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Nell’articolo da lui scritto domenica sabato 16 giugno sulla Repubblica, Nouriel Roubini scrive che per capire il futuro occorre guardare al passato. Egli risale così al periodo della repubblica di Weimar per motivare le attuali resistenze tedesche ad un allentamento dei vincoli sul debito con lo scopo di incentivare la crescita economica del continente; o meglio dell’Europa. La motivazione alla base del ragionamento di Roubini è la paura storica dei  tedeschi di un ritorno di azioni governative a carattere inflazionistico.

Premetto che sono un pò imbarazzato a confrontarmi con il guru; sono appassionato da sempre di politica e autodidatta di economia. Ognuno vive le proprie esperienze e tenta di superare le proprie timidezze.

Richiamati velocemente i fantasmi del passato della Germania, Roubini fa un salto di ca. 88 anni; tornando al passato recente che aleggia ancora oggi. A volte il passato subisce una tale dilatazione da confondersi con il presente.

Aggiunge Roubini che è stato un errore non ricapitalizzare direttamente le banche spagnole anzichè il paese.

Dunque la Spagna ha ricevuto 100 MLD € dall’europa perchè il sistema bancario spagnolo, salvo rarissime eccezioni, necessitava di quel danaro.

Ora mi chiedo: se questo denaro è denaro versato dagli stati dell’unione, e quindi denaro pubblico; pertanto dei cittadini europei, perchè mai dovremmo ricapitalizzare un sistema bancario che è affondato con le proprie mani finanziando una bolla immobiliare, senza che i management di quelle banche siano sostituiti in massa dal governo spagnolo.

Un pò di etica capitalista e di morale civile aiuterebbe i cittadini a capire perchè tanti sacrifici, allo scopo di evitare il ripetersi di tale prepotenza e ingordigia da parte del capitale finanziario.

Per guardare al futuro , caro Roubini, è necessario porre un limite netto all’equazione utile privato=perdite pubbliche. Non esiste solo l’inflazione monetaria; in questi ultimi anni si sta materializzando un’altra inflazione: la sopportazione dei cittadini verso la immorale impunibilità del capitale finanziario a fronte di errate speculazioni devastanti per l’economia reale.

Infine una nota sulle conclusioni di Roubini: trasferimento di sovranità nazionale dei paesi periferici a condizione che alla Germania sia garantito un ruolo di speciale rilievo in un’unione politica più profonda ed integrata.

Qui caro Roubini non ci siamo proprio! D’accordo sul trasferimento di sovranità ma da parte di tutti i paesi; Germania compresa.

Scusi sa, ma l’altro giorno ho visto lo spezzone di una trasmissione televisiva tedesca che mostrava la Merkel di fronte ad una carta geografica dell’europa in bianco, con i soli confini delle nazioni.

Ebbene la s.ra Merkel ha indicato la posizione di Berlino verso Est, mi pare Kiev pressapoco. E ancora, quante banche il governo tedesco ha dovuto salvare? Della Commerzbank cosa mi dice? Della banca tedesca comprata da Unicredit? Cosa mi dice? Della competitività delle esportazioni italiane in concorrenza con l’industria tedesca, come la mettiamo?

E poi, quali sarebbero i paesi periferici? Se si riferisce all’Italia ,mi creda, è una “connerie”.

Le voglio ricordare che la grande maggioranza dei cittadini italiani ha sempre adempiuto non solo ai propri doveri, ma anche alle colpe di una classe dirigente incapace di guardare oltre la siepe del proprio giardino.

Se con ciò ci meritiamo anche la tutela dello straniero, allora non avete capito niente.

La invito dunque, caro Roubini, all’indomani delle prossime elezioni politiche. Così, giusto per capire come gli italiani risolvono l’inflazione della sopportazione.

Non è ancora giunta l’ora, per voi economisti, di parlare meno di banche e governi e rivolgere maggiormente le vostre attenzioni ai cittadini?

Nel frattempo ho il piacere di darLe in lettura lo stralcio di un commento di un uomo (uno dei pochi) che ha saputo indicare un futuro all’Italia.

Se la Storia è anche magistra vitae, allora quando in una comunità di Stati si instaura una corrente intensa e costante di scambi, non solo commerciali, ma anche di idee, di culture, i paesi più dinamici, più “virtuosi” finiscono col costituire per tutti gli altri un punto di riferimento. A essi si guarda per i risultati che sono in grado di conseguire; per i contributi che sanno offrire. Con i loro stili di governo, con le loro prassi e le loro modalità organizzative e operative rappresentano un modello con cui confrontarsi e alla lunga emulare.

Carlo Azeglio Ciampi

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