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La seconda rilevazione è stata effettuata tra il 22 ottobre e il 13 novembre 2012 Fonte:CISE Prof. D’Alimonted'alimonte

d'alimonte 2Mi pare utile soffermarsi su questo spaccato della società italiana per capire quali possono essere le aspettative delle categorie socio-economiche nella scelta del voto politico nazionale prossimo.
La rilevazione di primavera: siamo ancora nel clima dell’assoluto protagonismo del governo e del silenzio quasi ossessivo dei partiti della strana maggioranza.In realtà ora sappiamo, tutti, che la battaglia infuriava nelle stanze ovattate del parlamento e negli incontri,muti per l’opinione pubblica, tra Monti e i leaders ABC.La foto primaverile ci dice che il csx  raccoglie:
-il 44% di impiegati pubblici e pensionati
-il 30% tra impiegati privati,borghesia,disoccupati
-intorno al 23% operai e casalinghe
-il 36% degli studenti
Il sondaggio Ipsos ballarò del 5 giugno,indica nel 25% il consenso al PD ed il 6,3% a SEL.
Nel periodo della seconda rilevazione, mi pare  poter affermare senza timore di smentita che l’unica novità nel panorama politica è l’irruzione di Matteo Renzi, che anticipa le primarie,inizia la campagna il 12 settembre, molto prima che siano decise le regole per la contendibilità della premiership; probabilmente rendendo ineluttabili le primarie per il premier e per i parlamentari. Così il dado è stato tratto, così la competizione è resa credibile, vera al paese.Inoltre gli effetti della cura Monti stanno mostrando gli artigli e generano scontento,delusione e recessione.Nella sostanza, il governo è in surplace; bloccato ormai dal malumore generale  filtrato  dai due maggiori partiti della maggioranza. Aggiungo con malizia mista ad un crudele e consapevole cinismo, che Monti pensava già di salire in politica; e pertanto non intendeva  proseguire nella tortura dei soliti noti.
In questo periodo (13 novembre) Ipsos dà al PD il 31,7  % dei consensi e il 6,1 % a SEL.
Il prof. D’Alimonte racconta nella rilevazione autunnale, che vi sono stati flussi nella composizione del voto, tra le categorie in esame:
-operai +9% probabilmente dai due poli e dall’astensione
-impiegati privati +5% dal centro
-impiegati pubblici inv.(44%)
-borghesia -3% a favore del centro
-pensionati -5% a favore del centro
-casalinghe +6% probabilmente dai due poli e dall’astensione
-disoccupati -13% a favore del centro, il quale recupera il 20% in questa categoria
-studenti +2% dall’astensione, la quale  si riduce al 3%  favorendo maggiormente il centro.
In generale, ,l’astensione e/o l’indecisione, rimane stabile con variazioni dell’1-2%, tranne come già detto per gli studenti e con un sorprendente aumento del 10% tra le casalinghe.Cioè tra le donne che lavorano entro le mura di casa.
Il PD raccoglie i maggiori consensi tra gli impiegati pubblici e privati,tra i pensionati e gli studenti ( 45,36,39,38%);
il 30 % tra casalinghe e operai (curiosamente i due dati crescono quasi di pari passo;
il 28% ( -3% )della borghesia rappresenta il punto debole del messaggio del PD;
infine un dato disastroso: il 16 % dei disoccupati  (-13%). E’ l’ urlo, nel vuoto di una prospettiva certa di futuro e di un passato che sembra non finire mai, a fronte di un silenzio PD, percepito addirittura di connivenza con il nemico.
Queste ultime tre categorie, sono tra le più sofferenti della crisi di lavoro, delle carenze di sistema, della totale assenza di politica industriale governativa, di sovvenzioni pubbliche che creano concorrenza sleale verso le imprese sane; di una deregulation selvaggia, nota ma negata , dei rapporti di lavoro. Della diffusione incontrollata e tollerata di agenzie che si arrischiscono, e che pagano 3-4€ l’ora, a gg.90 e senza copertura assicurativa. Dalla carta d’intenti del csx, si legge che

“La battaglia per la dignità e l’autonomia del lavoro, infatti, riguarda oggi la lavoratrice precaria come l’operaio sindacalizzato, il piccolo imprenditore o artigiano non meno dell’impiegato pubblico, il giovane professionista sottopagato al pari dell’insegnante o della ricercatrice universitaria. il lavoratore autonomo,la piccola impresa…” La nostra visione assume il lavoro come parametro di tutte le politiche. Cuore del nostro progetto è la dignità del lavoratore da rimettere al centro della democrazia, in Italia e in Europa. Questa è anche la premessa per riconoscere la nuova natura del conflitto sociale. Fulcro di quel conflitto non è più solo l’antagonismo classico tra impresa e operai, ma il mondo complesso dei produttori, cioè delle persone che pensano, lavorano e fanno impresa. E questo perché anche lì, in quella dimensione più ampia, si stanno creando forme nuove di sfruttamento. Il tutto, ancora una volta, per garantire guadagni e lussi alla rendita finanziaria. Bisogna perciò costruire alleanze più vaste.

La parola chiave è: conflitto.
Credo che questa parola,ancora là collocata, è l’unico vero residuato di una visione novecentesca. Evocare il conflitto è alzare gli steccati, separare, dividere,non condividere. La politica ha altro compito: agevolare gli interessi dei singoli, delle categorie per trarne un interesse generale che genera ulteriori interessi per i singoli,per le categorie. Analogamente parlare di lussi alla rendita finanziaria, significa alzare steccati; mentre la politica regola (deve regolare) il mercato finanziario senza demonizzarlo.

Dobbiamo ridare il giusto significato alla parola conflitto,ricollocandola nella posizione dove vive davvero, laddove viene realmente alimentata: tra lo Stato e i cittadini. Tra la politica, padre padrone dello Stato e le categorie socio-professionali; Il PD deve trovare il coraggio di alzare il velo sulla sede naturale del conflitto : la guerra tra gestione dello Stato e debito pubblico/creditori; scatenare l’inferno tra la cattiva politica e l’economia assistita e parassitaria. Condividere una scelta per le decisioni in tempo reale e la falcidia di centri decisionali in soprannumero. Resettare il primato della politica sulle relazioni tra privati, che possono incidere sul conto economico delle aziende, ma mai alterare l’utilità della spesa pubblica.

Partiamo da un dato certo: l’insofferenza dei cittadini, in generale e senza distinzione di classe e/o categorie, verso la politica, verso i partiti,verso la Pubblica Amministrazione. In concreto l’insofferenza si traduce nel dover pagare delle imposte pesanti a fronte di una lenta agonia della speranza di programmare la propria vita, della certezza della propria occupazione, della consistenza della pensione futura; a fronte  della impotenza frustrante dinanzi alla crescita inarrestabile di un debito pubblico che divora tutti i sacrifici passati,presenti e del prossimo futuro, precludendo investimenti, crescita e posti di lavoro. In queste condizioni, chi può pensare di fare o continuare a fare impresa e perciò stesso creare lavoro per sè e per altri? Il sistema industriale italiano sta ancora in piedi grazie ai settori che producono beni interscambiabili con l’estero; nonostante condizioni di sistema fortemente penalizzanti nella competizioni con i concorrenti europei:tassi di interessi,costo e carenza di infrastrutture, di energia, di imposte e contributi sul reddito da lavoro.
Inoltre le imprese sane sono insidiate dalla concorrenza sleale grazie a trasferimenti di fondi e sussidi ad aziende  pubbliche e private.Non ultimo l’uso talvolta indiscriminato della cassa integrazione, con l’atteggiamento passivo e complice del sindacato, è fonte di sperpero di denaro pubblico, di sfruttamento di stagisti, e di mano d’opera in nero; e ancora, di concorrenza sleale verso il sistema sano delle imprese.
La battaglia in Lombardia e Veneto si gioca su questi temi. Matteo Renzi indica ,nel suo programma, diversi numeri in €, che solo danno la misura della credibilità di un programma, della sua realizzabilità e del tempo necessario  perchè le speranze diventino realtà. Possiamo anche non raggiungere la maggioranza al Senato, ma non vincere in Lombardia e Veneto, significherebbe non essere stati capaci di respirare insieme all’organismo industriale più importante del paese.

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