Caos
In quel di Tokio, il premier non trova di meglio che far appello ad un non meglio precisato sostegno dei cittadini alla propria azione di governo.
Precisa altresì che i partiti non godono di sostegno popolare.
Pensavamo che il governo della res publica  mediante sondaggi era finito l’8 novembre 2011.
Certo, lo stesso Monti ha precisato che le sue parole andavano interpretate in un contesto più ampio.
Solita storia: Ex abundantia enim cordis os loquitur
La verità è che l’uomo si sente insostituibile al momento.E’ questo sentimento che ha generato quelle parole.
E’ il fallimento della politica e dei partiti a fare da megafono a quell’impeto. 


In quel di Tokio, durante uno dei momenti più importanti del consesso, il premier si assenta perchè chiamato da Roma, da un Cicchitto qualsiasi.

Passano due giorni e arriva una dichiarazione del ministro dello Sviluppo,Corrado Passera:
siamo in recessione e lo saremo per tutto l’anno.
Traduzione: non ci sono soldi per la crescita.
A cosa servono i sondaggi professor Monti se i soldi non ce l’hai?

Quibus sunt verba sine penu et pecunia

In quel di Roma, l’equazione rigore + equità = sviluppo + crescita è diventata un’equazione a tre incognite;l’unico dato certo è il rigore. La variabile equità è passata a denominatore di una espressione  composta così da tre incognite.L’equità essendo vicina allo zero, il rigore tende all’infinito.
Il governo dei professori avrebbe necessità di un bravo matematico e di un ottimo sociologo.Non fosse altro per quei 350.000 (sembra) esodati senza lavoro e senza pensioni.
Per fortuna che sono dei tecnici !

Rigore Equità Crescita.
Tre pilastri dell’azione del governo Monti per i quali il medesimo ha riscosso la fiducia del parlamento.
Sul rigore: decisionismo, efficienza, tempi brevi: 
1-allungamento dell’età pensionabile;
2-generalizzazioni del sistema contributivo;
3- aumento dell’imposizione fiscale;
I primi due rappresentano una manomissione contrattuale unilaterale; (patto leonino)
il terzo un ulteriore saccheggio delle residue risorse del paese regolare, imprese e percettori di reddito.
Sull’equità:
tassazione sulla ricchezza evidente: si comincia dal basso.
Esempio:
durante un’ispezione della guardia di finanza nel porto di Rimini, mi controllano e mi chiedono a chi appartiene l’imbarcazione dal costo di 1,10,20 mln.€, sulla quale mi godo una vacanza.L’imbarcazione non è mia, l’ho noleggiata, sono ospite, appartiene ad una società con sede in lussemburgo,alle bahamas,ecc…; a voi l’onere della prova cari finanzieri.

Monti ha dichiarato in conferenza stampa, che la tassazione dei grandi patrimoni richiede tempi lunghi per il censimento dei patrimoni e la tracciabilità dei proprietari.
Non risulta che il censimento sia iniziato con decisionismo, efficienza e tempi brevi.
Si poteva cominciare dal patrimonio immobiliare adeguando le rendite catastali ai valori di mercato.Per questo non importava effettuare nessun censimento:è sufficiente rivolgersi alle associazioni provinciali degli agenti immobilari, veri terminali dei prezzi di compravendita degli immobili.
Lo stesso Monti dichiara che la tassazione dei grandi patrimoni rischia di generare l’esodo massiccio di capitali all’estero.
Strano destino di questo paese.
Mano dura verso chi lavora e produce alla luce del sole; subire passivamente il ricatto da chi ha ricevuto tanti, a volte troppi benefici all’ombra delle pieghe delle regole, del lassismo dei meccanismi di controllo, della permissività  ideologica e di sistema a favore dell’evasione,dell’elusione e della illegalità.

Sull’equità, non è vero che il governo ha mancato di coraggio: è stata una scelta politica. Di classe.Ideologica.

Sulla crescita:
il tentativo di liberalizzare il mercato, seppur parzialmente e dal basso, è miseramente fallito.
La pressione esercitata dagli ambienti chiusi e corporativi è stata tale che nella sostanza tutto è come prima.
L’abolizione delle tariffe minime per ordini professionali è fumo negli occhi.
Tutto sommato le tariffe italiane sono più basse rispetto agli altri paesi europei.
I grandi studi professionali sono quotati per fama dal mercato; quelli minori sono soggetti ad una tale concorrenza che difficilmente potranno ridurre le tariffe.
Il dolce dietrofront sulle commissioni bancarie, balzello che trova pochi riscontri in altri paesi,
è indicativo delle preferenze di classe di questo governo.Ideologico.

La discussione aspra  sui licenziamenti è ideologica.Diversi organismi europei e mondiali hanno già affermato quanto sia facile il licenziamento nel nostro paese.
Del resto lo provano  1.200.000 disoccupati degli ultimi 3 anni, licenziati per motivi economici.
E’ falso, spudoratamente falso che la BCE abbia chiesto una modifica dell’art.18 nel senso voluto dal governo.
La BCE ha chiesto una diversa regolamentazione dei rapporti di lavoro, per favorire l’occupazione e la ripresa; la scelta sui licenziamenti è cucina di casa, teorica. Ideologica.
Non so perchè ma ogni volta che si parla dell’art.18, mi viene in mente l’ex ministro Sacconi.
Associazione di idee? Continuità ideologica?


Il singolo licenziamento può essere materia di liberalizzazione per aumentare l’occupazione?
Ma di che numeri parliamo?Come può un giudice decidere se la motivazione economica è reale?
Il giudice dovrebbe nominare un perito che analizzi i bilanci degli ultimi 3-5 anni, i conti correnti, le fatture dei fornitori, l’andamento degli ordini in relazione alla congiuntura; la capacità produttiva dell’azienda; il volume degli investimenti, se effettuati, necessari a fronteggiare la concorrenza. La diligenza dell’imprenditore. Il tasso di produttività dell’insieme aziendale in relazione agli standard. Il tenore di vita dell’imprenditore.
Ma scherziamo? E quanto costa un procedimento giudiziario così impostato?Chi lo paga?
E se l’indagine rileva che le condizioni economiche, cause del licenziamento, derivano dall’incapacità dell’imprenditore? Reintegriamo il dipendente e licenziamo l’imprenditore?
Ideologico. Di classe.

I sostenitori del tramonto dello spread montiano (dilaganti su twitter) a cosa guardano?
ai minori interessi sul debito certo, ma quel minore interesse è annullato dall’inflazione al 4,5%, inferiore all’inflazione reale;dalla disoccupazione dilagante, dalla mancanza totale di investimenti, pubblici e privati; dalla pressione fiscale salita al 55% del reddito al netto dell’iva sui consumi quotidiani.
Mi viene in mente la solita italietta bisognosa del salvatore della Patria.
Una nazione è in pericolo non quando manca un capo, bensì quando mancano le leggi !

Le dichiarazioni di una persona intelligente come Marchionne a proposito dell’apertura di uno stabilimento Fiat in Serbia, riflettono una visione darwiniana dell’homo economicus.
Dice Marchionne che l’iniziativa è dovuta al minor costo della mano d’opera serba.
Marchionne indica la luna.
Rimanendo con i piedi e la mente a terra, guardiamo la realtà dei fatti:
1-il costo della mano d’opera italiana è largamente inferiore di 20-30% all’equivalente francese, tedesco e britannico e…statunitense;
2-la qualità della mano d’opera italiana è universalmente riconosciuta non seconda a nessun’altra;
3-i colleghi tedeschi e francesi di Marchionne sono ben presenti sui mercati internazionali con prodotti ad alto valore aggiunto;
4-i colleghi di Marchionne hanno saputo coinvolgere i lavoratori nel fronteggiare la crisi;
5-i governi di quei paesi hanno investito dagli 80 ai 100 Mld di € per fronteggiare la crisi;
6-con la Chrysler Marchionne ha fatto un ottimo lavoro.(vendite Chrysler schizzate a + 34%)
7-in Italia Marchionne ha adottato la politica del prendere o lasciare.
8-l’ultimo dato delle vendite di auto danno un crollo di ca. il 26 % sul mercato italiano; a quel dato la Fiat concorre con un crollo del 39 %. Che dire?
L’attegiamento di Marchionne e quindi di Fiat in Italia, denota una totale mancanza di rispetto per ciò che gli italiani, dipendenti e cittadini, hanno dato alla Fiat, non sempre ricevendone altrettanto in cambio.
Vi è un problema di leadership? Penso di sì !
Cosa vorrebbe Fiat?
un’ ulteriore diminuzione del costo della mano d’opera italiana ?
Negli ultimi 10 anni il potere d’acquisto è diminuito di oltre il 10%, oltre ad avere gli stipendi tra i più bassi in Europa.


Il sistema imprenditoriale vorrebbe scaricare ancora le inefficienze di sistema sulla collettività.


La corda è tesa e vibra di disagio; siamo vicino al punto di rottura della corda.


A me pare che la situazione si presenta così:
1-la poca avvedutezza della politica italiana nell’ indicare e governare un futuro di sviluppo e progresso, si è trasformata in un costo aggiuntivo per l’intera collettività ed in particolare per il sistema imprenditoriale;
2-la carenza progettuale ed esecutiva di infrastrutture a costi competitivi (standard europei) ha innescato un meccanismo di continuo aumento dei costi di produzione;agevolando il consolidamento di monopoli che a loro volta sono fonte di ulteriori costi per il sistema imprenditoriale.
3-questi maggiori costi sono stati scaricati sul tasso di inflazione e su una deprimente offerta del servizio  della P.A. a tutti i livelli (salvo rare eccezioni);
4-la mancata diffusione della cultura della legalità, del rispetto dell’altro ha generato un contenzioso giudiziario che ha trovato nuova linfa nella farraginosità del sistema legislativo e nell’intasamento,rasentandone la paralisi, del sistema di controllo dell’applicazione delle regole: la macchina della  giustizia.
Si è così creata una zona franca per la diffusione della illegalità, della corruzione e dell’individualismo estraneo ad una società composta sì da individui, ma che condividono un destino comune.Destino comune entro il quale ognuno può raggiungere i propri fini.E’ questo forse il maggior danno valutabile da imputare alla politica degli ultimi 30 anni.


Corruptissima republica plurimae leges. (Tacito 50-120 d.c)
Tutto l’insieme ha prodotto e produce ancora il debito ormai oltre il 120% del P.I.L.
Non si intravede al momento nessuna azione governativa tesa a migliorare il sistema alla radice. Tantomeno i partiti, costretti a rincorrere i problemi contingenti , con il timore da una parte di scontrarsi con la volontà governativa; dall’altra di perdere fette di elettorato per le prossime elezioni amministrative domani; alle politiche dopodomani.
Stranamente quando si mettono le mani su giustizia, corruzione, RAI (servizio pubblico di cultura e informazione,oltre che azienda dello stato in perdita); liberalizzazioni per una maggiore concorrenza, è sufficiente uno starnuto del PDL perchè Monti faccia un passo indietro con classe.Ideologica.

La dimensione del debito pubblico non è riducibile nel breve/medio periodo con avanzi di bilancio derivanti dall’economia stagnante, in regresso.
I risparmi possibili sulla spesa pubblica non sono al momento significativi; tanto più che la volontà politica appare assolutamente contraria a razionalizzare l’apparato amministrativo centrale e periferico a tutti i livelli.
Parte della resistenza è certamente dovuta al timore di perdere i regolari proventi economici e politici dall’attività politico-amministrativa.
Solo un governo certo di governare un’intera legislatura può intraprendere una reale e significativa riduzione della spesa pubblica, con trasparenza e con decisione.
Si tratta qui di :
-ridurre il personale politico diminuendo dunque le opportunità di lavoro;
-di ridurre il personale impiegato razionalizzando il servizio con l’informatizzazione e semplificando le procedure; diminuendo anche qui le opportunità di lavoro ma rendendo maggiormente trasparente il funzionamento della P.A. (open data) e diminuendone i costi in termini di tempo e denaro per i cittadini.
-La riduzione del personale politico e dei centri decisionali significa accorciare i tempi della legislazione, dell’approvazione dei progetti, della realizzazione delle opere pubbliche e private.
E’ un risparmio di denaro, di energie e di tempo. E’ un aumento del P.I.L in un arco temporale minore.
-le aziende municipalizzate che producono debiti cronici vanno chiuse;
-le aziende municipalizzate non strategiche e poco remunerative per i comuni vanno cedute in tutto o in parte ai privati;
-le aziende municipalizzate remunerative possono essere cedute in parte per la riduzione del debito del municipio a cui fanno capo.

Il sistema sanitario:
-promuovere un centro nazionale per la spesa farmacologia ospedaliera mediante gara internazionale annuale, limitando così il potere discrezionale e clientelare delle realtà locali.
-promuovere degli standard di degenza ospedaliera pre e post operatoria;
-razionalizzare le forniture per evitare il decadimento dei medicinali; introdurre la possibilità, tra ospedali, di scambi di farmaci prossimi alla scadenza;
-attuare maggiori controlli sulla pratica anormalmente diffusa dei parti cesarei .(Lombardia docet)
razionalizzare la regolazione della temperatura interna invernale, spesso insopportabile per il troppo caldo. (questo vale per la maggior parte degli edifici pubblici)
E mi fermo qui per brevità.

La giustizia:
il sistema è intasato, quasi paralizzato.
Sostanzialmente poche le motivazioni_
1-la litigiosità degli italiani;
2-la sovrabbondanza di leggi ,spesso in contraddizione tra loro e che finiscono per alimentare ulteriormente l’incentivo alla lite;
3-la carenza di personale dovuta anche al distaccamento di numerosi magistrati presso altri enti e/o ministeri;
4-ritardi cronici nella informatizzazione;
5-un codice di comportamento dell’avvocatura poco rispettoso dei tempi a rendere giustizia ai propri clienti;
6-una carenza cronica di tecnici competenti, ausiliari del giudice, nelle materie di cui trattasi; anche qui osservando ottime competenze ma scarsa conoscenza  professionale e una categoria a circuito chiuso.

L’istituzione del tribunale delle imprese da parte del governo, è rivolto alla grande impresa
e toglie altri magistrati dalla massa del contenzioso, che spesso vede medie,piccole e piccolissime imprese in attesa per anni di ritornare in possesso del loro legittimo avere.

Mi pare che la soluzione proposta da Dario Quintavalle sulla voce.info sia da prendere in considerazione così come quest’ altra considerazione.
Sulla litigiosità degli italiani occorre trovare un disincentivo alla lite:
-l’aumento dei costi nel promuovere il procedimento;
-l’addebito totale dei costi al soccombente e non più rimesso alla discrezionalità del giudice;
-il pagamento dell’IVA di fatturazione e dei contributi dei dipendenti nelle cause che vedono imprese attrici;
-una drastica riduzione dei tempi a disposizione dei consulenti tecnici d’ufficio per la relazione ed eventualmente il tentativo di un accordo transattivo.
-l’imposizione ai tribunali di una riorganizzazione sull’esempio di Torino.

Riassumendo fin qui:
1-riduzione e razionalizzazione della spesa pubblica;
2-riduzione e razionalizzazione dei centri decisionali;
3-riduzione e razionalizzazione della spesa ospedaliera;
4-riforma della giustizia, riduzione del contenzioso, maggior certezza del diritto con la riduzione e la razionalizzazione delle leggi, riduzione dei tempi e disincentivo alla lite.

Se l’equità è giustizia, giustizia sia per la riduzione del debito pubblico.

Capisco che il tema non è elettorale.
Ma se vogliamo riportare questo paese nelle condizioni migliori perchè torni a crescere, la scelta è ineludibile: è necessaria un’imposta sui grandi patrimoni da 1-1,5 milioni in sù.
Ci vuole coraggio a fare intravedere una riduzione della imposizione fiscale senza una decisa riduzione del debito.
Se è vero che il patrimonio ammonta a ca. 8.500 MLD:
-supponiamo che la metà non superi il milione di €;
-supponiamo che su 4.000 MLD si applichi un’aliquota dell’ 1-1,5% si otterrebbero ca. 50 MLD all’anno da utilizzare esclusivamente per rimborsare quei titoli dal maggior costo di interesse.
Il debito calante, unitamente ad un avanzo di bilancio genera una ulteriore riduzione dello spread, ma in questo caso la riduzione si presenta strutturale, generando una maggior fiducia degli investitori internazionali. Comincia così il circolo virtuoso che permette una ripresa della economia reale, unitamente alla riforma della giustizia a generare attrattiva per gli investitori, nazionali ed internazionali.
Ci vuole coraggio.
Ma se queste sono le premesse del futuro, perchè non stipulare un patto con imprese e detentori di grandi patrimoni?
Non sono un economista, ma sono sicuro che quella patrimoniale potrà essere compensata in parte da un meccanismo fiscale detrattivo.
Un pò come avviene con le agevolazioni sul risparmio energetico.

Infine un paio di  proposte di lavoro:
a- leggevo Ichino l’altro giorno su alcune centinaia di migliaia di posti di lavoro vacanti semplicemente perchè le imprese non trovano la mano d’opera relativa.
Avevo già letto tempo fà uno studio simile.
Varrebbe la pena approfondire, anche perchè Ichino non indica in quali settori sono vacanti quei posti;
b-l’adeguamento al protocollo di Kioto e in ultimo di …………in materia di risparmio energetico e adeguamento antisismico, da qui al 2020, produce un volano economico formidabile.
Perchè non lanciare sin da ora una proposta ?
Ho letto un rapporto di una università britannica secondo la quale quell’adeguamento in tutta Europa diminuerebbe del 40% le importazioni di petrolio. Da qui a 8 anni ! Ci rendiamo conto dei vantaggi ambientali, degli effetti benefici sulla  bilancia dei pagamenti, sull’ inflazione, oltre che immense opportunità di lavoro e rilancio della economia reale?

Vi è un’altra questione di vitale importanza:
il rilancio del trasporto ferroviario per le merci, riportarlo ad uno standard europeo a sfavore del traffico su gomme.
Il tema è tuttavia complesso e sono stato sin troppo lungo.
Nel frattempo inserisco questo studio sulla rete stradale e ferroviaria italiana .
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