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sondaggio Ipsos Ballarò 11 dicembre

Rispetto al 4 dicembre Il PD aumenta il consenso di 0,3%.

Siamo in una fase di consolidamento. Con le dimissioni di Monti ed una sua probabile candidatura, lo scenario della competizione politica può riservarci gradevoli soprese. Tanto più dopo l’endorsement del PPE a Bruxelles e la conseguente ripulsa nei confronti di Berlusconi.

Ritengo che se Monti fosse a capo della coalizione di centro-destra, questo paese si avvierebbe verso una normalizzazione della rappresentanza politica  chiara, netta e sopratutto pulita. Perchè Monti con il centro-destra? Diciamoci la verità: tutti gli atti del governo tesi alla stabilizzazione finanziaria dello Stato italiano, sono politicamente connotati di destra. La forbice tra ricchezza e povertà si è ulteriormente allargata; il debito pubblico ad oggi ha varcato la soglia di 2.000 MLD. La spesa pubblica è stata ridotta selvaggiamente,ma non in nome dell’efficienza e della razionalizzazione. Infine le imposte sono cresciute per i soliti noti. Sopratutto è mancata la sensibilità umana e politica verso le moltitudini sofferenti questa crisi ormai triennale e sempre più soffocante verso il sistema produttivo.

E devo dire, tuttavia, che ha ragione Bersani a suggerire a Monti di rimanere super partes. La personalità dell’uomo offre maggiori garanzie a tutta la nazione nel ruolo di Presidente della Repubblica, custode , non fosse altro, dei conti pubblici con la sua firma ai provvedimenti emanati da qualsiasi governo. Vedremo quale alta ambizione coltiva l’uomo al netto delle sviolinate interne ed internazionali. Oppure una più umile ma sicuramente virtuosa opera di civil servant alla maniera dei Carlo Azeglio Ciampi.

A me preme oggi capire dove può andare il PD, dopo le primarie di dicembre e dopo le #primarieparlamentari senza un programma di governo del candidato premier del csx.

Il primo dato certo è il consenso attorno al partito, cresciuto di 8-10%  da quando si è capito che la competizione interna sarebbe stata reale con i due contendenti forti ciascuno di grandi aggregazioni, ognuna con proprie specificità generazionali e socio-economiche.

L’altro dato certo è che Bersani non ha ancora chiamato Renzi al suo fianco per condurre la campagna elettorale con il valore aggiunto della freschezza e della grinta apportata da Matteo. (cit. Bersani)

Per capire il mio intendimento sottopongo questa analisi dell’elettorato PD in relazione ad un possibile Monti-bis:

www.ipsos.it_pdf_monti che ci racconta che il 30% degli elettori del PD vorrebbe un governo guidato da Monti. Sorprendente! Tanto più che la componente sociale maggiore è rappresentata dal 32,5% dei pensionati; a seguire impiegati e insegnanti con un 18,9%.

Significativo invece il basso gradimento di un Monti-bis presso dirigenti, imprese, autonomi e studenti con un 7% mediamente per ogni categoria; così come solo il 13 % dei laureati; mentre dalla licenza elementare fino ai diplomati il consenso al Monti-bis si situa intorno al 30%.

Infine l’età anagrafica:desiderato presso  il 28% degli over 65 e molto poco gradito dai 18-34enni.

L’offerta politica del PD  deve  dunque esercitare un maggior fascino presso un elettorato che più di ogni altro ha necessità di certezze future: imprese, giovani e giovanissimi, e laureati che rappresentano la massa della nuova  emigrazione italiana.

Per esercitare il necessario richiamo, è improcrastinabile ormai presentarsi al paese con un programma corredato di  numeri credibili; metter mano alla ristrutturazione della P.A., grande opera incompiuta di Monti; eliminare gli sprechi tutti dei costi della politica; rilanciare gli investimenti con una oculata gestione dei fondi europei; una serrata guerra all’evasione fiscale e la riduzione delle imposte sul lavoro all’orizzonte.

Sconsiglio vivamente di presentarsi alle elezioni con la prospettiva di una nuova imposizione mediante patrimoniale. Appariremmo di nuovo come il partito delle tasse, mentre occorre prima di tutto dimostrare di volere e potere eliminare gli sprechi in tutti i settori dell’attività statale, di ridare efficienza al servizio dei cittadini tutti, di capire che la competitività internazionale delle nostre imprese dipende dalla carenza delle infrastrutture e dal notevole maggior costo sostenuto per usufruire di quelle esistenti; nonchè dal divario della imposizione fiscale. Fatto questo, ridotte le imposte sul lavoro, censiti i patrimoni nel contesto del recupero dell’evasione e dell’elusione, reso l’apparato fiscale semplificato e amico del contribuente, e nel contempo severo ed efficiente, allora forse si potrà chiedere qualcosa in più, se necessario, ai detentori di maggior ricchezza. Insomma , è lo Stato ora che deve dare prima di chiedere. In questo risiede la credibilità del progetto del PD.

Dice Bersani che non promette miracoli, non racconta favole. D’accordo, ci mancherebbe. Ma un minimo di progetto con tutti i consiglieri economici a disposizione bisognerà pur architettarlo.Oltre le enunciazioni di buona volontà, occorre fissare dei paletti dell’azione governativa prossima per rassicurare operatori economici e finanziari interni ed internazionali con lo scopo di attrarre investimenti. Se no che facciamo? Vinciamo le elezioni, ci installiamo al ministero dell’economia e poi vediamo cosa si può fare? Discutiamo con i centristi? oppure imponiamo noi l’agenda? Dipenderà dalla maggioranza conquistata alle elezioni o da conquistare in parlamento? Dipende solo da te caro Bersani. Al momento la proiezione della ripartizione dei seggi dà la maggioranza sia al Senato che alla Camera. Con i soli 3 partiti della coalizione. Non sciupiamo questo tesoro ma non precludiamoci di incrementarlo.

Tornando al progetto caro Bersani: hai detto più volte pubblicamente che avresti coinvolto Renzi per le elezioni, riconoscendone gli indubbi meriti per aver ravvivato l’esistenza del PD, per la freschezza e la grinta, e per l’indubbia capacità di raccogliere consensi oltre il centrosinistra.

Bene, non so se hai letto il programma di Renzi, ma secondo me val la pena considerarlo, perchè si vince e si perde assieme se si lavora insieme.Intendo dire che anche in questo dobbiamo diventare un paese normale, dove il secondo arrivato con il 40% dei consensi dallo stesso partito, viene coinvolto in prima persona; non solo e non tanto per il leader in sè, quanto per quel 40% del partito che nutre aspettative ulteriori e complementari alle proposte del leader vincente. Se così non sarà daremo l’impressione di voler circoscrivere la nostra rappresentanza ad alcune categorie socio economiche,tra le quali scarse sono le componenti più attive della società. E siccome chi governa, governa in nome di tutti, si ha il dovere democratico di conquistare alla propria visione e missione, almeno la maggioranza del sistema . Tutti insieme possiamo.

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