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Al post di Rita Castellani su prossimaitalia aggiungo questa buona notizia:

Da Virgilio Economia

Quattro colossi bancari rinunciano alle speculazioni sui prezzi alimentari. Cresce la fame nel mondo, mentre gli speculatori controllano ormai il 60 per cento del mercato dei cereali. Fao e Ocse lanciano l’allarme: nel prossimo decennio ulteriori aumenti.In controtendenza rispetto all’informazione economica degli ultimi tempi, ecco emergere dal mondo della finanza una piccola, buona notizia. La Commerzbank, la seconda banca tedesca, ha eliminato le materie prime alimentari dal proprio fondo che investe in commodities (il ComStage Commodity Etf). La notizia segue di pochi mesi l’annuncio della Deutsche Bank, uno dei maggiori operatori mondiali in questo settore, che a marzo ha cessato di più collocare prodotti finanziari sulle materie prime alimentari. Anche la DekaBank ha abbandonato gli investimenti su grano, soia e mais, così pure come la banca regionale del Baden-Wuerttemberg.

SULLA FAME NON SI SCOMMETTE

La minaccia di un boicottaggio da parte dei fondi pensione in gestione alle banche, il pressing dell’opinione pubblica, le considerazioni di natura etica hanno motivato le scelte dei quattro colossi bancari tedeschi, facendo segnare un punto a favore di coloro che combattono la fame nel mondo.
Numerose campagne promosse da ong internazionali (vedi in l’Italia, ‘Sulla fame non si specula‘) insieme alla Fao e ad altre organizzazioni umanitarie cercano infatti da anni di contrastare lescommesse finanziarie (si tratta di prodotti derivati, perlopiù futures) sulle commodities alimentari.

CEREALI E MERCATI, UN RACCOLTO SOLO PER POCHI 
La compravendita di titoli legati al cibo non è una novità: è dal 1865 che alla Borsa di Chicago si comprano e si vendono contratti a termine legati al raccolto di frumento. Originariamente, il mercato deifutures in agricoltura era usato da produttori e compratori per assicurarsi rispetto ai rischi di variazioni significative sui prezzi di compravendita di beni come il grano, il mais e lo zucchero: se il raccolto va male, ad esempio, i guadagni realizzati con i derivati compensano la perdita.
Ma la deregulation introdotta a partire dagli anni ’90 ha fatto sì che i futures sui prodotti agricoli non fossero più solo nelle mani di chi aveva un interesse diretto in quel determinato mercato, ma anche di prodotti e soggetti finanziari (come i fondi pen­sione e le banche d’affari) che muovono e  investono grandi somme di denaro con l’obiettivo esclusivo di ottenere il miglior rendimento.

Negli ultimi cinque anni, gli investimenti sulle oscillazioni dei prezzi alimentari sono quasi raddoppiati e la fluttuazione continua dei prezzi alimentari ha reso particolarmente difficile la situazione dei consumatori dei produttori agricoli economicamente vulnerabili.
Gli speculatori controllano ormai il 60 per cento del mercato dei cereali, a fronte del 12 per cento di 15 anni fa. Nel 2011, gli investimenti speculativi sui raccolti sono stati pari a venti volte gli aiuti all’agricoltura nel mondo. Goldman Sachs, il leader del settore, nel  2009 ha guadagnato oltre 600 milioni di sterline grazie alle speculazioni sul food.
Il risultato di queste operazioni è stato quello di condurre i prezzi degli alimenti a livelli recordrispetto agli ultimi trent’anni.
Va segnalato che all’aumento dei cereali contribuiscono anche altri fattori, quali la crescita dell’uso di colture alimentari per i biocarburanti ed eventi meteorologi­ci estremi, legati al cambiamento climatico, che danno vita a un mix esplosivo all’insegna della crisi alimentare.

Secondo la Fao e l’Ocse, nel prossimo decennio 2011-2020 i prezzi dei cereali potrebbero stabi­lizzarsi a un 20% in più rispetto ad oggi, e quelli della carne potrebbero aumentare anche del 30%.
Uno scenario preoccupante che dovrebbe muovere interventi politici. Nell’assenza di provvedimenti da parte dei legislatori, non ci resta che plaudere all’iniziativa di qualche banca.

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