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Apprendo dai giornali, che martedì presenterai una lettera d’intenti per l’alleanza tra progressisti e moderati.

E sono due giorni che ci penso.

E mi sono venuti in mente alcuni episodi, momenti di vita, squarci di secoli addietro (politicamente s’intende).

Vivo a Bologna dal 1968. Fanti, Zangheri, Imbeni. Comunisti. Comunisti ma moderati. Loro e tanti altri hanno portato Bologna e l’Emilia al livello delle migliori realtà europee. Ti risparmio i particolari, tanto sei di Bettola; qui vicino. Ci sono stato tantissime volte al mercato di Bettola quando ero in vacanza a Bardi; proprio sul confine tra le due provincie: al passo di Linguadà. Che bei tempi. Erano gli anni ’70-’80.

Pensa, caro Bersani, mentre ero in vacanza lassù, facevo il programma dell’attività aziendale per l’anno successivo: break point, fatturato, utile, investimenti. Il bello è che ci pigliavo sempre. Magari con dei miglioramenti. Bei tempi. Altri tempi. Ma sono veramente esistiti quei tempi? A volte, sai, mi viene il dubbio. Che fosse un sogno?

Dicevo dei comunisti ma moderati. Anch’io che ho militato nel PCI, poi dopo le macerie del muro, ho continuato a votare PDS,DS,PD. E nonostante altre macerie romane, siciliane e lombarde, ho partecipato alle primarie: tutte. Ora tu mi dici che dobbiamo allearci con i moderati. Ma come faccio? Io pensavo di essere già un moderato! Come posso allearmi con me stesso? Probabilmente lo spiegherai nella lettera d’intenti.

Intanto vorrei spiegarti perchè  credo di essere un moderato, così come quelle persone prima nominate.

Pensavo, da moderato che la credibilità dei prossimi governanti, sarà misurata dal piccolo e dal grande investitore, sulla capacità delle proposte economico-finanziarie contenute nel programma, di generare risparmi nella Pubblica Amministrazione e nei costi maggiori,sopportati dalle imprese residenti, rispetto ai colleghi/concorrenti delle altre nazioni industrializzate.

Sono, questi risparmi e la credibilità recuperata, premesse insostituibili per un ulteriore recupero sul costo del debito pubblico.

Pensavo che le  somme di denaro, così risparmiate, dovranno essere destinate a riacquisire titoli in scadenza dagli investitori internazionali e ad investimenti sulle infrastrutture e sovrastrutture necessarie. In primis l’ autostrada informatica veloce sull’intero territorio, a cominciare dalle zone industriali che ne sono carenti se non addirittura sprovviste.
Pensavo che  la riforma della Giustizia fosse all’ordine del giorno, perchè il sistema giudiziario italiano, codice e procedura, rappresenta una componente di repulsione degli investimenti interni ed internazionali.

Riforma della giustizia, ristrutturazione della spesa pubblica e credibilità sono le fondamenta di ogni rilancio della economia reale.
Se tempi e metodi di realizzazione di queste 3 fondamentali saranno credibili, la loro forza inerziale renderà credibile, nel  breve periodo, un arresto del tasso di disoccupazione e un possibile, anche se leggero calo della pressione fiscale.

La credibilità genera fiducia; la fiducia in un governo serio, diventa il presupposto della scommessa sul futuro.
Come ho scritto più volte, non sono un economista: ho buona memoria di passati recenti, di calcoli e conti fatti da economisti e amministratori, corte dei conti e agenzia delle entrate, per questa e quella ipotesi di lavoro. A tirare le somme, è sufficiente l’aritmetica.

-Il passato recente insegna che a fronte della esclusione dall’ICI, del 40% dei proprietari di 1° case, un governo serio è riuscito a conseguire un avanzo di bilancio di ca. 5MLD. Si ricorderà il famoso gruzzoletto di cui Fausto Bruto voleva la redistribuzione.
-in quei pochissimi anni, si assistette ad uno spontaneo, maggiore e significativo gettito fiscale; semplicemente perchè quel governo diede l’impressione di fare sul serio e fu preso sul serio.

Apro una parentesi per esprimere la mia sorpresa quando, in una recente trasmissione ” in onda ” , il ministro della coesione sociale, nel raccontare una vicenda sulla riorganizzazione recente, pare andata a buon fine,della sanità ospedaliera ragusana, concluse con queste parole: ” o fai così oppure si chiudono i trasferimenti. ” Questa è la lezione che dobbiamo trarre: essere seri per poter  ispirare fiducia.
La coesione sociale la vedo così: operare drasticamente in quelle realtà critiche, sprecone ed inefficienti, per rassicurare le realtà sane, operose ed efficienti, sul buon fine dei trasferimenti dallo stato alla periferia. Insomma che le imposte versate da tutti alla P.A., siano da questa gestite al meglio, per il vantaggio di tutti.

Credevo che da moderato, un’ altra, vitale questione è la riduzione dei centri decisionali a tutti i livelli. In democrazia si discute e si vota. Ma se sono in troppi a decidere su cosa occorre votare, si genera l’immobilismo, tempi di attuazione interminabili, attese costose del sistema, costi ulteriori per la comunità.(vedi il caso TAV)

Da moderato pensavo che si potesse  cominciare così:

– dallo sfoltimento della P.A., a cominciare dal Senato fino al consiglio di quartiere. (i centri decisionali ed un costo di personale e di strutture ormai insopportabili); Eliminazione delle province, mantenendo se proprio necessario, un ente regionale indipendente, per la salvaguardia del paesaggio( anche ai fini di promozione turistica ed economica) e del  buon utilizzo  del suolo ( ai fini della salvaguardia dell’ambiente)Purchè rimanga l’unico centro decisionale, democratico, ai fini della valutazione dell’impatto ambientale
La questione dell’esubero dei dipendenti pubblici va valutata attentamente: qui una comparazione di livello europeo ,’ occorre chiedersi se non è la macchina amministrativa  a non funzionare adeguatamente.  A partire dal tipo di burocrazia,  sana ed indispensabile, che dev’essere riconosciuta universalmente da tutte le amministrazioni della Repubblica e che parla un linguaggio unico: servizio al cittadino.

-dalla riduzione degli eletti parlamentari: 54 senatori e 335 deputati per 60 mln/ab. e 18 regioni; contro 100 senatori e 435 deputati per 320 mln di americani in 50 stati;

-dal recupero della evasione fiscale: con il sistema della deterrenza, dei controlli incrociati e della semplificazione dei modelli per le D.R.

dipendenti, imprese individuali; società di qualunque genere con l’obbligo del bilancio standard europeo.Tre tipi di reddito ed i controlli saranno molto più semplici. (leggere le istruzioni per la compilazione dei modelli per rendersi conto della vastità della casistica del contribuente italiano).

Eliminazione degli studi di settore: è il primo incentivo all’evasione.

Un governo serio ispira fiducia anche nella severità dei controlli. Non uno stato di polizia, ma un fisco amico, che  se riceve uno sgarbo non perdona.

-un incentivo alla  fatturazione del tipo adottato per le agevolazioni fiscali per le ristrutturazioni. Valutare la convenienza di una riduzione dell’iva,o meglio detrazione dell’irpef, a carico dell’utilizzatore finale, a fronte di un aumento della base imponibile con l’emersione del nero.

-l’istituzione del vigile di quartiere  che conosce tutti: il livello di vita dei cittadini e il raffronto con i redditi dichiarati; (nell’ambito di una riqualificazione del personale della P.A. e di una maggior sicurezza dell’ordine pubblico; nonchè di un decentramento parziale di controllo dell’erario presso i comuni; che sono più vicini alle persone in difficoltà, ed anche ai furbi.

-una revisione audace del prontuario farmaceutico ospedaliero e una gara d’appalto internazionale per la fornitura biennale;

-valutazione seria della convenienza ad adottare la geotermia come energia alternativa; ne scrivevo qui.

Il fine è, oltre ad un impatto ambientale pressochè nullo, la riduzione delle importazioni energetiche; le quali essendo circa il doppio del volume delle esportazioni, generano un disavanzo commerciale di ca. 30-35 MLD annui.

-un problema di equità risiede nell’attuale imposizioni fiscale sulla proprietà immobiliare: occorre rispolverare il disegno di legge di Prodi 1996, sulla revisione dell’estimo catastale. Non è giusto che a parità di vani non si tiene conto della ubicazione e del pregio della unità immobiliare. E’ indispensabile introdurre il criterio del prezzo di mercato in rapporto alla superficie commerciale.

Il prezzo reale di mercato è immediatamente ottenibile presso le agenzie provinciali degli agenti immobiliari, unici veri terminali delle trattative per le compravendite. Non occorrono studi, seminari, incarichi a tecnici.

-sulla patrimoniale è difficile esprimersi, pur ritenendola indispensabile:  troppi i pareri, troppe le difficoltà del censimento.

Un conto della serva potrebbe individuare un 50% ca. di quei 8.600 MLD di ricchezza, da tutti riconosciuta.

Ma il patrimonio censibile e tassabile è rappresentato quasi esclusivamente dall’immobiliare. Perciò, non potendo, da  moderato, tassare con l’imu e la patrimoniale, occorre riformare l’estimo catastale come sopra descritto.

Sul patrimonio mobiliare invece il prelievo si limiterebbe a ca. 3 MLD.

Del resto Hollande, la patrimoniale  l’aveva annunciata, ed ora è in corso di applicazione. Il sindaco neo eletto di Genova promise un aumento delle imposte comunali per il mantenimento dei servizi. Ma in cambio occorre promettere convintamente, una riduzione della pressione fiscale a partire dall’anno successivo.

Rimane il patrimonio immobiliare pubblico. Per il quale 9.600 enti, attraverso 85.000 amministratori,costano 2,5 MLD annui.

Il patrimonio vendibile ammonta a c. 600 MLD. Perchè non valutare il costo di gestione a compenso del minor prezzo di mercato attuale?

Un governo serio (non moderatamente serio) può promettere previa una drastica riduzione degli sprechi, una riduzione delle imposta sul reddito da lavoro, e chiedere un ulteriore contributo a chi più ha avuto in questi ultimi anni di crisi.

Non sono un economista, ma credo che con queste semplici proposte moderate, si può arrivare ad un centinaio di MLD/annui.Mi piacerebbe fosse avviata una discussione pubblica su questi pochi temi, con la partecipazione di qualche economista indipendente.

Non che gli economisti di area non sono credibili; tutt’altro! Ma diciamo una moderata esposizione oggettiva aiuta un libero giudizio e conseguente scelta politica.

Ultimamente mi ritrovo spesso a citare il moderatissimo Fabrizio Barca:( alcune frasi sono come le bocce di biliardo che rimbalzano da una sponda all’altra, senza mai andare in buca) lo ricito volentieri: “solo la politica eletta può con una visione netta e di lungo respiro, dare corso alla ripresa del paese.” A buon intenditor…

Non dimentichiamoci che se vogliamo rimanere in Europa, da protagonisti, dobbiamo ridurre il debito nazionale di 53,3 MLD/annui. Oltre interessi.Così, giusto per rassicurare le prossime generazioni. Moderatamente s’intende.

Volevo sapere da te, caro segretario, se oltre le alleanze, si parla anche di queste cose nella lettera d’intenti per l’alleanza tra progressisti e moderati.

P.S. Puoi dirmi anche come faccio ad allearmi con me stesso?

Grazie.

Angelo da Bologna

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