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ciò che manca a noi italiani è la coesione: coesione tra classe dirigente e cittadini; popolo se volete.

Di fronte allo sfascio del senso del pudore nazionale, che ha  derubricato  a delinquenza minorile la stagione di mani pulite,vi sono state diverse, timide reazioni di dirigenti politici; altre, più forti, espresse da milioni di cittadini.

Delle  prime , alcune ipocrite prese di distanza dai vari individui che rubavano a man bassa, senza nemmeno farsi sfiorare da alcun dubbio sul sistema. Del resto la sofferenza della legge anticorruzione, approvata faticosamente in parlamento perchè snaturata proprio dagli pseudo scandalizzati, è lì a dimostrarlo. Altre più onestamente, suggeriscono una riduzione dei privilegi e del sistema retributivo della classe politica.

Con un limite:” le nuove regole sono a valere per coloro che verranno.”

Forse.

“Ma non per noi adesso.”

Tradotto in euro:

se ci fosse la volontà di eliminare il sistema delle nomine, delle cooptazioni, delle battaglie a  chi recluta il numero maggiore di parlamentari, consiglieri regionali, provinciali, comunali e di quartiere, non avremmo risparmi monetari significativi tali da incidere sensibilmente sulla spesa pubblica. Ma la classe politica e magari quella economica, potrebbe caricarsi di una parte dei sacrifici forzatamente imposti ai cittadini.

Per esempio se volessimo ridurre il n° dei parlamentari a 335 tra senatori o senato delle regioni, e camera dei deputati; supponendo un risparmio di € 220.000/cad. mediamente tra retribuzioni,indennità, quota parte dei consumi conseguenti alla presenza negli immobili deputati, il risparmio è pari a (945-335) x 220.000 =134.200.000€ (1)

Nel caso dei costi del funzionamento delle assemblee degli enti locali, fissato un costo di € 10 per abitante, otterremmo una spesa totale di di 600 milioni (2)di € contro 1.600 milioni attuali.

Il risparmio totale 1+2 offre un importo pari a 1.134,2 milioni €.

Altri costi della politica, i finanziamenti ai partiti denominati subdolamente rimborso spese.

A seguito delle elezioni politiche 2008 i finanziamenti statali ai partiti sono stati pari a 503.094.380,90 € a fronte di un referendum abrogativo del 1993, da parte del 90,5% dei votanti,e così ripartiti:

mentre le spese effettive, 110.127.757,19 €,si evincono dal seguente prospetto:

Come si può notare dalle ultime 2 righe, in caso di elezioni anticipate, il finanziamento si rinnova integralmente.

L’ingordigia non ha limite.

Davanti all’ingordigia, si specchiano i cittadini con i loro problemi, sempre più stringenti, sempre più soffocanti.

E si pongono e pongono domande alle quali nessuno risponde, se non pochi, pochissimi. Ora quei cittadini hanno smesso di fare domande.Hanno cominciato ad usare la matita senza consumarla, dentro o fuori la cabina elettorale.

Essi si astengono dall’attesa che i loro rappresentanti tradizionali, prestino loro attenzione, semplicemente non usando la matita; altri consumano la matita a favore di chi ha capito almeno una cosa: questa classe dirigente, economica e politica, ci costa un sacco di soldi, non risolve nulla e ci ha portato alla disperazione. Sono il 70% degli aventi diritto al voto.

Sono quel 70% di elettori che non accettano il linguaggio politico dei tecnici al governo e il linguaggio fumoso e ripetitivo della classe politica : tutti dobbiamo fare dei sacrifici per non finire come la Grecia. Tutti chi madama la Marchesa? la famiglia di operai che tasse dopo tasse prelevate assicurano il godimento per tutti indistintamente  dei servizi della P.A.? La famiglia dell’imprenditore che tutto ha rischiato nella propria impresa, che ha correttamente versato le imposte dovute, e che ora si vede rifiutare un credito bancario perchè le banche non hanno più fiducia nemmeno in sè stesse; e sono impegnate a sostenere il debito nazionale, diversamente finiamo davvero come la Grecia?

Gli esodati senza lavoro e senza pensione, perchè tra ministero e INPS, non c’è stata la concertazione necessaria?

I ricchissimi depositari di poche migliaia di euro tassati con il bollo come chi ne ha milioni?

I sofferenti di SLA, per i quali il governo ha (aveva) eliminato i finanziamenti?

I precari? i sottopagati? coloro che guadagnano tra i 300 e i 600 €/mese?

I nonni ed i genitori che vedono assottigliarsi i risparmi di una vita perchè chiamati ad essere l’ammortizzatore sociale indispensabile?

Il 70 % degli elettori chiede una svolta di 180°. Una rottura del sistema.

E così assistiamo al consenso sempre crescente di un movimento, il M5s che attualmente supera il 20% a livello nazionale. I partiti e buona parte della Stampa non capiscono che M5s è l’unico elemento di rottura di un sistema che ormai fa acqua da tutte le parti. Persino negli organi di vigilanza; (vedi l’affare SAI-Fondiaria)

L’M5s non si allea con nessuno, ma approfitta del Di Pietro  in difficoltà, non per gli attacchi violenti sul presunto Di Pietro palazzinaro; ma semplicemente perchè buona parte dell’IDV vuole rientrare nell’area di csx. Lo stesso Di Pietro ha dichiarato di voler partecipare alle primarie sostenendo Bersani. Ma il PD è molto squeamish su questo argomento. Perchè mette in difficoltà la vocazione minoritaria della sinistra.

Tutti i sondaggi degli ultimi 6 mesi danno il csx (escluso FdS e API) oltre il 42%. La violenza dell’attacco a Di Pietro su tutti i media, nonostante la controprova on line documentale, ha prodotto un calo di 1,2% dei consensi dell’IDV; riportando il csx al 40,8%.

Nel momento in cui occorerebbe rottamare tutto, non solo d’Alema e Veltroni, l’establishment si difende indebolendo il csx; costringere ad una legge elettorale che obbliga ad alleanze ibride, mantenendo le forze politiche moderate soggette allo status quo.

Riflettano i candidati del PD. Lo specchio delle alleanze ibride riflette la forza crescente di M5s.
Infine ,ha ragione Renzi a dire che togliendo l’argomento dei costi della politica a M5s, questi si riducono a percentuali insignificanti. Purché accompagnate da un progetto credibile nei numeri, e da un ricambio della classe dirigente.

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