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Ecco, questo aiuterebbe, anche se è vero che costa un po’ di sudore, e richiede un’alta resistenza alla frustrazione. Ma può valerne la pena, perché anche il mondo visto dal proprio blog, per quanto grande e interessante, alla lunga non basta più.
E quindi te lo chiedo esplicitamente, Alessandro, ripensaci. Sei pessimista, e lo capisco, siamo tutti pessimisti, ma il punto non è il pessimismo, il punto è trovarsi sulle cose da fare, e combattere per realizzarle.

Del pensiero di Paolo, ho evidenziato 3 espressioni che mi paiono sono, allo stato, il sentimento che traspare dalla molteplicità dei temi trattati, dai commenti e dalla situazione politico-economica del paese:

-frustrazione
-pessimismo
-forte desiderio di continuare la battaglia
-confusione; tante e complesse sono le dinamiche della società italiana

Che sia il caso di fermarci solo un momento e illuminare, diradare le nebbie, sfoltire i problemi, approfondire dove siamo arrivati, mettere un punto fermo da dove ripartire?

Mi viene in mente il giovane Holden, il quale dovendo lasciare la città, si rifugiò su un colle dal quale poteva osservarla. Il punto non era lasciare la città. Il punto era di essere sicuro di lasciare quel posto. Per esserne sicuro voleva essere certo di esserci stato. Perciò percorse la memoria alla ricerca di momenti “vissuti” in quel posto.
Tornando ai nostri, mentalmente, giovani Holden, essi vogliono abbandonare un luogo: un’ idea della applicazione della politica di vertice, dannosa ed ufficialmente imperante dal 1985.

Tentativi dall’alto vi sono stati; Ciampi e Prodi. Ma la mucca aveva ancora tanto latte da dare ( a credito) che molti pensarono bene che le virtù del governare con un pensiero alle generazioni future, fosse roba per menti sclerotizzate.
Poi iniziano i movimenti dal basso: del primo caucus, delle donne (se non ora quando?) del popolo viola, ,della Leopolda, di prossimaitalia, dei referendum e del voto di protesta.
Ora sono rimasti prossimaitalia  e Leopolda, oltre ad alcuni circoli PD. Entrambi vivi, i primi due, ma separati, all’interno di quel luogo “ideale” che si vuole lasciare.
Paolo dice che sono passati solo 3 anni dalla sua iscrizione al PD. Non so di Civati, Renzi, Serracchiani, Francesco, Matteo, Giulia, Stefano,Ivan e tanti tanti altri. Ma vi sono diversi milioni di altri, che quel luogo l’hanno vissuto quando l’idea era altra e simile alle aspettative atuali.
Se il popolo di prossimaitalia e della Leopolda hanno qualche dubbio circa l’esito, i modi ed i tempi delle battaglie per rinnovare l’applicazione della politica,quegli altri milioni hanno necessità di sapere cosa c’è di nuovo per riappropriarsi di quell’altra idea, simile, con la quale si conviveva giorno per giorno, sicuri del futuro.

Ciò che oggi rappresenta il PD, al netto della domanda che sale dal basso, è l’aver voluto lasciare un posto, dimenticando di esserci vissuti.

Mi riferisco all’89, mi riferisco alla qualità dello spirito di appartenenza al partito che c’era prima: il PCI. Rimosso per via anagrafica, per pudore di fronte alle nuove ideologie che avanzavano: la Milano da bere, lo yuppismo, un malinteso senso di libertà nell’economia e nei nascenti mezzi di comunicazione di massa. In poche parole l’ubriacatura da liberismo. Tutto ciò che divenne il PCI, navigò sull’onda di quelle novità senza sapere dove si andava.

L’unica nostalgia della quale soffro, è della capacità di tracciare un percorso e indicare una meta condivisa dalla maggioranza degli elettori, e degli amministratori della periferia, che resero alcune regioni nel novero delle migliori realtà europee.

Lasciare il PD oggi significherebbe lasciare tutto quello che c’era prima. Significa anche lasciare quello spirito che oggi viene richiesto dai cittadini.

A che punto siamo arrivati?

Di Leopolda non so. Non ho modo di essere aggiornato. Mi piacerebbe però sapere come si è sviluppato quel ” noi”. Quali inizative ci sono in cantiere. Ma come dice Paolo, l’importante è trovarci sulle cose da fare.

Di prossimaitalia, è un movimento in crescendo, certamente sul web. Dopo diverse fermate del treno, numerose iniziative sul territorio al nord, qualcuna a sud. Mi pare tuttavia, che sono maggiormente evidenziate nel calendario del solo Civati. Vorrei essere smentito; vorrei che anche le altre iniziative che,certamente ci sono, fossero elencate in una pagina di prossimaitalia. E’ questo che dà il senso dell’unum su tutto il territorio. E’ questo che dà a noi stessi, ed anche agli altri, la misura della forza e del peso politico.

Quel peso politico va esercitato pure nei consessi deputati. Nell’ultima assemblea, vi sono stati solo due interventi forti sulle nostre proposte. E’ stato un errore. Vero che primarie e diritti civili hanno un effetto dirompente. Ma non aver sostenuto la discussione su un livello politico alto, ha significato la preclusione del dibattito, a coloro che comunque desiderano che le proposte siano discusse all’interno.

Vorrei che alla prossima assemblea nazionale, intervengano i leader di prossimaitalia. Con tutto il peso politico di cui sopra.

Vorrei che la politica non sia più sconfitta dal regolamento, presunto o volutamente travisato.

Vorrei che si dicesse che il programma, attualmente in discussione, sarà pronto per la prima settimana di settembre. Che sarà presentato alla società civile con i seguenti incontri e conferenze stampa: ( due punti e a capo )

Vorrei che il treno di prossimaitalia ripartisse al più presto con fermate in tutti i capoluoghi regionali. A partire da Palermo dove si voterà a ottobre. A Palermo dove vorrei che ci fosse il primo banco di prova per le primarie.

Vorrei che per tutte queste cose, si dicesse che sono necessari tot. Euro, e che la campagna inizia con l’autofinanziamento dei “prossimi ” che sono tot. e quindi basterebbero tot. Euro a testa, salvo ulteriori generosità.

Vorrei sapere come possiamo aiutare,  diffondere, organizzare nel mondo fuori dai blog e da twitter. Una volta si chiamava mobilitazione.

Questa è la prossimaitalia che vorrei con il PD.

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