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Un articolo interessante di Menichini in un post del Post, dal titolo: continuiamo così, facciamoci del bene.

Questa macchina deve essere posta al servizio del centrosinistra per vincere nella prossima primavera meglio di quanto saprebbe fare il Pd “pre-primarie”. Conviene a tutti, a Bersani più che a ogni altro. Renzi ha il dovere di mettersi a disposizione e lo farà perché lui eredita dalle primarie, insieme a una bella forza, anche molti obblighi e una enorme responsabilità verso una collettività. Ma assimilarlo, coinvolgerlo oltre un certo limite, magari nei calcoli di qualcuno neutralizzarlo: questo non accadrà. E un’alta tensione intorno al “ragazzetto”, come imprudentemente lo chiamò Franco Marini, d’ora in poi ci sarà sempre.

Concordo con Menichini, tuttavia si dimentica un passaggio importante:
cosa succederà al PD nel caso di vittoria di Bersani alle primarie?
Facciamo un passo indietro; Bersani ha detto ripetutamente in pubblico e in TV che le primarie le ha volute lui. Non è vero. Le primarie sono state volute ed ottenute prima da Vendola, poi tenacemente richieste da Giuseppe Civati e da Matteo Renzi, per citare solo i principali protagonisti.
Ricordate le assemblee nazionali di marzo ed in particolare del 14 luglio? Ricordate che Bersani infastidito diceva che aveva cose più importanti a cui pensare?Ricordate che in quell’assemblea furono preclusi documenti e proposte alla discussione?

Quanto tempo perso per poi ritrovarci a decidere e regolamentare ,male,e in fretta e furia? Un tempo infinito per trascinarsi il peso dell’apparato dell’ultimo piano del palazzo e farsi condizionare con un regolamento soffocante, poco inclusivo, tipico di un partito chiuso verso l’esterno; timoroso di cambiamenti che possono anche solo sfiorare posizioni consolidate.
Sarà così anche in futuro per i sei referendum proposti da Prossimaitalia. Figuriamoci il referendum che preclude  alleanze con chi ha governato con Berlusconi!Figuriamoci il referendum a favore del matrimonio gay!
Sulle regole delle primarie poi, una in particolare: aver precluso il voto ai sedicenni, contrariamente alle precedenti edizioni. Precludere il voto ai giovanissimi,  sul proprio futuro. Demenziale!
Se vince Bersani viene perpetrato un modus vivendi della politica che il 70% degli elettori non vuole più e per questo si astengono o volgono lo sguardo a M5s.
Non elenco il sostegno alle incongruenze del governo Monti; basti dire che governo e maggioranza hanno aumentato il debito pubblico, la disoccupazione, il calo dei consumi di base, l’incertezza sul futuro. Il silenzio del PD sull’accordo per la produttività, nel quale il principale protagonista, il governo, si impegna agli investimenti senza disporre di denari. Il PD sostiene un governo che fa promesse vuote e divide il sindacato. Esattamente come il Patto per l’Italia di Berlusconi; esattamente come il Piano per l’Italia di Marchionne.

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Ricordate il confronto tra i cinque: al tema dell’evasione fiscale, sulla tracciabilità del contante, Bersani ha affermato che si sarebbe arrivati gradatamente a 300€.
Quel gradatamente, quella rassicurazione pedissequa verso tutti, dà la misura dei tempi e modi di arrivare alla soluzione dei problemi del paese. Con calma, vediamo quello che si può fare, gradatamente.
E invece, invece il recupero dell’evasione è cosa urgente. Non solo per la necessità impellente e vitale di disporre di capitali per ridare ossigeno al sistema in modo strutturale, ma per una questione di giustizia sociale che anche Monti, sostenuto dal PD, ha disatteso e addirittura peggiorato.

Attualmente i sondaggi danno il PD al 32-34% , in aumento costante da quando si è entrato nel vivo della competizione interna al csx.
Pure SEL vede il consenso verso l’alto. Probabilmente con l’attuale ipotesi di legge elettorale, il csx otterrebbe la maggioranza dei seggi (340).
Ma finite le primarie, il programma di Bersani che non dice niente di più di ciò che è scritto; nel senso che è un programma che non dispone di un solo euro; con l’incertezza sulle alleanze volute, desiderate e cercate. In sintesi: con la mancanza di una visione chiara e dai contorni politici netti per dare soluzione ai problemi di sopravvivenza e di rilancio del sistema, perciò urgenti, quale consenso il PD sarà in grado di consolidare fino alle elezioni politiche? Dubito fortemente della capacità dell’attuale gruppo dirigente di staccarsi dalla condizione ventennale della “vocazione minoritaria ” . Stando a questa posizione sulla necessità di alleanza con i moderati, ripetutamente ventilata da Bersani, si offre all’ elettorato il solito schema degli accordi politici tanto vituperati.  Si ritorna quindi all’ epoca pre-primarie. Con il rischio assai probabile di ritornare pure alle percentuali di allora. Siamo realisti: Casini e la destra-centro, sanno che con Bersani candidato, il csx non raggiungerà mai il 40% dei voti,confermato dai migliori sondaggi e dall’attesa dell’esito delle primarie per promuovere la legge elettorale, proprio perchè individuato come parte integrante di quella classe politica ed economica, che ha portato il paese nelle attuali condizioni. Scatta dunque la tagliola della legge elettorale per obbligare Bersani a cercare la formazione di un governo e di una maggioranza dopo le elezioni. Condizionato dunque dai centristi e dall’ombra lunga di Monti.Altro che Unione ai tempi di Prodi.Quanto tempo durerà questo governo? Uno scenario tanto caro a M5s,  e che non recupera un solo voto dal 50% di astensione. Non c’è la novità. Non c’è un linguaggio nuovo, diverso dal politichese. Qual’è stata la risposta di Bersani sugli F-35 nel confronto a due? Blanda, possibilista, vedremo. Calma ragassi.

Che fine faranno le primarie per i parlamentari? Nel caso,quanti parlamentari sulla linea di Renzi saranno eletti;che tipo di pressione si verificherà all’interno del partito in vista del congresso e dell’elezione del segretario dopo l’endorsement di Civati e di Prossimaitalia a Bersani?
Non sono questioni di poco conto se si evidenzia che Renzi sfonda e supera Bersani proprio e non solo nelle regioni rosse; ma le sue posizioni sulla P.A.da riformare, e mantenere l’attuale n° di dipendenti perchè in linea (ed è vero) con altri paesi europei( meglio di Francia e Svezia, come Germania, peggio di UK) lo vedono il più votato 37 a 25 da quell’elettorato. Bersani vince ma non sfonda presso  operai, casalinghe e studenti;sfonda solo tra i pensionati, questi ultimi di gran lunga componente  maggioritaria dell’ elettorato di Bersani.

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Vi è una questione in radice nella cultura di Bersani e del PD che l’accompagna. Un equivoco perpetrato dalla nebbia ideologica, ancora permeata dal populismo di sinistra: il senso di uguaglianza. Dice Bersani:

Contesto a Renzi che sotto la parola merito e libertà se non c’è uguaglianza emerge l’idea che vince il più forte”,
“La posizione di Renzi si discosta dal baricentro necessario tra cultura di sinistra e cultura liberale”.

Dove comincia l’uguaglianza? Quando questa incontra il merito? Da dove inizia la libertà? Dall’uguaglianza? Si è più liberi se si è uguali? O si è più uguali a partire dal merito? Non sarà il merito la chiave della libertà? E cosa c’entra il baricentro? Equidistanza? Liberale ma di sinistra?
Ma la sinistra non è di per sè liberale? Equilibrismo linguistico per rassicurare tutti.
Ma se invece prendessimo l’art. 4 della costituzione? Chi lo può contestare? Vediamo un pò:

Art. 4
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Qui l’unica uguaglianza precostituita è data dagli strumenti che la Repubblica mette a disposizione dei cittadini, promuovendo le condizioni per rendere effettivo un diritto sancito dalla costituzione. Dopo di che, subentra il dovere del cittadino di svolgere attività secondo le proprie possibilità e scelte per adempiere al dovere di concorrere al progresso.

Dicesse Bersani  quali sono le condizioni che la Repubblica deve mettere a disposizione dei cittadini.
Scuole? Libri? Mezzi di trasporto? Personale? Laboratori? Qualità dell’insegnamento? Miglioramento ricercato della posizione nella  classifica delle migliori scuole al mondo, inteso come qualità concorrenziale? Infrastrutture ? Ferrovie, internet, costi energetici, costi di telecomunicazione, costi amministrativi e fiscali ? La diffusione di scuole superiori ad indirizzo tecnico inteso come componente fondamentale del progresso tecnologico dell’industria, della economia reale?
Non sono questi, strumenti per rendere liberi i cittadini di concorrere al progresso secondo possibilità e scelta, come sancito dall’art. 4 della Costituzione? E chi è, caro Bersani l’artigiano che confeziona questi strumenti se non lo Stato e le sue amministrazioni periferiche?
Invece lo Stato è stato invaso, occupato dai partiti e dalla loro sete di controllare tutto e tutti a tutti i livelli. Lo denunciava già Berlinguer, Enrico per la precisione, nel 1984; non papa Giovanni XXIII. Lo Stato così inteso , ha raccolto denaro pubblico con la spremitura esasperata, nell’intento nobile di redistribuire ricchezza; non già attraverso il miglioramento dei servizi della P.A.; non già nella costruzioni di infrastrutture materiali e del sapere che rendessero competitive le nostre aziende; semplicemente per alimentare l’esercito occupante e le loro clientele. Tranquillizzati da quel lato, cioè dal continuo funzionamento della pompa di denaro pubblico dalle tasche dei cittadini, ci siamo potuti permettere il lusso di inseguire Berlusconi su leggi ad personam per 17 anni. Dai quali occorre detrarre i periodi dei governi Prodi e D’Alema. Dice Bersani che in quei periodi è stato un limite il non aver provveduto alla legge sul conflitto di interesse. Altro che limite caro Bersani; é stato una rovina per l’intero sistema-paese. E non vale l’affermazione che il PD è nato nel 2009. Perchè i maggiorenti del partito, te compreso eravate negli altri due partiti precedenti e a denominazione diversa.
Ora, ciò premesso, perchè mai i cittadini italiani, di sinistra e di centrosinistra, di centro e di centrodestra, pensanti e razionali, dovrebbero fidarsi di questa classe dirigente e del loro candidato premier che vuole democristianamente rassicurare tutti, presumendo a priori un’alleanza con i rappresentanti storici dell’altro schieramento centrista?
Quanto potrà durare un governo di Bersani & Casini-Monti? Fino al congresso? Poco oltre? Quanto?

Di fronte a queste incertezze, di fronte alla situazione certa di 2 linee politiche diverse  nel csx, che si dividono tra un 55-45% a favore di Bersani, ma  a parti invertite nel paese, ci ritroviamo come nel parlamento attuale, a maggioranza PDL-LEGA, che è minoranza nel paese.

L’Italia perderà un’altro anno inutilmente.

Allora preferisco votare Matteo Renzi che nel suo programma abbastanza credibile, ancorchè criticabile in taluni aspetti, stanzia 20 MLD a favore di famiglie e imprese, che Bersani che dice che lui 20 MLD non ce l’ha, e quindi non promette niente. Ma se non puoi promettere niente, che senso ha la tua candidatura?

E’ una scommessa. Una speranza che poggia su una critica analitica   dei conti di Matteo Renzi. Si può fare, si può osare. Viene indicato un obbiettivo chiaro ed inequivoco. Io ci provo. Meglio, molto meglio del surplace.

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