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  • Fuori il silenzio rimbalza sulla neve che assorbe i rumori di un mondo ancora impalpabile, per poche ore ancora. Forse.

donna incintaSeduto sul divano di casa o in piedi in una sezione (circolo come si dice ora) del PCI; pardon del PD. (scusate, ma il primo amore è sempre lì in agguato del momento di debolezza o di nostalgia)

In ambedue i casi siamo in preda all’adrenalina; ebbene sì, dopo secoli di politica,la passione è intatta. Anzi, questa volta è più forte, perchè questa volta è stata diversa da tutte le altre volte.(diciamo degli ultimi 25 anni và)

Amarcord.

Questa volta, sapevamo quello che volevamo.L’abbiamo saputo per caso. E’ cominciato tutto nel 2010, si ricorderà. Non volevamo più questo e quello. Il passato che si confondeva senza sosta con il presente di allora, che assumevano sempre di più le vesti dell’irreale; come succede in quei sogni dei quali non ricordi mai come o perchè è potuto succedere; e più minuti muoiono dal risveglio, più i ricordi si affievoliscono per morire con essi.Anche la realtà nasceva e moriva nello spazio di un giorno, di una settimana,di un mese. Dipendeva da come e quando si ricostruiva la verità assecondando il bisogno. Come Napoleon cambiava o aggiungeva una parola al manifesto della rivoluzione degli animali della fattoria per adattare il passato alle false verità del  presente.

Poi è successo tutto in fretta; anche lo svolgersi degli eventi,tumultuoso, aiutò il tempo a scorrere veloce. E tra le tante, una voce nostrana, autorevole e  fuori campo tuonò contro la potestà dell straniero.

A quell’ora suonò la campana. Per tutti.

Erano in tanti a guidare la rivolta. Erano in quattro.Le coorti si formavano in ogni parte del Paese. Ma come succede nell’amore creativo, passionale e impaziente, perchè conscio del poco tempo rimasto, solo uno, come lo spermatozoo solitario, diede la spallata alle porte chiuse sul futuro. E l’Idea rimase finalmente incinta.

A quell’ora scoprimmo ciò che volevamo:

volevamo partecipare, decidere chi e cosa e anche perchè, per noi stessi singoli e plurali.

Noi!

Volevamo essere cittadini, interlocutori privilegiati di quella pubblica amministrazione che ad ogni certificato ci chiedeva il DNA civile, anzichè convocare i nostri byte privati sul monitor in bella mostra sulla scrivania; quasi a verificare se noi lo sapessimo chi siamo. Volevamo buttare nel cestino quel odioso timbro che altro non era se non l’estensione di un potere invisibile, inarrivabile che si esibiva attraverso migliaia di piccoli poteri distribuiti qua e là ad una piccola e compassata nobiltà.

Volevamo essere cittadini attori, protagonisti e registi della Politica, non consumatori di quella politica elargita, concessa, octroyée attraverso l’etere come  fosse un appuntamento quotidiano con l’entertainment di qualche network televisivo, o di alcuni, troppi rotocalchi asserviti al signore di Nottigham.

Volevamo rimuovere la presenza ingombrante  di quel potere di maniera, fine a sé stesso, ma non meno soffocante della nostra voglia di lavorare in un modo o nell’altro; anche fuori dai soliti canoni per non prelevare dal fiume di denaro pubblico.

Volevamo risparmiarci il biglietto di sola andata per andare là dove le nostre intelligenze, le nostre professionalità, le nostre individualità, le nostre speranze sarebbero state accolte per raccogliere là il beneficio.

Le coorti diventarono legioni e le legioni, ammirate, invasero il Paese. Uomini e donne, facce nuove, pulite; per lo più giovani, entusiasti, pieni di speranza ma consapevolmente convinti che questa è la prima battaglia da vincere per proseguire lungo il cammino, riprenderci il nostro tempo adesso per disporre di quello che verrà.

Volevamo respingere definitivamente i commercianti del nostro tempo, non bussando più alle porte con il cappello in una mano e un dono nell’altra. Volevamo la nostra dignità, recuperare l’onore come pegno in garanzia delle nostre offerte allo sviluppo e al progresso.

Sono costoro che al grido di Oh Ahio son andati per strada, per quartieri, per porta a porta a raccontarsi. Ognuno con la propria storia, arrotolata come un rocchetto, ma tutti insieme decisi a tessere sul grande telaio ormai senza più filo , esaurito e consunto a forza di fare e disfare .

Volevamo tornare a Itaca.

i sondaggi sono numeri. I trend che indicano le tendenze del voto sono numeri anch’essi ma più sofisticati. Modelli complessi che non tengono conto del pulsare delle passioni, che come un fiume carsico si nascondono per poi riemergere stanchi o più tumultuosi del giorno prima. Le passioni, le attese e le speranze sono diverse tra la California o l’Ohio e i siciliani o i lombardo-veneti.

Personalmente mi limito ad osservare le piazze piene e le persone, e le loro passioni e la loro stanchezza, rassegnazione o semplicemente l’atteggiamento neutro. E mi viene in mente ciò che scrissi tempo fa a proposito della vittoria di M5s a Parma: la diffusa, raffinata e colta borghesia parmense ha giudicato la situazione priva di possibile ulteriore affondamento; e ha pensato bene di provare con questi ragazzi. Tanto, peggio di così non può andare.

Sono convinto,  gli italiani vorranno vedere il grande telaio tessere finalmente il filo dei  rocchetti di questi ragazzi che sanno come ricostruire casa Italia.

Non volevamo più nemici o avversari, ma dai loro elettori volevamo   cogliere nuove opportunità; con un linguaggio nuovo ma semplice. Come si usava una volta, per dire che gli affari si fanno in due. E in due si facevano. L’affare oggi è costruire il futuro. Ora. Insieme.

Martedì 26 febbraio 2013 ore 2.00

Itaca.

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