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Nella migliore delle ipotesi, coloro che ostentavano un’apparente neutralità prima e durante le primarie, consideravano Matteo Renzi un complemento indispensabile allo sfondamento del recinto per attrarre i delusi del cdx.

Non era, non eravamo un complemento. Eravamo invece l’alternativa all’interno del recinto, per abbattere il recinto. Il partito aperto, moderno, adatto ai tempi e precursore del tempo che verrà: il partito progettista più che riformista. Non è stato capito.E’ colpa nostra. Ora però, come per incanto,e senza ulteriori campagne, lo capiscono tutti. Perchè abbiamo perso. Si avvertono pure i primi scricchiolii dall’entourage stretto di Bersani. Penosa l’intervista di Giuntella ieri a Spinning interview e l’opportunismo nelle dichiarazioni della Moretti, da lei smentite.

Adesso si parla del diritto dovere di Bersani di finire la partita, dando per scontato, tuttavia, che Bersani non riceverà l’incarico al Colle. Si chiama Renzi a cambiare il partito,si chiama Renzi a ricandidarsi a Palazzo Chigi.

E nel frattempo? Abbiamo votato per cosa? Io renziano della prima ora, su posizioni iniziali molto critiche, ho votato ancor più critico, per Bersani premier; come milioni di altri renziani. Pretendo ora che tutto il partito e gli organi d’informazione ad esso vicini, si adoperino perchè noi si possa andare in parlamento e là proporre pochi ma indispensabili provvedimenti, sopratutto in vista di inevitabili, prossime elezioni. Lasciamo ad altri la responsabilità dell sfascio totale.

Vero che Matteo Renzi non si espone, e fa bene. Perchè coerente con la sua visione della Politica, dichiarata in tempi non sospetti. Ma una cosa non fa Renzi: abbandonare Bersani. Forte e chiaro è stato ieri il suo messaggio:”caro Bersani, sono qui, ti dò un suggerimento, sfida non inseguire. Lancia l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti.” Come dire: a me non è riuscito di farmi capire, tu ora lo puoi proporre all’intero paese. Il mio programma è a tua disposizione. Proviamoci. Non ai partiti che siedono in parlamento, ma agli eletti che rappresentano tutti i cittadini italiani. Proviamoci.

Riflessioni:

penso a quei 8 milioni di elettori M5s ed ai loro eletti; quale risposta darebbero ad un programma di pochi argomenti, i primi due dei quali fossero sui costi della politica e sulla riduzione della presenza della politica soffocante? A seguire liberare risorse disponibili per dare ossigeno e lavoro al paese, riforma elettorale, anticorruzione, ineleggibiltà e poi a votare.
Perchè se andassimo a votare in queste attuali,medesime condizioni con un PD umiliato e palesemente impotente, cosa rimarrebbe di quei spazi democratici ( funzione dei partiti).

Quanto tempo avremmo per ripresentarci con una cultura politica, un linguaggio non più compassato e conforme ai riti organizzativi, più che politici? Cambiare tutta la dirigenza colpevole della sconfitta, pena la non credibilità del nuovo ,moderno, adeguato ai tempi e precursore del prossimo tempo, richiede tempo. Il tempo non c’è ora,adesso. Ma nel frattempo credo si abbia il dovere di provare, a proporre in parlamento quei temi sopracitati, che sono in antitesi con la destra italiota.
Grillo dice niente fiducia, voteremo quei provvedimenti che sono nel nostro programma. Ma per votare occorre un governo fiduciato. Magari con l’uscita di M5s dall’aula. Molti mi fanno notare che anche cdx uscirebbe per far mancare il numero legale. Ma un conto è uscire per permettere;altro conto uscire per impedire.L’insidia invece è un’altra: Grillo sa bene che andare a votare subito senza cambiare la legge elettorale avrebbe il consenso di molti parlamentari ora eletti. Di cdx e di csx (anche se più problematica per questi ultimi), compresi ovviamente M5s. Perchè significa in ogni caso la rielezione sicura per una legislatura di 5 anni.Impensabile che si torna a votare una terza volta prima della scadenza naturale. E l’avversario più temibile per M5s sarebbe allontanato per molto, troppo tempo.

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