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Da un pò di giorni mi chiedo se tutta la questione dello spread è il vero problema oppure se è una conseguenza di comportamenti che non sono raccontati. (almeno fino ad oggi)

Dunque la situazione si presenta grosso modo così:

-i nostri creditori esteri continuano a rinnovarci il debito crescente a tassi alti, anche se in volume decrescente ( siamo comunque intorno al 40-45%)

ora se uno è indebitato di oltre il 20% della sua capacità reddituale, che senso ha continuare a prestargli denaro? Gli alti tassi percepiti, possono compensare il rischio? E le assicurazioni (CDS) sul default sono congrue a garantire il sottoscrittore di titoli del tesoro di un paese esposto come l’Italia? In che misura incide il costo del CDS (credit default swap) sul rendimento di un titolo?

Ragionando: il sottoscrittore è garantito dal CDS , il cui costo si riversa sul costo del debito. Ma l’assicuratore, colui  che emette il CDS, da chi è garantito? Se dovesse succedere ciò che è successo a l’ AIG (american international group) che dovette essere salvata dal tesoro US?

E’ uno scenario possibile per l’Italia? Chi sono nel nostro caso le compagnie di assicurazione che emettono CDS ?

Se il sistema sopra descritto è corretto, allora la fiducia nel sistema paese e nel suo debito ha un prezzo sì; ma tutto sommato sopportabile in virtù degli enormi guadagni percepiti dai sottoscrittori e dalle assicurazioni (che magari ci guadagnano più di tutti).

L’altra questione concerne il nostro sistema bancario:

il tasso di riferimento (libor) è attualmente al 0,5%. Quella parte di denaro non utilizzata per l’acquisto di titoli di stato, viene prestata alla clientela ad un tasso medio del 7,5-8,5% (escludo le finanziarie) su posizioni che non presentano quasi nessun rischio.

Le banche italiane si stanno arricchendo tra tassi alla clientela sicura e tassi garantiti dallo stato. Fino a quanto dovranno arricchirsi prima di allargare i cordoni per la ripresa economica? Una prima risposta logica è fino a quando non ci saranno segnali di ripresa autonoma dei mercati di beni scambiabili.  Ma la ripresa autonoma non ci può essere, perchè non circola denaro, mancano i fondi per gli investimenti.

A chi importa?

Possiamo dire, da quanto sopra, che sottoscrittori di titoli, assicurazioni e banche sono i suonatori della campana ?

La questione ha un risvolto squisitamente politico.

Se è vero quanto sopra, che fretta può mai avere la classe dirigente attuale ad avviare quelle riforme indispensabili al rilancio del sistema?

La melina della riforma elettorale, oltre alle convenienze di bottega e dei botteghai della politica, è follemente funzionale al ” tanto i soldi ce li prestano perchè gli conviene “? L’insipida discussione sui media tra leader politici (si fa per dire) sulle alleanze piuttosto che la battaglia feroce sui programmi è conseguente? Come è possibile che il leader del PD si limita a ripetere, a proposito delle azioni del governo, che ” noi quella cosa l’avremmo fatta diversamente ” senza mai dire come l’avrebbe fatta? Come è possibile che il medesimo leader di un partito, che in via del tutto teorica si appresta a governare il paese, se ne esca nella massima assise del partito con questa affermazione:” noi del programma fissiamo i paletti, ma senza particolari programmatici” ? Ma i particolari programmatici, non rappresentano la qualità dei paletti?

A me pare che lo spread sia diventato un alibi per continuare con la solita idea della politica: adesso tocca  a me !

Poi naturalmente ci sono coloro che ascoltano la campana. Costoro che ascoltano da 3 anni ormai, cominciano a non distinguere più tra  il suono delle  campane e il suono emesso dal Palazzo . Forse se si riuscisse a catturare la loro attenzione, si potrebbe suonare con altri strumenti. Avanti con i referendum senza arretrare sulle primarie.

A proposito: non sarebbe il caso di avviarle già in Sicilia?

A conferma dei miei timori sulla classe dirigente nostrana, aggiorno con questo:nonstante tutto rimangono i dubbi sulla classe politica nostrana

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