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Molte attese sono state generate dalla indecisione di Monti se candidarsi o no alle elezioni. Le dichiarazioni più precise, rispetto alla conferenza stampa mattutina, rese dalla Annunziata, hanno fatto piazza pulita di qualsiasi dubbio. Monti si candida, non eletto ma come riserva, se un corposo seguito elettorale si aggregherà al suo programma.

C’è del metodo nell’uomo: abbiate la capacità di mobilitare un vasto elettorato sul mio programma, per  eleggere un congruo numero di parlamentari, tale da rendere necessaria una trattativa sulla formazione del governo e/o comunque una pesante ipoteca a favore del mio programma. Verso il quale, diciamolo pure, aperture spontanee da parte del PD su alcuni argomenti, sono nella logica del centrosinistra.

L’entrèe in campagna mediante Twitter, con migliaia di seguaci ma nessun seguìto, la dice lunga, senza reticenza e forte su chi decide cosa e con chi. Sul chi Monti non scende nell’Arena affollata, ma sale sul Monte a osservare e verificare chi gli viene dietro.

In sintesi, io sono Monti, voi no.

Se non vado errato, entro il 21 gennaio la raccolta delle firme e le liste devono essere ultimate per poter competere alle elezioni politiche. Mancano 25 giorni. Poco, troppo poco tempo non disponendo di una organizzazione politica territoriale e capillare. E’ necessario dunque fare affidamento sull’esistente: la Chiesa e le organizzazioni parallele, le Acli, il mondo imprenditoriale e della finanza già in parte raccolte da Montezemolo, la rete di cui Monti dispone personalmente, molto probabilmente Comunione e Liberazione, le comunità alla Riccardi e infine una accurata selezione dei candidati  eleggibili grazie agli apparati dell’UDC. Last but not least, l’esercito degli indecisi di destra e di sinistra.

Nel manifesto programma sono contenute tre  direttive: una sul racconto della verità, l’altra sulla evoluzione del metodo della concertazione in consultazione. Infine, la riduzione dei costi della P.A. con un contestuale forte ridimensionamento della presenza asfissiante della politica. PDL e PD sono avvertiti.

E Bersani chiede a Monti di uscire dall’ambiguità? Probabilmente siamo noi del PD a dover uscire dall’ambiguità di un programma generico.

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