgico o viscerale. Citando Grillo riferendosi all’uso della rete, Tommaso dimentica che M5s ha percorso tutte le piazze d’Italia; ha urlato la rabbia urlata dai cittadini; ha schernito il sistema politico con le stesse viscere e le medesime parole usate dai cittadini; ha usato il vaffa dei cittadini. Ha riempito le piazze mentre il PD si chiudeva negli Ambra Jovinelli.

Ma non c’è solo Grillo, e stranamente Giuntella non lo dice.

matteo renziMi pare che Matteo Renzi abbia dimostrato con il suo viaggiare attraverso le 100 province, come si può trasmettere un messaggio, un programma, un’idea e raccogliere un consenso che si è accresciuto continuamente fino ad oggi. Nel caso di Renzi, la discussione e la critica mediante la rete al programma iniziale, ha portato a modifiche e precisazioni importanti. Penso che la parola chiave sia “inclusione”.

Negli Usa, Obama si trasmette in rete, ma vuoi mettere anche le riunioni di caseggiato, di quartiere, i comizi, le convention di partito, pranzi e cene, il contatto telefonico?

La rete è ancora, e spero per molto, un complemento al contatto diretto con i cittadini.

Non è la rete il naturale luogo di confronto per la politica. […] Ma è anche vero che politici molto giovani, anche se già navigati, usano (parola forte ma efficace) la rete come il palco dell’era 2.0, dal quale fridare, promettere, annunciare o attaccare l’avversario di turno.     (   Sergio Ragone 5/1/2013 )

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