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Da LinKiesta. un estratto:

E pensare che l’idea (e la necessità) di un partito federale del Nord ha agitato a lungo i sonni di una sinistra politica e intellettuale, che sentiva l’urgenza di contrastare l’avanzata della Lega: dall’antico “grido di dolore” di un Cacciari ormai sfiatato dalla frustrazione di predicare nel deserto fino alla rassegnata sconfitta politica di un Sergio Chiamparino, le istanze del Nord si sono sbriciolate davanti al muro di sordità e di alterigia della “sinistra di Palazzo”. E nessuno si ricorda che fu l’Emilia “rossa” del presidente comunista Guido Fanti nel lontano 1975 a cercare accordi con le altre Regioni del Nord, parlando per primo nei documenti ufficiali di “Padania”, (proprio così) intesa come area di omogeneità economica e che poteva diventare “comunità di destino”.

La Lega e il mito padano sarebbero venuti ben dopo: e non è un caso che il partito di Maroni si aggrappi adesso al modello della Csu di Monaco per tentare di risalire la china. Oggi il ricorso bavarese potrebbe insegnare qualcosa a un Nord che ha visto svanire ogni progetto di riforma e di autonomia funzionale, e che si ritrova smarrito e frustrato, come spiegava dieci giorni fa su queste colonne il direttore Tondelli. Molto tempo e molte occasioni sono state perdute: e allora “essere solidali, ma non scemi” può vuol dire cominciare ad avere la determinazione di saper “chiedere conto” dei miliardi inghiottiti dal nulla.

I conti della Regione Sicilia parlano da soli. Ma anche per quelle a statuto ordinario si può pretendere chiarezza. Ad esempio sull’uso dei Fondi strutturali europei per le aree sottosviluppate (in pratica tutto il nostro Mezzogiorno). Per almeno quattro degli ultimi quinquenni di massicce erogazioni europee, quelle aree ne hanno utilizzato meno del dieci per cento, vedendo così svanire (e restituire a Bruxelles) l’altro novanta per cento. Nel silenzio generale quelle classi dirigenti (nella loro incuria rigorosamente bipartisan) hanno “schifato” decine di miliardi, mentre pretendevano a gran voce dallo Stato trasferimenti e dotazioni a fondo perduto, secondo l’eterna litania del meridionalismo querulo e piagnone.

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