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di Alessandro Maran dal Messaggero Veneto Giornale del Friuli: 

Voterò per Matteo Renzi. Sono dell’opinione che il centrosinistra abbia bisogno di una rigenerazione, sia pure al prezzo di qualche scossa. E bisogna che le primarie sciolgano il nodo del posizionamento di fondo del Pd nella crisi italiana ed europea. Fare una campagna elettorale di opposizione dopo un anno in maggioranza è schizoide. Il Pd deve rivendicare con orgoglio di aver partecipato (da protagonista) allo sforzo per salvare l’Italia, non vergognarsene; e deve prendersi il merito della popolarità di Monti in Europa, non accreditarsi come quello che non vede l’ora di toglierselo dai piedi. Si può pensare quello che si vuole di Matteo Renzi, ma non c’è dubbio che nei suoi discorsi (e nel suo programma) abbia ripreso quasi tutte le idee-chiave della sinistra liberale; e non c’è dubbio che è con queste idee che prova a sfidare la maggioranza del Pd. Diciamoci la verità: il più delle volte, le riforme che sarebbero necessarie (per trasformare un sistema giudiziario bizantino, un governo locale sciupone, un sistema sanitario scricchiolante ecc.) sono impopolari e rischiare l’impopolarità nei punti di forza tradizionali (il pubblico impiego, per esempio), puntando sulla riconoscenza delle generazioni che verranno, esige un coraggio che gli attuali leader del Pd non hanno. Il punto irrisolto è sempre lo stesso…

leggi tutto: qui

Riporto un paio di stralci:

il partito non ha altra possibilità che quella di provare a conquistare quegli elettori delusi dal centrodestra, che ora possono volgere lo sguardo altrove in cerca di una nuova speranza, facendo proprie le loro istanze. Facendo proprie, cioè (sulla base dei nostri valori) quelle domande, quelle aspirazioni che essi esprimono e che Berlusconi ha lasciato insoddisfatte.

Di quali istanze  dei delusi da Berlusconi il PD dovrebbe farsi carico? Non c’erano istanze da parte dei cittadini, tranne una: la pulizia della politica dallo sporco emerso durante Tangentopoli. Fuori i politici, spazio a chi con la politica non aveva avuto a che fare. Tuttavia un dubbio, un sincero dubbio deve nascere. Negli ambienti milanesi, della borghesia milanese intendo,non era nota la frequentazione di Berlusconi dell’ambiente di Craxi?Quali istanze dunque? Meno tasse? Meno stato? Più libertà e meno comunisti? Andiamo, siamo seri. La regola era nel ’94 come nel 2002 e nel 2008 più spesa pubblica, più tasse, più corruzione e meno giustizia. Questa sì per tutti.

Insomma, voglio dire che questa dei delusi dal cdx non può fare il paio con

l’ incapacità del centrosinistra di promuovere un’aperta battaglia culturale nel proprio «mondo di riferimento» in difesa di quelle idee che molte volte ha annunciato (tutti ricordiamola promessa di una «rivoluzione liberale») come l’orizzonte della propria azione politica.

Se di rivoluzione liberale si deve parlare, occorre coinvolgere tutta la società italiana. La destra liberale di Berlusconi ha dimostrato di essere quanto e più statalista della sinistra. Più corrotta, più clientelare. Diciamoci la verità: quanti anni abbiamo dovuto aspettare prima che i rappresentanti della medio/grande industria dicessero “fate presto, siamo sull’orlo del baratro”? Abbiamo dovuto aspettare i giorni del commissariamento da parte dell’europa! Nell’aprile del 2011 PDL-LEGA-DESTRA raccoglievano ancora il 43% dei consensi, quando ormai era chiaro a tutti, dopo che per tre anni  la sinistra l’aveva annunciato, che l’Italia si avviava verso il baratro. Di quale delusione stiamo parlando? Ci sono voluti Draghi e la Merkel per fare capire ai ” delusi del cdx” che era tempo di aprire gli occhi senza ulteriore rinvio.

D’altra parte al PD occorre muovere una seria critica: dopo tre anni di annunci del baratro, questi non era pronto a governare. Un dramma imperdonabile. Non un programma, non una politica di alleanze.

Io non voto Bersani per questo motivo.

La rivoluzione liberale impone, imporrà una prima azione di premessa indispensabile a qualsiasi altra azione: la riduzione della spesa pubblica, eliminando sprechi ed elementi di soffocamento della iniziativa privata e del rapporto quotidiano tra cittadini e pubblica amministrazione. In quella direzione, mi pare che la cultura del PD si sia manifestata in occasione dei governi Prodi e delle liberalizzazioni iniziate da Bersani. Analogamente, l’azione di recupero dell’evasione fiscale ha ottenuto ottimi risultati con un deterrente:” facciamo sul serio.”

Tornando ai giorni nostri.

Tutti i programmi dei candidati alle primarie del csx sono bei programmi. Se escludiamo Vendola, che può vantare una buona amministrazione in molteplici aspetti  della regione Puglia, solo Renzi si presenta con un corredo di numeri.

Matteo Renzi dice dove prende i soldi e dove li spende. Su alcuni numeri c’è da discutere; personalmente ho dei dubbi, come già scritto in precedenti post, sull’importo totale disponibile, e sui tempi per la riduzione delle imposte; presupposto indispensabile alla ripresa dell’economia.

Della spesa pubblica si inizia dai costi della politica, per una ragione morale ed estetica, ripristinando la cultura del civil servant.

Qui il programma di Matteo Renzi presenta più timidezze ed una nebulosa. La riduzione del 50% dei parlamentari appare più come un annuncio che una ragione di efficienza. Ritengo che la semplificazione del procedimento legislativo costituisca un risparmio di tempo per la produzione dei parlamentari,e sopratutto una diminuzione sensibile dei costi che il sistema sopporta , nonché la conservazione qualitativa delle aspettative dei cittadini interessati a tale o tal’altro iter legislativo.
Se la ragione è la semplificazione, la quantità deve commisurarsi alle necessità reali.Possiamo dunque presumere che se negli USA vi sono 335 deputati e 100 senatori, per 320 milioni di abitanti sparsi in 50 stati, un pochino più grandi delle nostre regioni, in Italia sono più che sufficienti 50 senatori e 200 deputati.Un deputato ogni 300.000 abitanti.
Quanto ai costi della politica nelle assemblee regionali, Matteo Renzi è decisamente indeterminato sia nel numero,sia nei costi monetari. Mentre si può pensare ad un dimezzamento dei consiglieri e ad una quota di 8-10€/abitanti per il funzionamento dell’organo regionale.Parimente dicasi per i consigli comunali e di quartiere.
I risparmi di spesa corrente  incidono  come illustro qui , per circa 1.134 milioni; ma il grande vantaggio in termini economici sono i tempi di approvazione delle leggi , unitamente ad un ripristino della sobrietà della classe politica. Sobrietà tanto cara alla sinistra ante 1989.

Di Vendola inviterei tutti quanti ad osservare i progressi della regione Puglia da quando da lui gestita . Non aggiungo altro se non un’avvertenza: sostenere un candidato non significa fare parte della tifoseria a prescindere. Significa essere critici nel concreto. Aiuta il candidato ed i cittadini a capire quale scelta e perchè.

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