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a proposito di primarie :dipende tutto dalle regole che saranno octroyées? E se la tattica fosse far perdere tempo a chi non è già in campagna elettorale?

Un movimento che si prefigge l’obbiettivo di raccogliere 30.500 firme, per indire un referendum in un partito che conta oltre 600.000 iscritti, può rimanere ai marigini della proposta politica?
Se no, può delegare ad altri l’azione necessaria all’ applicazione di quella proposta, dalla quale nascono i quesiti referendari, essendo la proposta medesima summa di indicazioni dei pilastri portanti di un sistema paese?
La risposta al quesito langue nella testa di chi quella proposta ha elaborato.
La necessità di un’azione autonoma, propria, è dettata dalle circostanze per le quali cresce la domanda di un soggetto politico, che nasce spontaneamente nei terreni incolti e dimenticati dalla politica del palazzo e di certe istituzioni; dalla mancanza di etica e di consapevolezza della funzione sociale che ogni impresa genera, volente o nolente;dalla pochezza della proposta di chi narra storie vere, ed indica orizzonti radiosi in prossimità di un forte temporale che rischia di sommergere tutti e tutto.
Ieri ho letto alcuni post di Ivan Scalfarotto: “ de chè stamo a parlà “ e una risposta al tweet di Concita de Gregorio sull’annuncio a breve, di un fronte comune di esponenti del PD alle primarie. (Civati, Scalfarotto, Puppato, Gozi e S. Boeri)
Sono rimasto colpito delle conclusioni di Ivan sulla incongruenza di una candidatura al plurale, pena la dispersione dei voti tra uno e l’altro.
Vorrei qui osservare la questione da un’angolatura diversa.
Dunque, è tendenza diffusa infilare tutti problemi e le loro soluzioni nella stessa cassetta postale. La cassetta postale è del candidato dell’uno o dell’altro cittadino a secondo dell’ orientamento politico. E’ la personalizzazione della politica. Non ha effetto boomerang.
Ne abbiamo veramente necessità? E’ questa la soluzione ai problemi del sistema Italia?
Uno? Di Uno, ve ne sono già due: Bersani e Renzi.
Ma è proprio così? Stando alle ultime dichiarazioni pubbliche e recenti di entrambi, mi pare che l’Uno si sta trasformando nel duo. L’immagine di Bersani premier si era arricchita dell’immagine di Monti con un ruolo importante , anche se non definito (fosse anche di presidente della Repubblica: il custode); ieri un’altra immagine ha preso posto nell’album di Bersani: la non esclusione del ruolo di Renzi in un esecutivo Bersani.
Specularmente, Renzi sin dall’inizio non ha escluso un ruolo di Monti, e l’altro giorno ha dichiarato che Bersani potrebbe, se lo volesse, avere un ruolo in un governo Renzi.

Con ciò intendo evidenziare che entrambi esprimono, seppur sommessamente, la necessità di essere accompagnati da Monti; probabilmente per motivi di iniziale credibilità internazionale. Inoltre la non esclusione reciproca di collaborazione in caso di vittoria dell’uno o dell’altro, pone le premesse di gentlemen agreement tra i due; iniziato, pare, con le trattative riservate sulle regole per le primarie.( pare, ma non è stato smentito)
Vien da chiedersi: che razza di primarie saranno mai queste? E su quali programmi?
Del programma di Bersani vi saranno solo paletti ( detto nell’assemblea del 14 luglio)
Del programma di Renzi, ne cito solo una parte, tra le più importanti per l’economia, per i mercati, per il futuro: i venti miliardi destinati alla copertura di garanzie per il credito bancario alle imprese, odorano di assistenzialismo (alle banche) e di continua presenza dello stato nell’economia. E’ assente in questa visione una libera azione del merito di chi vuole fare impresa in un mercato concorrenziale (banche comprese). Una delle reali libertà all’impresa è una riduzione del prelievo fiscale, ovvero della presenza asfissiante dello Stato, che dev’essere annunciato da chiunque si propone al governo , per il breve periodo. Per Renzi invece il breve periodo consta di 5 anni: troppi!

Stante l’attuale situazione, è probabile che si vada al governo, ma alleati con l’UDC. (forse).Se questo è l’orizzonte, dimentichiamoci dei referendum.
Quindi?
Quindi manca il vero contendente. Manca l’alternativa genuina, scevra da ansie di governo fine a se stesse; scevra da ansie di protagonismo e narcisismo;scevra di personalismo.

Le primarie sono comunque utili, per i cittadini riappropriarsi del diritto di scegliere. Questo diritto non può essere conseguente agli scambi che avvengono nelle segrete stanze del palazzo; qualunque aborto di legge elettorale lor signori partoriranno, in funzione esclusiva degli interessi di PDL-Lega (ancora maggioranza in parlamento) il sentimento anti partiti dei cittadini chiede le primarie di coalizione o di partito. Se non ci saranno, allora si apriranno ancor più vaste le praterie dell’astensionismo e della protesta, cavalcate sapientemente da M5s.
Ma questo non basta ancora.
Noi, il paese, abbiamo bisogno di una squadra e di un programma veri e credibili. Realizzabile,il programma, da persone normali ovviamente (cit. ciwati).
Le leadership durature, che fanno un pezzo di storia, nascono spontaneamente a partire dalla elaborazione del progetto, ed è il collettivo a riconoscerla naturalmente. Non ci si presenta candidati alla guida di una nazione, se non si è già leader di un gruppo riconosciuto di persone, con le quali si è fatto un pezzo di strada in quella direzione.
In questa situazione, manca quello che c’è: il contendente vero, genuino e ricco di esperienze sull’intero territorio nazionale; che non presenta ansie di protagonismo, ma che freme di passione per proporsi con le proprie idee ed i numeri che quelle idee necessitano, per rendere i sogni raggiungibili, realizzabili per coloro che vorranno con la propria volontà ed il loro merito realizzarli.
Sotto questo aspetto non possiamo continuare a dire e a scrivere e a chiedere cosa fa Civati.Non possiamo lasciare questa decisione alla solitudine. E’ indispensabile che altri abbiano il coraggio di mettersi in gioco in prima persona, rischiando anche la sconfitta. Sapendo che la battaglia sarà dura, perchè il primo obbiettivo da raggiungere è convincere il popolo del centrosinistra della bontà delle nostre proposte. Perchè a differenza degli altri 2 candidati, non ci proponiamo la copertura dell’UDC, ma neanche abbiamo la preoccupazione di essere di loro gradimento. Probabilmente questo vantaggio ci libera da condizionamenti verso un elettorato che chiede chiarezza e non ammiccamenti. Come diceva F. Barca, possiamo e dobbiamo proporre una visione netta per il governo politico dei prossimi 5 anni, le cui strutture serviranno per gli anni successivi.
Una buona squadra ed un buon programma, unitamente ad una chiarezza prettamente politica di esposizione, rappresentano inoltre lo strumento per destare interesse in chi ha voltato le spalle alla politica.
Credo che Prossimaitalia possiede gli strumenti per candidarsi e sparigliare decisamente operazioni che preannunciano il cambio degli attori per recitare un copione simile al precedente.
La semina è quasi completata. Perchè rinunciare al raccolto e ad azionare le pale del mulino?

P.S.Nel frattempo, l’anno che verrà (il 2013 leggasi duemilatredici) è già al passato.
Senza crescita.
Non ha aspettato regole per le primarie.
Non ha aspettato legge elettorale.

Così giusto per dire che saranno i cittadini italiani a pagarne le conseguenze. Ancora e fino a quando?

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