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@EnricoLetta a proposito della spending review, ieri fa spiccare il volo ad un tweet con il seguente messaggio:

ricordiamo che serve ad evitare l’aumento dell’IVA allo scopo di evitare la riduzione delle esenzioni fiscali su welfare del governo Berlusconi.

Tradotto dalle restrizioni linguistiche dei  twitterati: il governo Berlusconi aveva programmato un aumento dell’IVA per evitare la riduzione delle esenzioni fiscali nell’ambito del welfare.
Letta ci ricorda che i tagli, or ora decisi dal governo Monti, sono necessari ad evitare l’aumento dell’IVA di cui sopra.
Sul merito di questi tagli, al momento vedo positivo solo sulla riduzione delle province. Mentre sulla spesa sanitaria, lasciano dubbi sia lo sconto chiesto ai farmacisti, anzichè una maggior contrattazione sulle forniture con le case farmaceutiche; sia i minori trasferimenti a regioni e comuni.
Quanto alla ristrutturazione della macchina giudiziaria, Le dichiarazioni esplicative del ministro della Giustizia andranno verificate in relazione alla capacità/possibilità dei tribunali di riorganizzarsi in assenza di, ancora, un aumento pur necessario del numero dei magistrati e del rientro di un lungo elenco di magistrati distaccati nei ministeri ed altri enti.

Ma siamo ancora lontanissimi da quei 250 MLD di spesa improduttiva e da quei 50 MLD  di sprechi eliminabili a breve (12-24 mesi)

Tutto ciò premesso, a me pare che la classe politica perde, ancora una volta, il fine ultimo delle correzioni al sistema della spesa pubblica:
la riduzione del debito pubblico; primo presupposto per destinare risorse liquide indispensabili alla ripresa economica; aumentare la base imponibile,  conseguire avanzi di bilancio allo scopo di non rinnovare parte dei debiti in scadenza; dando un forte segnale ai nostri creditori, riducendo loro il rischio.

In proposito mi viene in mente una proposta di Vincenzo Visco ripresa, pare con interesse, da alcuni economisti tedeschi, per una soluzione drastica, ma costituzionalmente accettabile da Germania ed Europa, dei debiti sovrani dei paesi più indebitati:
la parte di debito pubblico eccedente il 60% del Pil nazionale accantonata  in un fondo europeo; garantito, in parte da beni pubblici, riserve auree comprese, e da una parte delle imposte nazionali. Il Fondo, poi, emetterebbe bond europei rimborsabili in 20-25 anni, concedendo tempo agli stati interessati per consolidare inequivocabilmente  il proprio rapporto debito/Pil al 60%. L’Italia pagherebbe  interessi  relativamente sopportabili.
L’Italia dovrebbe così conferire 1.000 dei 1.950 MLD di debito  nel fondo, riscattando quella parte di debito con ca. 55-60 MLD /anno.

Se non sarà questa la soluzione, la riduzione del debito nella medesima misura, andrà comunque eseguita.

Ma con quali denari è possibile questa operazione? Con tagli drastici a sinistra e un pò anche a destra? E chi si assumerebbe la responsabilità politica di quel programma?

E’ questo il compito del prossimo governo. Ed è probabilmente per questa ragione che Monti è diventato una risorsa indispensabile. Ed è probabilmente per questa ragione che i movimenti di posizionamento dei partiti della maggioranza tendono alla riedizione della grande coalizione . Ed è probabilmente per questa ragione, se questa è ragione, che si parla prima di alleanze, poi di programmi.

Dunque: PD & UDC/TerzoPolo non possono vincere le elezioni e non possono fare cartello con il PDL; ma dopo le elezioni i tre partiti potrebbero avere la maggioranza dei seggi nelle 2 camere e dare la fiducia ad un governo Monti, con la suprema motivazione della emergenza della riduzione pesante del debito pubblico. Naturalmente sacrificandosi per il bene del paese all’ombra della credibilità internazionale del Prof. Monti. Il grande vantaggio è che ognuno rimane al suo posto  mascherato dall’emergenza.

Come se non fossimo in emergenza dal 1985 in tema di debito pubblico!
Vi sono alternative?

 “Si rovina un ragazzino nel modo più sicuro, se gli si insegna a considerare il “pensare allo stesso modo” più alto del “pensare in un altro modo” 

Proviamo allora a pensare in un altro modo:

– recuperare a breve la metà dell’evasione fiscale;
-riforma seria della giustizia e della macchina amministrativa giudiziaria;
-una patrimoniale strutturale sui patrimoni superiori al milione;
-eliminazione totale delle province; prepensionamenti, trasferimento alle regioni del personale; vendita del patrimonio immobiliare;
-vendita del patrimonio immobiliare in eccedenza al fabbisogno; confrontando costi attuali e minor valutazione da mercato inattivo;
-spesa farmacologica ospedaliera mediante gara d’appalto internazionale a produttori consorziati;
-determinato contrasto alla criminalità organizzata;
-riduzione drastica delle importazioni energetiche a favore dello sviluppo delle energie alternative; in particolare della geotermia;
-chiusura di tutte le partecipate dalle amministrazioni periferiche, che producono perdite e debiti cronici.
-severo monitoraggio dei trasferimenti dalle aziende sanitarie pubbliche alle aziende private.
Totale? mi rimetto agli economisti, ma scommetto su un minimo di 80 MLD/annuo.

Chi si assume la responsabilità politica di un programma come sopra elencato?

Un governo che in cambio di tutto ciò si impegna a ridurre le imposte sul lavoro a partire dall’anno successivo; che si impegna a ridurre ulteriormente il n° dei parlamentari e ad istituire il senato delle regioni con non più di 60 senatori e 400 deputati. Applicando lo stesso criterio fino al consiglio di quartiere. Ciò significa una politica efficiente, ma meno ingombrante e meno  condizionante dell’economia.
Una pubblica amministrazione che dà tutto quel che si può dare attraverso internet.
Un governo che dispone un fisco amico, ma che non perdona i furbi.
Un governo che mette a disposizione tutti gli strumenti per la scuola del merito; che si trovi lavoro per merito proprio senza dover ringraziare nessuno.

AAA: cercasi leader coraggiosi ed entusiasti : provare non dovrebbe costare molto.

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