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Da on the nord:

Come saranno scelti i prossimi parlamentari? Come si combatte l’astensionismo? Come si risponde al grillismo, nella città in cui il Movimento 5 Stelle ha ottenuto la sua vittoria più importante? Sono sufficienti le riforme della politica che i partiti stanno cercando di operare su loro stessi, e basteranno a farli resistere all’ondata che rischia di travolgerli?

Che ne sarà, infine, del Pd e del suo progetto, basterà l’organizzazione di primarie aperte per la scelta del candidato premier per riportare nel bacino democratico quella partecipazione e e quel senso di prospettiva che sembrava possibile quattro anni fa, quando il partito si presentò per la prima volta agli elettori? Insomma: le questioni sono tante, e il finale aperto, perché todo cambia, appunto, come nella canzone di Mercedes Sosa, e la politica non può restare uguale a se stessa.

La prima domanda è prematura.

Non sappiamo ancora per essere intorno a chi e a cosa dovrebbero essere eletti i prossimi parlamentari.

Che sia la domanda che da più parte viene dal popolo PD a proposito delle primarie? Ovvero l’importante sono le primarie per i parlamentari, a prescindere dal candidato premier; anzi dalla leadership.

Non capisco.

Per governare una nazione, un sistema paese, credevo  fosse necessario un governo composto da persone che si presenta in parlamento, per ottenere l’approvazione di un programma, tempi e metodi necessari alla sua realizzazione.

Intendo dire che la strada maestra per presentarsi alle elezioni politiche, attraverso le primarie, si articola  in 2 tappe con la seguente cronologia:

-primarie per candidato premier, un primo  nucleo di governo e un programma;

-primarie per parlamentari che condividono quel programma ed inoltre che presentano soluzioni alle necessità del loro territorio.

L a premessa è che le primarie si facciano, a doppio turno e nell’ambito del csx; aperte e con registrazione solo al momento del voto.Di quest’ultimo aspetto dobbiamo cogliere la facilità della partecipazione, e la possibile impressione di un controllo preventivo dei partecipanti se costretti ad una pre-registrazione.

Il doppio turno invece è l’investitura di un candidato con l’oltre il 50% dei voti. Una percentuale inferiore eleggerebbe solo una minoranza.

Se primarie devono essere, siano piene, significative e che non diano adito ad equivoci o ripensamenti successivi.

Così si può dare risposta non al grillismo, ma alle aspettative dei cittadini che di fronte al vecchio e solito, hanno preferito la scelta del “sconosciuto, ma tanto peggio di così non può andare”. E dunque proviamo; mettiamoli alla prova questi giovani senza esperienza; se hanno voglia, impareranno;  se son rose fioriranno.

Bene! Noi del PD, abbiamo la capacità di presentarci, conosciuti ed esperti. Sono tanti gli amministratori che da Milano a Palermo, dalla Sardegna al Veneto, sono capaci di soffiare aria pulita sulle pale del mulino per macinare un olio di ottima qualità. Proprio come piace ai contadini e, forse, anche ai luigini che si sono accorti di avere  perso il gusto delle cose buone, delle quali si parlerà a lungo, con gusto. Proprio come quella  aristocratica borghesia parmense che ha deciso di cucinare con un olio mai usato prima; proveniente da un uliveto abbandonato.

Le primarie non basteranno se non avremo la capacità di attrazione di un alto numero di cittadini. Ma per questo, la lunga esperienza del PD e di ciò che era prima, ha più d’una freccia nella faretra. Se vogliamo davvero “salvare la politica”, è necessario ricominciare a fare politica come solo noi sappiamo fare. Aggiungo come stanno già facendo quegli amministratori e militanti che citavo prima.

L’unica cosa che non dobbiamo fare, è rifare l’Italia, come qualcuno dal PD ha già proposto. Il nostro sistema dev’essere scoperto; scoperto di tutte le incrostazioni che lo soffocano, comprimendone  le vitalità. Cominciamo da qui, rendiamo noto a tutti i cittadini italiani e all’Europa, che noi sappiamo cosa fare per aiutarci da soli, prima di chiedere aiuto agli altri. Rifare l’Italia equivale a cambiare tutto senza sapere cosa fare. E’ la politica del gattopardo.

Insomma , il PD, l’astensionismo e dunque l’Italia si salva con una politica che raccoglie dal basso, che elabora e porta in alto le necessità del paese, di ogni cittadino e del sistema economico; senza  compromessi e alla luce del sole. Questo vogliono i cittadini italiani ed europei.

Ora però, come dice Pietro Raffa, non si può più tentennare. Alla prossima assemblea PD, non possono esserci ulteriori rinvii sulle regole per le primarie. Il fuoco di sbarramento del #grandegattopardo contro la non (ancora) candidatura di Renzi è molto preoccupante. Non sarà che noi ci proviamo, ma poi ce lo impediscono?

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