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Dal suo  blog Pietro Raffa lancia la proposta delle primarie a doppio turno; à la française direbbe Civati.

Mi sembra una buona proposta per un motivo innanzitutto:

se dovesse partecipare buona parte degli elettori del centrosinistra, (speriamo non solo, dipenderà dall’appeal) lo scarto del numero dei votanti tra il primo ed il secondo turno, darà la misura dello spessore  delle primarie di coalizione.

Se la misura sarà consistente, i leader dei partiti dovranno adeguarsi alla volontà dei cittadini senza ulteriori accordi.

Per arrivare a tanto tuttavia, le primarie dovranno essere un confronto serrato tra persone e sopratutto tra programmi. Tra idee e indicazioni concrete delle azioni necessarie al governo del paese. Tra metodi per ristabilire il primato della politica , anzichè la politica subita dagli eventi, da istituzioni sovranazionali e dai mercati. Tra il protagonismo italico e gli appelli ormai logori agli aiuti europei. Tra un’azione liberale e democratica e dunque, direbbe qualcuno, di sinistra e un’azione liberista e di destra.

Le indicazioni concrete sono metodo e numeri. Se si propone una spesa, un investimento, un’infrastruttura, occorre indicare la provenienza della copertuta finanziaria e i benefici socio-economici futuri. Se si propongono sgravi fiscali, è necessario indicare che tipo di incentivi generano nell’economia e la relativa ricaduta positiva sui conti pubblici.

Solo così ci si differenzia dalla politica astratta, vuota di contenuti e di prospettiva; buona solamente a generare gli accordi di palazzo e le schermaglie parlamentari.

Ho posto in primis l’accento sul programma, non solo perchè è l’aspetto più importante di una competizione elettorale, agli occhi dei cittadini e delle categorie socio-economico-finanziarie; ma perchè il modo in cui verranno presentati, risulterà decisivo ai  fini del futuro che si vorrà proporre. Non ultimo per importanza, l’attenzione alla quale saranno sottoposti i candidati sfidanti sarà del tipo a microscopio. Per capire, basta leggere la vivisezione molecolare alla quale è stata sottoposta la pubblicazione delle ” 10 cose per l’Italia ” proposte da G. Civati ad opera di noisefromAmeriKa. E questo è un bene. Economisti, sociologi, scienziati in politica, esperti di scuola ed altri, sono benvenuti con critiche e suggerimenti per una giusta causa e a titolo gratuito.

Penso che la differenza sul programma porterà un 50% dei consensi.
L’altro 50% ? Le persone naturalmente, che portano idee e generano riferimenti convincenti.

La questione non è di poco conto.

Ieri è stato pubblicato un sondaggio  da una società che non conosco; i numeri dati sono plausibili.

Bersani vince e Renzi perde. Bersani non vince molto e Renzi non perde di tanto: 31-19. Ma Matteo perde!
Non andrebbe neanche al ballottaggio, depassé da Vendola al 23%. Infine Bersani non sfonda neanche nel PD con il 42%.
Non è detto che andrà così. Di Renzi si sa ancora poco, mentre Bersani riveste persino qualche caratura internazionale.

E se invece di parlare di questo o quello, o di quell’altro ancora ci fosse un altro tipo di riferimento?
Se potessimo dire ” quelli ” ? Cioè una spersonalizzazione ma con carattere: un candidato al plurale anzichè al singolare.

Chè so io ! Per esempio S+R+C+S ,(lettere a caso, mi piacciono le consonanti) si presentano insieme alle primarie, magari con una squadra che va da onthenord a downthesouth, persone politicamente legate ai loro territori.Allora sì che il 19% di Renzi può lievitare fino 35-40%. Non occorre spiegare il perchè. Ricordiamoci dell’attività di convincimento dei giovani verso i più anziani in occasione dei referendum. E’ lo zoccolo duro da convincere.
Io penso che si va al ballottagio, e se si va al ballottaggio si vince per ovvi motivi: di cambiamento, del modo di vedere oltre la siepe, del linguaggio diretto e circostanziato.
Se non saranno possibile le primarie a doppio turno, come è presumibile per ovvi motivi, allora ” quelli ” devono pepararsi a vincere assolutamente. Perchè il ritorno a Firenze, caro Matteo, sarebbe una delusione intollerabile per tutti e per il paese.

Il tempo è tiranno, occorre lanciare subito la campagna per l’autofinanziamento: a partire dal Web un piccolo contributo iniziale di 5-10€ a testa e si riparta con il treno di prossimaitalia dalla Leopolda.

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